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Un decalogo per una economia sostenibile

<a href="http://www.shutterstock.com/pic.mhtml?id=250154119&amp;src=id" target="_blank" />Money growing concept</a> © Singkham / Shutterstock

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mons. Bruno Forte - Il Sole 24 Ore - pubblicato il 14/08/15

Quando problematica sociale e ambientale sono due facce della stessa medaglia

La "Lettera di Santa Cruz", sottotitolata "Il nostro grido", è il documento finale del secondo incontro mondiale dei movimenti popolari, tenutosi a Santa Cruz de la Sierra in Bolivia, nei giorni 7, 8 e 9 luglio 2015, arricchito dalla visita di Papa Francesco, che ha voluto incontrare le organizzazioni sociali lì radunate nell'ambito del suo recente viaggio in America Latina. La tesi di fondo del testo – che mi sembra non abbia avuto adeguata attenzione – è che la problematica sociale e quella ambientale costituiscono due facce della stessa medaglia. «Un sistema che non può offrire terra, casa e lavoro a tutti, che mina la pace tra le persone e minaccia la sussistenza stessa della madre terra, non può continuare a reggere il destino del pianeta. Dobbiamo superare un modello sociale, politico, economico e culturale in cui il mercato e il denaro sono divenuti l'asse regolatore dei rapporti umani a tutti i livelli. Il nostro grido, quello di quanti sono più esclusi ed emarginati, obbliga i potenti a comprendere che così non si può andare avanti… Non vogliamo escludere né essere esclusi. Vogliamo costruire uno stile di vita in cui la dignità si levi al di sopra di ogni altra cosa».

Il documento si articola in un decalogo, utile non solo per meglio comprendere il punto di vista di quanti a partire dal Sud del mondo chiedono più giustizia per tutti, ma anche per verificare la sostenibilità del modello di sviluppo cui gran parte del Nord del mondo ispira le proprie scelte. Il testo si apre con una dichiarazione d'impegno tesa a stimolare e approfondire il processo di cambiamento necessario all'intero pianeta: «Riaffermiamo il nostro impegno nei processi di cambiamento e di liberazione come risultato dell'azione dei popoli organizzati che, a partire dalla loro memoria collettiva, prendono la storia nelle proprie mani e si decidono a trasformarla, per dare vita alle speranze e alle utopie che ci invitano a rivoluzionare le strutture più profonde di oppressione, dominazione, colonizzazione e sfruttamento». È significativo che l'appello all'impegno sia radicato nella memoria collettiva dei popoli, perché solo attingendo alle radici e ai valori che esse trasmettono lo sviluppo richiesto potrà essere rispettoso della loro dignità e fecondo per il loro futuro.

Quest'intento si congiunge al dovere di vivere in armonia con la grande casa comune, l'ambiente, cui fa riferimento il secondo articolo della lettera: «Continueremo a lottare per difendere e proteggere la Madre Terra, promuovendo l'ecologia integrale di cui parla Papa Francesco. Siamo fedeli alla filosofia ancestrale del vivere bene, nuovo ordine di vita che propone armonia ed equilibrio nei rapporti tra gli esseri umani e tra questi e la natura». Il fondamento di questo impegno sta nel fatto che «la terra non ci appartiene, siamo noi ad appartenere alla terra. Dobbiamo prendercene cura e lavorarla a beneficio di tutti. Vogliamo norme ambientali in tutti i Paesi in funzione della cura dei beni comuni». In questa prospettiva vengono richieste con decisione la riparazione storica e l'elaborazione di un quadro giuridico che tuteli i diritti dei popoli indigeni a livello nazionale e internazionale, promuovendo un dialogo sincero al fine di superare i diversi e molteplici conflitti che attraversano indigeni, nativi, contadini e afrodiscendenti. Il terzo articolo del decalogo di Santa Cruz riguarda la promozione e la difesa del lavoro dignitoso per tutti: «Ci impegniamo a lottare per la difesa del lavoro come diritto umano.

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