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Wojtyla e la fine del comunismo

AFP PHOTO/ARTURO MARI
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L'inizio di una “rivoluzione” che né l'attentato né Jaruzelski riusciranno a fermare

Dal sevizio pastorale nella cosiddetta Chiesa del silenzio, durante gli anni dell’’ateismo di Stato, al crollo del Muro di Berlino. È la storia di un uomo che ha contribuito alla fine dei regimi comunisti in Europa: Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II.

Il professor Agostino Giovagnoli mette in primo piano l’’opposizione di Wojtyla al comunismo, in particolare a partire dalla sua elezione al soglio di Pietro, nel 1978: un evento destinato a segnare profondamente la sua Polonia e non solo. Il suo primo viaggio in patria risveglia le coscienze. Gli scioperi dei cantieri navali di Danzica sono un primo segnale, seguito dalla nascita di Solidarnosc, il sindacato di Lech Walesa.

È l’inizio di una “rivoluzione” che né l’’attentato al Papa, nel 1981, né il pugno di ferro del regime del generale Jaruzelski riusciranno a fermare. Anzi, il regime polacco si troverà costretto a trattare con Solidarnosc e, nel 1989, dovrà incassare una sconfitta pesantissima alle elezioni del 4 luglio. Per i regimi dell’’Est Europa è l’’inizio della fine.

 

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