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Quando è necessario ricorrere a un sacerdote per una preghiera di esorcismo?

Glenda
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Ci sono tre gradi di cui tener conto: dalla possessione alle sette, sino alla liberazione dalle tentazioni

Quando è bene rivolgersi a un sacerdote per una preghiera di esorcismo? Ci sono tre gradi di cui tener conto, come spiega padre Adolfo Lippi in “Guarigione e liberazione” (edizioni Rinnovamento nello Spirito).

IL PRIMO GRADO
Il primo è quello in cui si è moralmente certi che la persona sia affetta da vere e proprie ossessioni o possessione demoniaca. Si parla di ossessione quando la psiche di un persona è attaccata in un modo praticamente irresistibile. Si parla di possessione quando, almeno in certi momenti, si verifica una perdita totale del dominio di sé da parte della persona, con l’apparizione di una personalità diabolica che parla e agisce attraverso di lei. In questi casi, bisogna ricorrere al sacerdote autorizzato dal vescovo con grande fede nel potere che la Chiesa deve amministrare.

IL SECONDO GRADO
Un secondo grado è quello di persone che hanno partecipato a pratiche magiche, superstiziose, spiritiche o addirittura sataniche e lamentano fenomeni strani, disgrazie o sofferenze difficilmente spiegabili. È bene in questi casi ricorrere a un esorcismo privato di un sacerdote o invitare un sacerdote a dirigere o accompagnare la preghiera di un gruppo. 

IPNOSI E SETTE
Squilibri psicologici possono essere prodotti anche dal sottoporsi all’ipnotismo o ad altre pratiche metapsichiche. La tentazione di esercitare o di usufruire di poteri straordinari potrebbe dare adito a colui che in simile maniera ha voluto diventare come Dio e ha tentato l’uomo a diventarlo (cf Gen 3, 5). Così pure la frequentazione di sette, religioni orientali, gestite a volte da autentici e pericolosi ciarlatani, la ricerca di poteri mediante pratiche esoteriche, può richiedere forti preghiere di esorcismo con la presenza del sacerdote che è, nella Chiesa, come un sacramento vivente di Cristo.

IL TERZO GRADO
Un terzo grado è quello di tutti i cristiani che desiderano essere liberati, per la potenza del sangue di Cristo, da ogni infestazione diabolica, da tentazioni troppo forti, da suggestioni e seduzioni di ogni genere, da idolatrie, dalla mentalità del mondo dominato dal maligno. Ogni cristiano che ha veramente fede, sa che, in forza del sacerdozio battesimale, può esercitare l’autorità di Cristo sugli spiriti del male. Nelle biografie dei santi si leggono tante testimonianze di questa potenza soprannaturale esercitata da singoli cristiani, anche laici. 

FIDARSI DI SE STESSI
Un cristiano che crede fermamente ha certamente più potere liberante di un sacerdote che dubita. Il romanzo L’esorcista, di W. P. Blatty, è stato riconosciuto dagli specialisti del settore come una buona esemplificazione della dinamica dell’esorcismo. Questo non riesce finché il sacerdote dubita, si fida delle sue forze umane o presume di sé.

NO A ORGOGLIO, SI A SDRAMATIZZARE
Infine, conclude Lippi, l’umiltà è una virtù sommamente importante per chiunque prega per la liberazione. L’orgoglio favorisce il maligno. Se un esorcista è amante dello straordinario e dell’impressionante, non soltanto non favorirà la liberazione, ma la ostacolerà. Bisogna sdrammatizzare lo straordinario, demolirlo dall’interno, non dandogli importanza. È importante inoltre saper discernere tra i meccanismi di regressione, di dipendenza e di chiusura da una parte, e i dinamismi di liberazione, di crescita e di apertura dall’altra. 

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