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Quando l'abuso costringe all'esilio

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Don Fortunato Di Noto - Associazione Meter - pubblicato il 26/08/15

Lettera di prete in trincea contro la violenza sui bambini

Esiliati per colpa del male fatto da altri. E’ accaduto di nuclei familiari che con i propri figli hanno dovuto andare via dalla città, dato che la figlia, il figlio hanno subito degli abusi sessuali. Sono partiti in esilio sradicando legami, affetti, amicizie e lavoro. La società non tollera la loro presenza, un quartiere “infangato” dalla vergogna di un abuso subito. Abusati e dimenticati. Manifestazioni in piazza, chiusure, dubbi, velati silenzi, omissioni, barbarie verbali e allontanamenti dai nuovi appestati: i bambini abusati.

Anche la famiglia dell’abusatore ha deciso di andare in esilio. Invitata ad andare via dal quartiere. “Andate via, ma non dite che siamo noi a cacciarvi! Decidete ‘volontariamente’ di allontanarvi perpetuamente dalla città che è pulita e che all’epoca dei fatti, ha manifestato con una fiaccolata e con i palloncini e ha detto: no agli abusi sui bambini”. Però è bene andare via. Famiglie che non sanno dove andare e che chiedono di essere ospitate, anche temporaneamente: per lavare le colpe altrui e per rivivere una nuova vita.

Ricordo episodi in cui i bambini abusati sono stati allontanati, isolati, esiliati perché ‘contaminati dal male’. Esclusi dai giochi e dai parchi. Ridotti a isolati recitanti da fil di ferro. Muri di esclusione sociale.

Il male ha questo effetto. Non risparmia nessuno. Sarà questa la ragione per cui pochi denunciano e continuano a ‘lavare i panni sporchi’ tra mura domestiche e tuguri criminali dove si consuma il dolore silenzioso dell’innocenza.

Ecco allora l’urgenza di accogliere chi bussa per essere salvati, accuditi, guariti dalle profonde ferite di un abuso; e per far questo sono necessarie risorse non solo umane. Ritornare ai luoghi della vita è il sogno dell’esiliato del male altrui. Una bambina di 12 anni abusata da un congiunto mi scrisse: “fammi ritornare a casa”; come anche una famiglia che dovette vendere tutto e partire: “vorremmo ancora sentire il profumo del nostro giardino pieno di fiori”. Proviamo ad aiutarli.

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