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Sul clima non c'è "un piano B"

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Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 06/08/15

Masullo (Greenaccord): "I dati sono peggiori di quanto previsto. I governi accolgano appello papa Francesco

"Siamo l'ultima generazione che può fare qualcosa". Non ha usato mezzi termini il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, presentando il 3 agosto il Clean Power Plan, il piano contro i cambiamenti climatici, che prevede una riduzione del 32% (rispetto al 2005) delle emissioni di monossido di carbonio delle centrali elettriche del Paese entro il 2030. Come ha precisato lo stesso presidente, tradotto, significa "87 milioni di emissioni di carbonio tolte da atmosfera". Un "obbligo morale" lo ha definito Obama che ha citato l’Enciclica "Laudato si'" di papa Francesco. Il presidente ha insistito sul rischio di oltrepassare un "punto di non ritorno" se non si interviene sui cambiamenti climatici e ha ammonito: "Abbiamo un solo pianeta. Non esiste un piano B. È ora di fare qualcosa di giusto, qualcosa per noi tutti". Aleteia ne ha parlato con Andrea Masullo, presidente del Comitato scientifico di Greenaccord e docente di fondamenti di economia sostenibile all'Università di Camerino.

Quanto è importante l'annuncio di Barack Obama?

Masullo: E' molto importante soprattutto perchè viene qualche mese dopo un accordo formale tra Stati Uniti e Cina che per la prima volta ha manifestato l'intenzione di assumere degli impegni consistenti in questo campo. Va rilevato che le due potenze insieme rappresentano il 42% delle emissioni mondiali di gas serra: se fanno sul serio, si tratta di impegni rilevanti.

Sufficienti a invertire la rotta verso il disastro ambientale?

Masullo: Purtroppo no, siamo ancora di fronte a interventi insufficienti per riportare il pianeta su una rotta "gestibile" di cambiamenti climatici. Ma questi paesi possono diventare il volano di un nuovo sviluppo economico. La riduzione annunciata dagli Stati Uniti, che ha grandi risorse carbonifere cui ora attinge largamente, significa investire enormi capitali nelle tecnologie pulite, nelle fonti rinnovabili, nel risparmio energetico e tutto ciò può dare una forte spinta all'economia mondiale in questa direzione. E' ciò che è avvenuto in Italia: una politica di incentivi a favore dell'energia fotovoltaica ci ha fatto risalire dagli ultimi posti al mondo ai primi in questo settore. Quando si passa una certa soglia di industrializzazione, la convenienza di alcune scelte appare evidente: la fonte primaria – il sole – costa zero; costa invece la tecnologia, ma quando si effettuano consistenti investimenti, i costi non possono che ridursi rapidamente.

Non è strano che un presidente Usa citi un'enciclica?

Masullo: Si cominciano a vedere gli effetti della spinta morale della "Laudato si'". Il problema ecologico, ha spiegato papa Francesco invitando tutti a confrontarsi su questo tema, non è fine a se stesso ma conseguenza di un atteggiamento sbagliato dell'economia verso l'uomo e verso la natura. Le conseguenze sono povertà, miseria, differenze, disastri ambientali che sono i paesi più poveri a pagare di più perchè hanno meno strumenti di tutela. Sui giornali c'è grande enfasi per il caldo torrido di questi giorni, ma qualche mese fa in India migliaia di persone che vivevano per strada sono morte per questo motivo. Il papa chiede allora a cattolici e non cattolici di aver cura dell'"ecologia integrale". E' auspicabile che gli effetti della spinta morale si manifestino anche nella Conferenza di Parigi di dicembre e i paesi ricchi affrontino questo gravissimo problema secondo responsabilità e non secondo egoismi di parte. Qui non sono in gioco le sorti di questo o quel governo impegnato a riportare a casa l'accordo più conveniente, ma dell'intera umanità.

Obama ha sottolineato che non c'è un "piano B"…

Masullo: Non c'è un piano B, infatti. Ma questa non deve essere vista come una condanna, bensì come una benedizione. Abbiamo una grande opportunità di un nuovo percorso di sviluppo che ci sganci dall'ossessiva dipendenza dall'aumento dei consumi, come viene sottolineato anche nell'enciclica. Ci sono tante cose al mondo che possono produrre più benessere, ricchezza e lavoro. Le energie alternative sono pulite e infinite: il sole non si spegne, il petrolio e il carbone finiscono. Possiamo realizzare nuovi posti di lavoro proteggendo l'ambiente ed evitando i disastri sul territorio che si ripetono continuamente. In questi giorni abbiamo visto gli effetti delle piogge a Firenze e nel Cadore ma ogni anno centinaia di persone muoiono a causa dell'incrocio tra l'incuria del territorio e gli effetti dei cambiamenti climatici. Quanti posti di lavoro si possono ottenere costruendo le infrastrutture necessarie ad affrontare i cambiamenti climatici? Penso alla necessità di conservare l'acqua a fronte dei lunghi mesi di siccità che si determineranno nel bacino del Mediterraneo. Questo è lavoro per geologi, operai, imprese ed è progresso economico per il benessere dell'umanità e non per il consumo. Si tratta di un esito verso il quale era già previsto di dover andare, solo che dobbiamo farlo più in fretta. Non tra cento anni, ma tra venti.

Perchè?

Masullo: I dati sono peggiori di quelli che pensavamo. La prospettiva di partenza della Conferenza di Parigi è quella di un aumento della temperatura del pianeta fino a 4-5 gradi entro la fine del secolo. Si pensava alla necessità di dover contenere questo aumento a 2 gradi per avere un livello di conseguenze accettabile con le tecnologie disponibili e le economie mondiali. Pochi giorni fa, invece, uno studio approfondito sullo scioglimento dei ghiacciai antartici del più grande climatologo mondiale, James Hansen, e di altri 16 climatologi di grande fama, ha dimostrato che i ghiacciai si stanno sciogliendo molto ma molto più velocemente di quanto si supponeva fino a oggi. E l'aumento del livello dei mari di qualche metro previsto nell'arco di trecento anni, si potrebbe avere già entro la fine di questo secolo. Questo si traduce in un disastro planetario considerato che la maggior parte delle metropoli e della popolazione mondiale vive lungo le coste. L'aumento della temperatura compatibile con le difese dell'umanità non deve quindi superare 1 grado e mezzo e la realtà è che oggi abbiamo già raggiunto gli otto decimi di grado. Per questo occorre non ridurre, ma azzerare le emissioni nel più breve tempo possibile.  

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