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Scuola senza gender: primi esperimenti in Italia

© luminaimages/SHUTTERSTOCK
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Accade in provincia di Siena. Il modello è quello delle homeschooling americane

Una scuola senza lezioni che richiamano all’ideologia “gender”. Si sperimenta nel piccolo borgo di Staggia in provincia di Siena. A promuoverla è lo stesso parroco che qualche tempo fa lanciò l’iniziativa del bonus bebè per le famiglie cattoliche con tre figli.

UNA MAESTRA E ZAINI LEGGERI
Don Stefano Bimbi si è fatto promotore di una delle prime scuole di ‘Alleanza parentale’ in Italia, sia elementari che medie. I bambini avranno una sola maestra, non saranno più di 10 per classe, andranno a lezione solo al mattino, zaino leggero e niente compiti a casa. Unico peso, alla fine di ogni anno scolastico, l’esame da privatista. Tuttavia è proprio l’assenza di temi ‘gender’ dai programmi della scuola a richiamare l’attenzione. «E’ solo un aspetto, non è l’unico, anche se capisco che possa colpire», spiega don Stefano (Ansa.it, 19 agosto).

CHIAREZZA SULL’IDENTITA’ SESSUALE
«La nostra – illustra sempre il parroco – sarà una scuola dove non confonderemo gli alunni sulla loro identità sessuale, che è quella data per natura: chi nasce maschio è tale, e così chi nasce femmina. E così cresceranno, senza forzature. Il sesso non si sceglie, è quello avuto dalla natura».

L’OMBRA DEL GENDER
Come spiega la coordinatrice del gruppo Giulia Pieragnoli, si vuol porre un argine nel momento in cui «la teoria del Gender entrerà a pieno regime nel sistema scolastico statale, e diventerà materia obbligatoria anche nelle scuole paritarie cattoliche…» (La Repubblica, 19 agosto). Dunque, tutti d’accordo? «Sì, non ho segnali contrari – dice don Bimbi sempre all’Ansa -. Noi al momento abbiamo iscritti una trentina di studenti su due classi di elementari e due di medie per l’anno scolastico 2015-2016».

IL MODELLO AMERICANO
Per la scuola di alleanza parentale non serve né l’autorizzazione dello Stato, né della Curia. Sono i genitori, sul modello americano dell’homeschooling, che autogestiscono la scuola per esercitare il loro diritto e dovere di educare i figli, ritenendo non delegabile ad altri la funzione educativa che la Costituzione affida loro (http://www.alleanzaparentale.it).

APERTA AI NON CATTOLICI
«Una scuola aperta a tutti», comunque, «anche ai non cattolici», aggiunge don Stefano, ricordando che serviranno pochi soldi di contributo «grazie all’autogestione dei genitori, al volontariato degli insegnanti e alle sale gratuitamente messe a disposizione dalla parrocchia». Si paga una retta di 150 euro mensili, venendo incontro alle esigenze delle famiglie meno abbienti. 

IN ESPANSIONE IN ITALIA
Oltre a Staggia, le “scuole di Dio” (così le ha battezzate La Repubblica) attive per l’anno 2015/2016 apriranno nella parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola a Padova, a Schio, in provincia di Vicenza, a Verona. Mentre altri gruppi sono pronti a Bari, Palermo, Monza, Brescia. Proprio in Veneto è nata la Finp, Federazione nazionale scuole parentali, il cui fondatore, Luigi Bianchi Cagliesi assicura: «Nelle lezioni di religione niente temi sociali, soltanto catechismo…» (Il Gazzettino, 20 agosto).

LE MATERIE DI INSEGNAMENTO
Cosa si insegnerà, dunque, nelle scuole parentali? Italiano, matematica, scienze e anche un po’ di lingue straniere: tedesco, oltre all’inglese. «Faremo anche musica — prosegue Bianchi Cagliesi — elemento fondamentale della nostra cultura italiana, dimenticato dalla scuola pubblica. Ma in generale la modalità d’insegnamento sarà molto diversa anche nelle materie tradizionali. Ci saranno tempi meno dilatati e meno libri: una volta si faceva tutto con il sussidiario e un’antologia per la lettura» (Corriere della Sera, 18 agosto).

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