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Attenti ai pericoli della “gola spirituale”!

Flickr/Steven Depolo/Creative Common
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Non sai di cosa si tratta? Te lo spieghiamo noi

di Filomena Fabri

La “gola dello spirito” è a volte molto più pericolosa di quella della tavola. “Molto pochi principianti la evitano, portati facilmente, dopo esperienze gustose, a ‘passare dal piede alla mano’, cioè a oltrepassare il giusto mezzo”, dice san Giovanni della Croce in La Notte Oscura. Cadere nella tristezza che provoca la gola spirituale non è molto difficile. Essa trova campo libero soprattutto in tutte quelle persone che pensano si debba compiere chissà quali opere o fare grandi sforzi con le sole proprie forze, per ottenere un po’ di attenzioni da parte di Dio. Ci sono persone che si macerano nelle penitenze e fanno grandi digiuni che debilitano il corpo, con l’intento di percepire sensibilmente la dolcezza spirituale che viene da Dio. Nella loro bramosia interiore insistono per ottenere di comunicarsi spesso, seguendo in questo solo le proprie idee e non badando a quanto raccomandano i ministri di Dio. In questo modo, vivono di fatto più una forma apparente che interiore della fede.

Anche le disposizioni della preghiera spesso punta più sul gusto che su altro, perché l’intento è di provarne il piacere, e il pensiero è che si possa ottenere da se stessi qualcosa, affaticando mente e cuore. E’ logico pensare che con queste disposizioni si sia ancora un po’ immaturi, perché non si hanno né pazienza né umiltà nel considerare e nell’accettare che ci siano anche momenti di aridità di spirito, nei quali non si sente nulla, ma l’anima è elevata comunque verso Dio e cresce restando abbracciata a Cristo.

Sulle vie dell’umiltà e del sacrificio
“Come la madre rifiuta lo zucchero al figlio soggetto ai vermi, così Dio ci priva delle consolazioni quando noi ne ricaviamo vuote emozioni e andiamo soggetti a vermi della presunzione”, annota san Francesco di Sales nella sua Filotea. Dio permette che l’anima si nutra di momenti di consolazione e che ne provi anche altri di aridità per farla cresce e maturare, ma non sempre l’uomo è disposto a proseguire nella crescita spirituale perché questa comporta la fatica della croce, la rinuncia a se stessi, il rinunciare a voler gestire tutto.

Il goloso prende e lascia tutto con il fare di un bambino: è insofferente a ogni situazione che gli risulti faticosa e poco appetibile. Non ama assaporare la fatica e l’asprezza che può comportare il sacrificio. Manca alla sua anima la temperanza spirituale che consiste non nell’accumulo di tante cosa da fare, ma nel rinnegarsi in esse, praticando la gratitudine e l’obbedienza a Dio Padre che ama i suoi figli e li educa nell’amore.

Il vizio della gola può andare a offuscare anche la mente, quando questa cavalca l’onda della presunzione, per cui si acquista un atteggiamento di chiusura e di concentrazione solo sulle questioni teoriche, si divorano i libri di devozione, saltando da un tema all’altro e cercando quello più “gustoso”, tralasciando infine la preghiera e i sacramenti. Eppure “san Bernardo ci ricorda che senza una profonda fede in Dio, alimentata dalla preghiera e dalla contemplazione, da un intimo rapporto con il Signore, le nostre riflessioni sui misteri divini rischiano di diventare un vano esercizio intellettuale, e perdono la loro credibilità”, ha ricordato Benedetto XVI nell’Udienza generale del 21 ottobre 2009. Fede e ragione, in reciproco dialogo, vibrano di gioia quando sono entrambe animate dalla ricerca dell’intima unione con Dio.

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