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Come e perché si diventa cristiani

<a href="http://www.shutterstock.com/pic.mhtml?id=272565077&amp;src=id" target="_blank" />A man carrying a cross.</a> © Ross Gordon Henry / Shutterstock

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Carlo Molari - Dimensione Speranza - pubblicato il 13/08/15

Il cammino non porta a un'acquisizione stabile, ma ricomincia sempre

Il processo per cui si decide di seguire la via di Cristo (cf At 9,2; 22,4 ecc.), si sceglie cioè il Vangelo come criterio di vita, è molto vario e complesso, vario perché le condizioni delle singole persone sono molto diverse e complesso perché le dinamiche che si intrecciano sono sottili e mutevoli.

Vi sono però alcuni elementi essenziali, presenti in tutti i percorsi. Tento di indicarne i principali. Il primo è la testimonianza necessaria per iniziare il cammino, il secondo è l'esperienza costitutiva dell'esistenza cristiana, il terzo è la dottrina che costituisce l'interpretazione dell'esperienza salvifica; il quarto infine è la fedeltà nel proseguire il cammino fino al compimento. Il cammino è lungo, il traguardo lontano. Diventare cristiani significa pervenire al compimento della maturazione personale, raggiungere l'identità di figli di Dio, acquisire «il nome scritto nei cieli» (cf Lc 10,20). Diventare figli di Dio è un impegno che attraversa tutta l’esistenza.

L'errore spesso compiuto è la presunzione di poter saltare uno/o l'altro dei passi necessari e illudersi, ad esempio, che sia sufficiente insegnare la dottrina cristiana per introdurre alla fede. Un altro errore frequente è l'illusione che sia sufficiente una prima entusiasta adesione a Cristo per garantire la continuità del cammino. Analizziamo brevemente i singoli elementi.

Testimonianza necessaria.
II primo passo per il cammino di fede lo compiono gli altri a nostro favore. Per intraprendere la via della sequela di Cristo, occorre incontrare testimoni. Ciò corrisponde a una legge fondamentale della condizione creaturale. La vita è continuamente alimentata e non diventa mai autosufficiente. Tutto ci è donato e per certi aspetti sempre ci deve essere offerto. Quando un'offerta viene a mancare, dobbiamo trovare altre risorse perché il processo continui.

Anche la fede cristiana soggiace a questa necessità. La testimonianza è estensione concreta del traguardo a cui noi stessi tendiamo ed è insieme trasmissione di forza amorevole che orienta il cammino. La testimonianza della fede cristiana implica la capacità di mostrare con la propria presenza a quali forme di umanità può condurre la fedeltà al Vangelo. Nel clima di fiducia che il rapporto crea, le indicazioni offerte dal testimone mettono in azione i meccanismi interiori della fede.
L'attuale presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, il 17 maggio scorso nel discorso tenuto nell'università cattolica Notre Dame dell'Indiana, in occasione del conferimento della laurea honorìs causa, ha rievocato in modo dettagliato un'incisiva testimonianza cristiana ricevuta nella sua giovinezza. Ha ricordato quando da giovane fu coinvolto in un progetto di assistenza sociale promosso da alcune parrocchie cattoliche di Chicago, al quale partecipavano anche volontari ebrei, protestanti e agnostici. Egli ha dichiarato di essere stato positivamente colpito dalle enormi energie benefiche contenute nel Vangelo di Cristo e di essere stato condotto a Cristo attraverso quella esperienza.

In particolare ha rievocato con evidente simpatia la figura del cardinale Giuseppe Bernardin, arcivescovo di quella diocesi, per la sua capacità di accostare le persone e di trovare un terreno comune di azione con tutti, lo ha definito «un santo» che per molti giovani è stato «un faro e un crocevia». Le metafore usate si richiamano al cammino e ricordano l'espressione «chi segue la via di Cristo» (cf At 9,2) con cui in un primo tempo venivano designati i discepoli di Gesù.

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