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Cos’è la Cabala?

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José Luis Vázquez Borau - Aleteia - pubblicato il 07/08/15

Una forma di gnosi di origine ebraica che ha attirato molti, soprattutto nel Medioevo

Il termine ebraico kabbalah o Cabala significa “tradizione” o “ricezione di un dono”. È la Torah orale che Mosè ha ricevuto sul Sinai, e la Legge scritta sulle Tavole. Attualmente il termine viene utilizzato per dare il nome a una dottrina esoterica speciale della tradizione ebraica che viene considerata l'autentico contenuto della Torah.

La Cabala è una forma ebraica della gnosi, che punta a penetrare nella conoscenza dei misteri della divinità. È una tradizione mistica ebraica fiorita nell'insegnamento di due scuole: la scuola pratica con sede in Germania, che si concentrò sulla preghiera e sulla meditazione, e la scuola speculativa della Provenza e della Spagna dei secoli XII e XIV.

Il libro della creazione o Sefer Yetsirah
Il Sefer Yetzirah, o “Libro della Creazione”, è uno dei più antichi trattati rabbinici della filosofia cabalistica giunti fino a noi. Tratta dell'origine dell'universo e dell'umanità. È importante precisare che nella lingua ebraica e nel contesto del Sefer Yatzirah si associano lettere e numeri. Ogni lettera suggerisce un numero, e ogni gruppo di lettere possiede un significato numerico fondamentale.

Nel Sefer Yetzirah il dio celeste Elhoim crea l'universo attraverso 32 vie della saggezza, che corrispondono ai 10 numeri che nel linguaggio cabalistico si traducono in 10 sfere o sefirot, e le 22 lettere dell'alfabeto ebraico divise in tre gruppi – madri, doppie e semplici: tre lettere “madri” אמש), sette lettere “doppie”(בגדכפרת) e dodici lettere “semplici” (הוזחטילנסעצק). I si non sono numeri ordinari, ma “principi”, numeri identificati con le dieci dimensioni infinite del cosmo, ovvero quelle del tempo (l'inizio e la fine), i due valori morali (il bene e il male) e le sei dimensioni di spazio (est, ovest, nord, sud, sopra, sotto).

I trattati cabalistici rappresentano spesso i 10 sefirot sotto la forma di un albero della vita, che è una specie di schema della creazione dell'universo. Il primo Sefira è il “pneuma” divino (soffio o alito divino). Da questo proviene il secondo Sefira, l'aria… Dall'aria provengono l'acqua e il fuoco. Gli ultimi sei sefirot rappresentano le sei direzioni dello spazio. Sono siglati attraverso sei permutazioni del gran nome di Dio YHW. I sefirot sono anche le energie fondamentali dell'anima.

L'opera più importante della speculazione cabalistica è lo Zohar o Libro dello Splendore
La Cabala ispano-giudaica medievale, la forma più importante del misticismo ebraico, è meno collegata all'esperienza estatica che alla conoscenza esoterica della natura del mondo divino e alle sue recondite connessioni con l'universo. La Cabala medievale è un sistema teosofico che si basa sul neoplatonismo e sullo gnosticismo e si esprime attraverso un linguaggio simbolico. Grazie a lei il mondo intero può essere percorso con un unico sguardo. Per questi, gli studi non conducono al sapere, ma alla consapevolezza della propria ignoranza.

Lo Zohar o Libro dello Splendore, scritto tra il 1280 e il 1286 dal cabalista spagnolo Moisés de León ma attribuito nel II secolo al rabbino Shimon bar Yojai, da cui derivano tutti i movimenti religiosi successivi nell'ebraismo, raccomanda l'introduzione al non sapere. La persona della Cabala arriva, attraverso la ricerca intellettuale, al grado della semplicità, perché ciò che è vero è semplice. E così la semplicità della scienza comporta la semplicità del comportamento. La Cabala è stata chiamata “scienza della verità”.

La Cabala scompone l'universo in tre piani o modi: quello fisico, quello celeste o astrale e quello spirituale, stabilendo relazioni tra ogni piano del macrocosmo con i piani del microcosmo. L'impiego costante che si fa del numero 3 e dei suoi multipli, soprattutto il 9, ha dato luogo al simbolo 3. 6. 9., che deve essere interpretato in questo modo: l'essere umano è composto da tre principi, suddivisi ciascuno in tre elementi: tre fisici, tre psichici e tre spirituali.

Per designare un essere umano fisico vivo si utilizzerà quindi il numero 9, essendo costituito dalla somma di nove elementi. Per designare un essere disincarnato, provvisto degli elementi psichici, si utilizzerà il numero 6. L'essere disincarnato che ascende al piano spirituale, liberandosi dei tre elementi fisici e dei tre elementi psichici, sarà designato dal numero 3. Così si può apprezzare la grande importanza che si dà ai numeri.

La Cabala crede anche che ogni ebreo sia destinato alla realizzazione di una mitzvah, di un comandamento previsto per lui. Lotta per scoprirlo nel corpo di 613 comandamenti, ma anche se si impegna a compierli tutti, si sente attirato dal compimento di uno di questi in modo particolare. Quando riconosce il suo mitzvah personale, la persona arriva alle radici della sua anima: comprende l'aspetto proprio della sua personalità, la natura delle sue relazioni con Dio, l'essenza della rivelazione divina, la giustizia della sua rappresentazione di Dio.

Scuola di Ascese Mistiche della Merkabà (Carro del Trono) del libro di Ezechiele
L'ebraismo esoterico della Cabala della Merkabà, il carro che porta a Dio, è nato in modo logico in tempi in cui l'ebraismo normativo tendeva a concentrarsi sulla religiosità della pura Legge. Molti dei suoi protagonisti potevano essere i rabbini che forse al mattino si dedicavano a codificare, lettera per lettera, accento per accento, i principi della Legge che regola la vita esterna dei fedeli, ma che poi, di sera, o in gruppi selezionati, si riunivano con l'ansia di contemplare il mistero, di salire fino alle vette, iscrivendosi alla scuola delle ascese mistiche che avrebbe permesso loro di compiere il Grande Viaggio. La Cabala si è sviluppata in Spagna inglobando altre tradizioni precedenti.

Una di queste è la Scuola di Ascese Mistiche della Merkabà, testi brevi e oscuri che descrivono le sale e i palazzi attraversati dal veggente prima di raggiungere la settima e ultima dimora in cui si trova il trono della gloria. Per essere ammesso a questa scuola, l'aspirante doveva rispettare certe condizioni.

Per iniziare, un novizio doveva soddisfare alcuni requisiti morali. In primo luogo aveva il dovere di rispettare tutti i comandamenti della Halakhah, o regole della vita quotidiana ebraica. Oltre a ciò, doveva sottoporsi a un esame chiromantico (lettura del palmo della mano) e metoposcopico (lettura del volto). In base a questo, chiunque desiderasse ascendere attraverso i regni celestiali doveva possedere il carattere scelto che lo rendesse capace di completare con successo un viaggio di questo tipo.

Dopo aver superato tutte le prove, dopo un viaggio lungo e difficile attraverso le regioni celesti, il viaggiatore mistico che “scende” alla Merkabà raggiunge finalmente la meta del suo viaggio: la visione del Santo sul Trono di gloria. Qui, nel settimo palazzo del settimo cielo, Dio, il re Santo, “disceso” da un luogo che risulta sconosciuto all'umanità, ha occupato il suo posto sul Trono di gloria. Il viaggiatore resta del tutto abbagliato dalla visione dei misteri del Trono divino.

“Il Santo, rivestito di abbaglianti indumenti celesti, irradiava una luce bianca e portava una corona che scintillava di raggi di luce. Dal Trono, fatto di cristalli scintillanti e di lapislazzuli celesti, si irradiavano fiumi di fuoco, attraversati qua e là da ponti. Seduto sul suo trono, circondato da angeli che cantavano senza sosta inni a Dio e al suo regno, Dio rivelava la sua gloria nascosta davanti all'anima del mistico. Quando il mistico saliva, c'erano a volte alcuni compagni seduti al suo fianco, alla sua destra o alla sua sinistra, che scrivevano rapidamente ciò che egli sperimentava nell'estasi. Alcuni resoconti parlano di una cortina dietro la quale appariva rappresentata la figura divina sul Trono. Questa cortina separava Dio da tutti gli altri esseri o le altre cose che appartenevano al Trono-carro. Su questa cortina, tenuta da angeli, c'erano ricamati gli archetipi o modelli preesistenti originari di tutto ciò che si dispiega dall'inizio alla fine della vita sul mondo. Chiunque guardasse questi modelli conosceva i segreti della creazione e della redenzione del mondo (cfr. J. H. Laenen, La mística judía. Una introducción, Trotta, Madrid 2006).

Lo zenit del movimento cabalistico
La Cabala, condizionata dall'espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 e dalla tremenda pressione delle sofferenze subite, acquisisce ora sempre più tratti messianici, prendendo speculazioni escatologiche che dalla Spagna si diffondono nei ghetti di tutta la diaspora ebraica. Isaac Luria (1534-1572) ha sviluppato un nuovo metodo di meditazione in Palestina, concretamente a Safed, nel nord della Galilea, luogo dove secondo la Cabala apparirà il Messia.

Si tratta di concentrarsi su ciascuna delle lettere della Torah, che per lui è anche il libro sacro della natura, per arrivare così all'unione con il divino. Allo stesso tempo, presenta una dottrina speculativa altamente influente su Dio, la nascita del mondo, l'origine del male e il Messia. Per questo mistico, le scintille di luce e vita divine sono sparse in tutto il mondo, e nel loro esilio anelano a che l'attività dell'essere umano le elevi di nuovo al loro luogo d'origine, all'armonia divina di tutto l'essere.

Secondo questo mistico, l'Ein Sof si concentra sull'inizio della creazione, lasciando spazio per il mondo, ma anche per il male. Avviene una catastrofe cosmica quando le emanazioni della luce divina scoppiano e le scintille restano prigioniere nel mondo come frammenti del male. Il compito umano, attraverso la preghiera e il rispetto dei comandamenti, diventa nient'altro che la redenzione del mondo e la riunificazione con l'essenza di Dio.

La Cabala come movimento popolare messianico
La Cabala diventa un movimento messianico che fa sorgere, nel XVIII secolo, l'hassidismo, grazie al taumaturgo Israel de Medzibob, chiamato Bal Sem Tov, abbreviato in Best (1700-1760), diffondendosi poi tra gli ebrei dell'est europeo, sussistendo fino alla I Guerra Mondiale e mantenendo un certo numero di seguaci nei ghetti polacchi nel 1943, dove la spiegazione della Torah e l'inclinazione filosofica della Cabala vengono sostituiti dalla vita, dalle virtù e dalla condotta del pietoso, trasformandosi in un movimento sociale.

I suoi adepti, chiamati hassidim o “i pietosi”, vestiti in base a un severo rituale, vivono in comunità sotto l'autorità di successivi rebbes, “i capi”, il primo dei quali è stato il loro fondatore. Contrariamente ai rabbini, i leader dei gruppi hassidici sono più guide spirituali che studiosi. La loro parola non si discute: i loro seguaci abbandonano la famiglia per stare con lui, e si fregiano anche di mangiare il cibo che egli ha provato. Vari capi hanno creato i diversi rami dell'hassidismo moderno.

La spiritualità cabalistica si è concentrata nell'hassidismo, con il rabbino Nachman di Breslov (1772-1811) come organizzatore di questo movimento. Il centro dell'hasidismo è la comunione con Dio, ma reinterpretando in chiave morale le speculazioni gnostiche sui misteri di Dio: in asseverazioni sull'essere umano e sul suo cammino verso Dio, che si può incontrare in tutti i momenti della vita quotidiana, anche nelle conversazioni che si hanno nella piazza del mercato. La preghiera e la contemplazione del Nome divino sono più importanti dello studio della Torah.

L'ebraismo rabbinico, i cosiddetti mitnaqqedim, ha combattuto duramente l'hassidismo cabalistico per le sue idee panteiste, dedicandosi a un'osservanza stretta e più formalista. Il movimento hassidico trova una forte opposizione da parte dei dirigenti delle comunità ebraiche. C'è stata una specie di lotta di classe man mano che i leader hanno emarginato i ricchi e gli illuminati.

I suoi nemici si sono serviti dell'arma della scomunica. Uno dei più ostili e sicuramente il più influente è stato Elias ben Salomon (1720-1797). Le verità affermate dall'hassidismo erano un'eresia per il suo intellettualismo di taglio ascetico, e all'epoca gli scomunicati erano denunciati alle autorità ostili. È stato Shneur Zalman (1745-1813), il filosofo dell'hassidismo, a riuscire a far sì che il movimento venisse accettato. Per la sua influenza, l'hassidismo, o almeno uno dei suoi rami, si è riconciliato con lo studio talmudico.

All'interno dell'hassidismo occupano un posto importante le storie. Non sono semplicemente dei racconti. Nascono dalla consapevolezza che Dio racconta storia. Lo si vede nella Sacra Scrittuea. Di fatto, anche la vita di ogni persona è una storia. La storia, inoltre, in base a come viene raccontata non è solo qualcosa di antico, ma include anche noi.

Le storie che si narrano, riferite agli antichi maestri hassidim, non sono necessariamente storiche nel senso scientifico del termine, ma sono vere. È questo il senso del raccontarle. Questi racconti, oltre a servire come cibo spirituale, ci aiutano a capire perché ci sono stati hassidim che sono entrati cantando e ballando nelle camere a gas durante la II Guerra Mondiale. La consapevolezza della bontà di Dio e della sua vicinanza amorevole a tutte le cose si riflette in queste storie belle e istruttive, nate per essere raccontate e interiorizzate.

Il simbolo cabalistico
Nel suo aspetto pratico, la Cabala è un insieme di operazioni ermeneutiche e criptografiche che cerca un avvicinamento diretto a Dio attraverso lo studio minuzioso delle lettere che compongono il Pentateuco, o la Torah, visto che il linguaggio, in base alla tradizione ebraica della creazione, precede quest'ultima, visto che Dio si è avvalso della parola per portare a termine la sua opera: “Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu” (Gn 1, 3). In questo modo, i cabalisti hanno provato, attraverso un metodo esegetico chiamato Gematria, un'interpretazione delle Scritture basata su calcoli numerici, combinatori, permutativi, ecc. delle lettere ebraiche che la compongono.

In una cappella della chiesa di San Francesco a Palma de Mallorca riposano i resti di Ramón Llull, il “Dottore illuminato”, com'era chiamato dai suoi contemporanei. Alla base della sua tomba, 14 angeli sostengono sette corone, ciascuna delle quali porta il nome di un'arte. Inciso su un cilindro di marmo bianco c'è il simbolo cabalistico 1. 2. 3. – 4. 5. 6. – 7- 8. 9. – 10, che sintetizza il segreto della tomba del grande filosofo.

Si tratta del simbolo cabalistico dell'“ascesi alla perfezione”: i dieci numeri si riferiscono ai dieci sefirot, o dieci attributi di Dio. Questi attributi sono perfezioni, e nel loro insieme riassumono l'idea di Dio. Acquisendo le dieci perfezioni, l'essere umano diventa perfetto. Sul piano materiale, questi numeri si applicano al perfezionamento dei metalli per giungere alla loro trasformazione in oro (alchimia).

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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