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Gesù usava le parabole per rendere il suo linguaggio più oscuro?

© Universal Pictures
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Per questo i Vangeli raccontano spesso che non veniva compreso?

di Donato Bono

Si è soliti ritenere che l'utilizzo della parabola da parte di Gesù sia stato finalizzato ad una maggiore e più chiara comprensione del suo pensiero e del suo linguaggio: esponendo parabole, ossia racconti, metafore o comparazioni, attinti dall' esperienza quotidiana agricola e pastorizia o della pesca, gli ascoltatori, appartenenti per lo più al popolo semplice, venivano sollecitati a comprendere con facilità il messaggio sconvolgente del grande profeta di Nazareth. Sorprende, però, che nei vangeli le cose non stiano esattamente così. La presenza della parabola ha spesso una funzione enigmatica, tale da rendere meno comprensibile il parlare del Signore! 

Leggiamo nel vangelo di Marco che «per quelli che sono fuori tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato» (Is 6,9-10), (Mc 4,11b-12; cf. anche Mc 7,17-18). 

Matteo rincara la dose, affermando che il parlare parabolico di Gesù portava all'incomprensione: «Così si adempie per loro la profezia di Isaia, che dice: Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!» (Mt 13,13-15); e poco più avanti lo stesso evangelista afferma che il parlare in parabole è nella linea del compimento veterotestamentario: «Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo» (Sal 77,2), (Mt 13,34-35). 

L'evangelista Luca, da parte sua, conserva questa dinamica, e anche se meno densa rispetto a Marco, tuttavia, in riferimento alle parabole del regno, lega l'incomprensione alla cecità e durezza di cuore, nella linea della profezia di Isaia (cf. Lc 8,10). 

Giovanni, dal canto suo, annota che la similitudine del buon Pastore, offerta ai suoi ascoltatori, produce l'incomprensione («…ma essi non capirono di che cosa parlava loro»: Gv 10,6b); e nel contesto intimo dell'ultima cena Gesù apre il cuore ai suoi, promettendo: «Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato, e apertamente vi parlerò del Padre» (Gv 16,25).
 

***

Qual è la verità? La parabola è utilizzata da Gesù per rendere più comprensibile il suo messaggio o piuttosto essa è volutamente oscura ed usata «allo scopo di escludere gli estranei dall'insegnamento riservato ai privilegiati?» (1). 

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