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Il tuo partner ti ha tradito on line. Tu, da cristiano, che fai? Il caso Ashley Madison

ashleymadison

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 27/08/15

Una riflessione dopo le rivelazioni sul noto portale web per incontri extraconiugali

Ha fatto rumore in questi giorni la notizia dell’hackeraggio di Ashley Madison, il sito di relazioni extraconiugali squadernato online insieme ai profili dei suoi veri e presunti fedifraghi dopo un blitz informatico (La Stampa, 25 agosto).

Un gruppo di hacker chiamato Impact Team ha diffuso i nomi degli utenti del sito (e le relative informazioni sensibili) in tutto il mondo, con tanto di mappa che illustra la distribuzione geografica delle infedeltà (La Repubblica, 24 agosto).

A seguito della divulgazione di questi dati si sarebbero registrati già tre casi di suicidi di persone risultate iscritte al portale.

«Uno sguardo cristiano deve sempre partire dalla misericordia», premette ad Aleteia don Fabio Bartoli, sacerdote e blogger, che segue e studia da vicino le tematiche del web. «Le persone che si iscrivono a questo sito di incontri – prosegue – a cui consegnano anche i propri dati sensibili, non sono sprovveduti. Spesso si tratta di professionisti. Sapevano il rischio che correvano, ma lo hanno fatto ugualmente. Quale dolore li avrà spinti a questa sciocchezza? E’ semplice puntare il dito e accusare. Responsabilità morali ce ne sono, senza dubbio, ma da un punto di vista cristiano il primo aspetto di cui tener conto è la Misericordia. Come cristiano devo comprendere questo dolore che attraversa l’anima di queste persone, a monte di un giudizio morale, pure necessario».

SALVEZZA “FAI DA TE”

Leggendo alcune lettere di queste persone in Ashley Madison, don Fabio si dice  «impressionato» perché «non erano traditori “seriali”, ma persone che hanno un bisogno, con alle spalle una storia di matrimoni falliti e voglia di riscattarsi». E’ come se avvertissero «il bisogno di essere salvati nella loro situazione, e allora cercano di salvarsi da soli. In fin dei conti l’errore, che è anche un peccato, è l’illusione di pensare di raddrizzare la propria vita da soli. Non c’è il senso di una salvezza trascendente. Si cerca la salvezza con le opportunità che il mondo mette a disposizione, ».

NON SI CURA LA MALATTIA

Secondo il sacerdote, invece, «dovrebbero rimettere tutto in discussione. Il disastro del matrimonio è sintomo di un disagio profondo che però non si può curare in questo modo. E’ come voler curare un sintomo e non la malattia che lo provoca». Storia emblematica quella di una signora che dice di avere il marito con il cancro e con il quale non ha rapporti sessuali da anni. «Avendo letto la sua lettera e non conoscendo a fondo la sua storia, quello che posso dire è che la felicità non dipende dal benessere sessuale. Non è l’astinenza sessuale a rendere infelici le persone, ma la mancanza d’amore. L’infelicità ha altre ragioni e vanno risolte».

IL SENSO DELLA VERGOGNA

Ancora una volta, evidenzia don Fabio, «uno sguardo di compassione permette anche di vedere oltre Il fatto dei suicidi di alcune persone che hanno avuto svelati i loro dati personali, mi fa comprendere il senso di vergogna che hanno provato. Ed è positivo che ci sia questa vergogna, perché indica la consapevolezza del male commesso. Non posso essere che dispiaciuto per i suicidi, ma allo stesso tempo apprezzo questa consapevolezza». 

TRADIMENTO VIRTUALE MENO GRAVE?

Può essere un attenuante il fatto che il tradimento in molti di questi casi rimanga virtuale?

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