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Perché nei Vangeli Gesù guarisce spesso di sabato?

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Dimensione Speranza - pubblicato il 12/08/15

Gesù sembra scegliere intenzionalmente di guarire in giorno di sabato, anche compiendo lavori, seppure di minima entità, che erano proibiti in quel giorno (p. es., preparare un medicamento mediante un impasto: Gv 9,6.11.14.15), e tuttavia ciò che viene rimproverato a Gesù non è il modo con cui egli opera guarigioni, ma il fatto che egli opera guarigioni anche quando non vi è assolutamente pericolo di vita. Gesù approfondisce il principio farisaico del “salvare una vita” e lo estende al “fare il bene”: “È lecito di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o farla perire?” (Lc 6,9). Si può e si deve sempre fare il bene, specialmente di sabato, perché proprio questa è la destinazione messianica di questo giorno nell’intenzione divina. Infatti, giorno di celebrazione della vita e della salvezza, giorno di festa e di riposo, di comunione con Dio e di benedizione, il sabato è anticipazione del Regno di Dio e della comunione piena e senza ombre con lui. 

Le guarigioni in giorno di sabato conducono pertanto a porre l’accento sulla missione escatologica di Gesù, sull’annuncio del compimento del tempo e dell’avvento del Regno di Dio, della salvezza di Dio. L’urgenza che porta Gesù a operare guarigioni di sabato non risiede nelle condizioni soggettive dei malati (più o meno gravi), ma è connessa alla condizione oggettiva attuale del mondo: l’ora è giunta, il Regno si è fatto vicinissimo, la salvezza di Dio visita l’uomo. 

Con il sabato di Gesù” è ormai giunto il compimento dell’opera della redenzione e della salvezza: non fare il bene in giorno di sabato agli uomini malati, sebbene non vi sia pericolo di vita, sarebbe già un male, un togliere vita, dunque un contravvenire alla logica profonda del sabato. Così, il sabato, quale giorno delle guarigioni che il Messia opera, narra la novità instauratasi nel tempo e nella storia: l’oggi storico è il luogo dell’intervento di Dio per la salvezza dell’uomo. “Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato”, dice Gesù (Mc 2,27): il sabato è per la vita dell’uomo. Guarendo i malati in quel giorno Gesù dona il sabato e il riposo sabbatico a chi non poteva goderne per la precarietà delle sue condizioni. Anzi, Gesù stesso si presenta come il riposo: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e gravati e io vi darò riposo. Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore e troverete riposo per le vostre vite” (Mt 11,28-29). Gesù compie il sabato, portando il riposo escatologico e la benedizione con la sua persona. Le azioni di guarigione di Gesù in giorno di sabato non sono nient’altro che il compimento dell’intenzione originaria di Dio e del fine ultimo del sabato come rivelato nell’Antico Testamento. Vi è sì qualcosa da cui astenersi in modo radicale in giorno di sabato: il male. E per Gesù anche il non fare positivamente il bene, l’omissione, diviene un fare il male. 

Gesù guarisce malati cronici, come la donna curva da diciotto anni (o l’uomo malato da trentotto anni, Gv 5,1-18, o il cieco dalla nascita, Gv 9,1-41), e proprio questo elemento, che sta alla base del rimprovero dei suoi avversari (non vi è pericolo immediato di vita), conduce Gesù a mostrare l’urgenza della guarigione: guarire persone che sono malate da gran tempo indica la potenza messianica di colui che guarisce degli incurabili e attesta che il tempo è compiuto, che oggi è il tempo della salvezza.

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gesù cristovangelo
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