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Il miracolo del quadro dipinto in quattro ore

© Public Domain
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Il fatto straordinario che ha portato alla beatificazione di suor Eusebia Palomino Yenes

Verso le dieci del mattino il pittore si mise al lavoro: “Per le prime due ore tutto fu normale, e perfino pensai che grazie alla mia perizia stava risultando un’immagine di suora in parte secondo il modello, in parte come io la stavo configurando. Iniziai a macchiettare la figura, cioè a ricoprire la tela con alcuni colori, se non esattamente uguali almeno affini; quanto la tela fu completamente impregnata di quella macchiettatura, sarebbe stato logico continuare il giorno seguente, perché il secondo e il terzo strato di colore che vengono sovrapposti possono fondersi con il primo. Ma, notando che la pittura si stava solidificando più del solito e mi consentiva di procedere senza attendere il tempo richiesto per l’essiccazione dei vari strati, incominciai a sentirmi come fuori di me. Due ore e mezzo dopo quella osservazione, cioè quattro ore e mezza dopo aver iniziato a dipingere, rimasi di fatto estremamente sorpreso perché mi resi conto che il quadro era completamente finito. Non occorreva più alcun ritocco e il ritratto corrispondeva all’immagine della fotografia, con un realismo che la superava alquanto”.

Intorno alle due e trenta del pomeriggio, Parreño Rivera uscì dallo studio e, a German che gli chiedeva come andasse il quadro, rispose che non soltanto era finito, ma che era del tutto asciutto. Il ragazzo entrò nella stanza e vide il dipinto completato. Poi il pittore si recò a casa, dove trovò i coniugi Marín Martín, giunti da Palma de Mallorca. Prosegue il racconto della moglie. “Aprendo la porta, gli chiesi: ‘Hai iniziato il quadro?’. ‘E’ finito’. Avendo ospiti a pranzo, non uscii immediatamente per vederlo; ma dopo aver pranzato dissi: ‘Manolo, andiamo a vedere il quadro’. E ci recammo allo studio Angelita Marín Martín, suo marito e io con Manolo; ma egli non entrò e si fermò in auto. Si giustificò dicendoci che era troppo impressionato per salire un’altra volta a vederlo”.

Nel 1997 un’accurata indagine venne effettuata direttamente sul ritratto a cura del dottor Nazzareno Gabrielli, direttore del Gabinetto di ricerche scientifiche dei Musei Vaticani. Il quadro venne sottoposto a radiografia – che rivelò una realizzazione “con pennellate veloci e sicure senza indecisioni o significativi ripensamenti: soltanto la mano manifesta un’indecisione nella sua impostazione sul libro che sorregge” – e fu fotografato con la fluorescenza ultravioletta e con la radiazione infrarossa. Venne poi analizzato il solvente dei colori, che dall’analisi spettrofotometrica infrarossa risultò olio di lino, e furono svolte prove di essiccazione dei pigmenti puri e mescolati fra loro. Nella relazione riassuntiva, Gabrielli ha potuto dichiarare che “le mescole, pur avendo tempi di essiccazione variabili, risultavano asciutte soltanto il giorno successivo” e che “non sono stati rilevati siccativi inorganici a base di piombo né organici a base di acetone”.

Come ha successivamente chiarito nella sua perizia il pittore Amedeo Brogli, “nel 1983 non esisteva ancora in commercio la Liquina, essiccativo a base di resina alchidica (combinazione di alcool e acido), che ha di molto ridotto i tempi di essiccazione dei colori a olio senza alterarne e depauperarne le caratteristiche peculiari”. Inoltre, “se il pittore avesse usato come diluente l’acqua ragia, lo strato di colore sarebbe stato più leggero, trasparente in alcuni punti, e dopo qualche anno si sarebbe formato sulla mestica (la miscela di preparazione per le pitture e olio, nda) un effetto craquelure (screpolatura). Se l’autore invece avesse usato come diluente l’acetone, questo avrebbe aggredito lo strato di colore in modo imprevedibile, degradandolo in breve tempo”. Le definizioni conclusive sull’evento sono state formulate dalla Consulta tecnica della Congregazione delle cause dei santi nella seduta del 22 novembre 2001: “Tutti i componenti, qualificati esperti in materia, ritengono straordinario il rapidissimo essiccamento dei colori usati senza l’uso di sostanze essiccanti. Viene esplicitamente dichiarata l’impossibilità del verificarsi dell’essiccamento nel breve periodo di quattro ore e mezzo durante il quale è stata completata l’opera pittorica a olio, tenendo anche conto che i colori – benché sovrapposti in più strati – non si sono tra di loro mescolati. Il fatto accaduto presenta quindi i requisiti della inspiegabilità tecnica”.

 

EUSEBIA, SUORA CHE PREGAVA PER LA PACE
Suor Eusebia Palomino Yenes nacque nel paese spagnolo di Cantalpino il 15 dicembre 1899, in una famiglia molto povera. A Salamanca, dove si era trasferita per lavorare come bambinaia, cominciò a frequentare l’istituto Maria Auxiliadora, nella cui cappella, dinanzi alla statua della Madonna, percepì una voce interiore che le disse: “E’ qui che ti voglio. Tu sarai mia figlia”. In deroga alle consuetudini del tempo, venne ammessa senza dote nella congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice e, nel 1924, pronunciò i voti solenni. All’inizio degli anni Trenta, quando si avvertivano le prime avvisaglie della guerra civile, si offrì al Signore come vittima per la salvezza della Spagna e per la libertà della religione. Nella notte del 9 febbraio 1935, suor Eusebia morì a causa di una grave insufficienza respiratoria. Il decreto sul miracolo del quadro è stato promulgato il 20 dicembre 2003 e ha permesso la beatificazione, avvenuta il 25 aprile 2004.

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