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Dare un corso e un limite alle cose non è limitarsi moralisticamente

<a href="http://www.shutterstock.com/pic.mhtml?id=105430253&amp;src=id" target="_blank" />Sea shell with pearl on sand</a> © Africa Studio / Shutterstock

don Fabio Bartoli - La Fontana del Villaggio - pubblicato il 20/08/15

Innanzitutto dobbiamo imparare a distinguerla da altri moti dell'anima, a riconoscere la voce di Dio tra le molte che parlano nel fondo del cuore. Ci vuole molto discernimento per questo, anche per non correre il rischio di buttare via il buono con il cattivo.

Non avete certo bisogno che vi parli delle tecniche di discernimento. A me ne sono particolarmente care tre: quella ignaziana della compresenza di croce e gioia, quella che io chiamo la tecnica WWJD (What Would Jesus Do?) che ho imparato dai pentecostali, ma è ben presente anche in campo cattolico, e quella, forse più semplice, che chiamo del maggiore amore, che consiste nel chiedersi in ogni decisione dove sta il maggiore amore.

4) L'acqua di Cristo

A partire da qui si accede ad un livello ulteriore dell'amore. Più alto, più profondo, più largo, più sottile. Ciò che in definitiva è lo Spirito Santo. Non per nulla nella terza strofa l'inno conclude: “Irriga o Padre Buono/ i deserti dell'anima/ con i fiumi di acqua viva/ che sgorgano da Cristo”. Il riferimento a Cristo aggiunge a tutte le considerazioni fatte fin qui un livello indeducibile dalla sola natura umana. È l'acqua viva che solo il Cristo può dare (Cfr. Gv. 4,10). “…Signore tu non hai un secchio, e il pozzo è profondo…” (Gv. 4,11).

Profondo lo è senza dubbio, ne abbiamo già parlato: quel pozzo, quello da cui attingiamo l'acqua per vivere, affonda fino alle radici stesse della terra, è come un canale aperto, una via che ti conduce nel fondo della tua umanità. Quindi occorre un secchio, qualcosa che ti consenta di scendere in profondità, fino alle sorgenti, per raccogliere l'acqua-che-sale-dalla-terra, la Grazia terrestre. Il secchio, ciò che ti consente di scendere nelle profondità della tua terra fino a raggiungerne le sorgenti, è l'altro, o meglio: il secchio è l'incontro.

Come direbbe Buber è la “tuità” dell'altro, il fatto cioè che ti viene incontro come dono, nel suo essere-per-te. L'emozione suscitata da questa esperienza (un uomo ti è stato donato) apre in te il pozzo; l'acqua allora comincia a scorrere copiosa, forse all'inizio si presenterà mista al fango, è sempre così quando si apre un pozzo nuovo, bisogna allora non avere paura e continuare a scavare nel rapporto, nell'incontro, per poter raggiungere le falde più profonde.

Eppure, per quanto buona, quell'acqua non è capace di dissetare definitivamente. La Grazia terrestre, la Grazia-nella-Creazione, non basta a farti superare la forza di gravità del tuo naturale egoismo e quindi resta sempre sotto il dominio della legge, della regola, che in sé non vince il peccato e ti lascia perciò esposta al pericolo di ricondurre il dono dell'incontro nella schiavitù del possesso, per questo “chi berrà di quest'acqua avrà di nuovo sete”, per questo Gesù promette un'acqua viva, libera dalla legge.

E allora Gesù si fa secchio, cioè si fa tu da incontrare.

Nell'incontro con Lui, come in un innamoramento, le sorgenti dell'inconscio zampillano, ma la forza della Sua umanità pienamente verginale dà corso e limite a questo zampillo e l'acqua-che-sale-dalla-terra diventa così acqua viva, cioè pura. È un'acqua che non ha più bisogno di una legge, perché l'incontro con Cristo le ha già dato il suo corso ed il suo limite, quello stesso incontro è tutta la legge di cui ha bisogno per essere acqua viva. La donna ancora non lo sa, ma fin dal primo istante in cui ha parlato con Gesù, fin dal momento in cui si è lasciata affascinare da Lui, ha cominciato a bere di quest'acqua.

È Gesù ultimamente la sorgente della Grazia. Di ogni grazia, anche di quella terrestre presente nell'inconscio. Da lui viene l'acqua viva, sia quella che scende dal cielo (e che viene solo da Lui) sia quella presente nel fondo della nostra terra, mescolata alle acque primordiali dell'anima. È Gesù, in quanto Logos, il corso e il limite di ogni cosa, è Lui che dà senso e misura alle acque rendendole così vive, da morte che erano, rendendole adatte alla vita, capaci di fecondare e generare.
Il senso del tuo inconscio, della tua femminilità, è la fusione con Lui. Tutto in te aspira a Lui, anche le passioni più terrestri, più umane, più ctonie, sono alla fine dei conti orientate verso di Lui, così che si potrebbe dire che il peccato non consiste nel voler soddisfare il proprio desiderio, ma nel volerlo soddisfare troppo presto, accontentandosi di obbiettivi parziali, intermedi, invece di puntare decisamente e senza remore all'obbiettivo finale, escatologico, di ogni desiderio, all'omega di tutto ciò che sei: Gesù, il Figlio di Dio.

Facendosi uomo in un certo senso Dio compie l'atto finale della Creazione, nel senso che solo nell'Incarnazione appare la definitiva Verità sull'uomo. Solo Cristo rivela l'uomo all'uomo. Solo guardando a Lui quindi puoi davvero comprendere e governare l'acqua nel profondo, solo attraverso di lui puoi dissetartene senza paura ed esserne fecondata. Solo in Lui infatti appare la perfetta padronanza dell'inconscio, secondo una mirabile pagina di Romano Guardini: “Gesù non ha paura della sessualità, non la disprezza né la combatte. Non si trova mai neppure un segno che possa indicare che abbia dovuto reprimerla a forza. Perciò potrebbe sorgere spontaneo l'interrogativo se egli sia stato insensibile, come certe persone che non conoscono né lotta né superamento, perché sono in realtà anaffettive e indifferenti. Certo no! L'essere di Gesù è pieno di profondo calore, tutto in lui vive. Tutto è sveglio e colmo di energia creativa. Con quale partecipazione si accosta alle persone! Il suo amore per loro non viene da dovere o volontà, ma si effonde di per sé. L'amore è la forza fondamentale del suo essere. (…) Ma nessuno scoprirà in questi rapporti qualcosa come un legame segreto o delle brame rimosse. Sono espressioni di una limpida e calda libertà. Quando riflettiamo su Gesù troviamo che in Lui tutto è ricco e vivo, tutte le sue energie però sono assunte dentro il cuore, sono diventate forze dell'amore, volte a Dio ed in un costante fluire verso di Lui (…) Ciò che appunto costituisce la dimensione inafferrabile della persona di Gesù sta nel fatto che la pienezza delle sue energie vada così, senza alcuna forzatura né violenza, senza distorsione, senza aggiramento malizioso verso Dio e da Dio poi vada verso l'uomo. Che tutto dunque sia così puro e trasparente. Da lui, che ha parlato così poco della sessualità, emana una forza che pacifica, purifica e domina queste potenze come nessun altro”.

Così vive un uomo la cui terra è diventata interamente heretz, fecondata dall'acqua del profondo: Grazia celeste e Grazia terrestre in perfetta armonia!

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Tags:
sessualitàspiritualitàstile di vita
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