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La chirurgia estetica è moralmente accettabile?

iko / SHUTTERSTOCK
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Bisogna distinguere tra interventi correttivi, migliorativi e di alterazione

La questione è un po’ più complessa di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Un primo motivo è il fatto che l’espressione “chirurgia estetica” non è univoca. Mettendo da parte gli interventi che non hanno come oggetto l’aspetto fisico – come i cambiamenti dei tratti sessuali –, bisogna distinguere tra interventi che potremmo definire “di miglioramento” – migliorare l’estetica attuale – e interventi “di alterazione”, che mirano a far ottenere un aspetto non migliorato, ma diverso dall’originale.

Nel primo gruppo troviamo interventi volti a correggere deformazioni, siano esse innate o sopravvenute (per un incidente o qualsiasi altro motivo). Questo non presenta problemi morali. Correggere i difetti è positivo. Le uniche considerazioni potrebbero derivare dal fatto che in un dato momento la prudenza richiede di non spendere risorse che non si hanno attualmente quando ci sono altre priorità.

In secondo luogo ci sono gli interventi volti a dissimulare o ad attenuare gli effetti dell’età. In sé non sono negativi, ma per valutare ogni caso bisogna far ricorso al buon senso, soprattutto in momenti come questo in cui vige un autentico culto del corpo, e non è raro che si sacrifichi troppo per ottenere l’aspetto desiderato, o quello che ci avvicina ad esso.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica mette in guardia contro “una concezione neo-pagana, che tende a promuovere il culto del corpo, a sacrificargli tutto, a idolatrare la perfezione fisica e il successo sportivo” (n. 2289). Può essere ragionevole che una donna ricorra a un trapianto di capelli se ne sta rimanendo priva, perché in questo caso l’effetto estetico è rilevante e può avere ripercussioni nei rapporti con gli altri. Se invece si tratta di un uomo, la cosa inizia ad essere più dubbia, perché si tratta di una questione abituale negli uomini a partire da una certa età, e un uomo calvo non è per questo sgradevole, né la cosa influisce sulle sue relazioni.

Una cosa che va compresa è che è un bene voler migliorare il presente, ma è ancora più importante accettarlo.

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È bene voler dissimulare il passare del tempo, ma partendo dalla sua accettazione, perché presuppone di accettare la condizione umana, e per un cristiano è fondamentale, perché come si legge nella Lettera agli Ebrei “non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura” (13, 14).

A volte si tratta di un atteggiamento – che rasenta il patologico – di ribellarsi all’invecchiamento umano, che è inevitabile, e non si risparmiano mezzi per cercare di fermarlo, con effetti piuttosto limitati. Non è positivo, e lo dimostra l’infelicità che provoca. Capire questo permette di distinguere ciò che è ragionevole da ciò che non lo è.

Altre volte capita che ci siano persone che “non si piacciono”, che accettano male il proprio corpo. È una cosa abituale negli adolescenti, ma l’adolescenza non è un’epoca in cui brilla la maturità, e con il tempo è normale imparare ad accettarsi. Non farlo, oltre a presupporre di non superare l’immaturità, può essere fonte di disturbi, al di là della vanità che presuppone per il fatto di guardarsi in modo eccessivo. Per questo non è in genere molto sensato che una donna si sottoponga a un impianto di silicone per aumentare il volume del seno, ancor più tenendo conto dei problemi e delle molestie che spesso ha comportato questo tipo di interventi. Meno rigoroso, a mio avviso, dovrebbe essere il giudizio sul cosiddetto lifting, che a volte può essere giustificato, mentre altre è sproporzionato. E ovviamente non è mai una buona idea raccomandare interventi quando il motivo è un disturbo di personalità. In questi casi, bisogna fare attenzione al medico.

L’altro gruppo di interventi a cui si è alluso è quello che cerca alterazioni. In questo caso la questione si concentra sul volto. Detto in poche parole, si tratta soprattutto di operazioni per cambiare volto. Il volto è l’aspetto più personale del corpo umano, e quindi volerlo cambiare – non migliorarlo, ma cambiarlo con un altro – presuppone anche voler cambiare personalità, o almeno nascondere quella che si ha. Servirebbero ragioni giuste e serie per giustificare una cosa del genere. Ciò che è certo è che nella maggior parte dei casi le ragioni non derivano dalla giustizia – si tratta di delinquenti – o hanno origine in una patologia, ma è anche vero che ci può essere qualche circostanza in cui un intervento di questo tipo può essere giustificato.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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