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Cosa accade durante la Messa spiegato in modo semplice (I)

Latin Mass Society in UK – it

UK Catholic/Marcin Mazur

Catholic Link - pubblicato il 05/08/15

Ci sono la liturgia della parola e la liturgia eucaristica...

di padre Juan José Paniagua

La Messa è il sacrificio di Cristo, che si è offerto una volta per sempre sulla Croce. È il centro della nostra vita cristiana e l’azione di grazie che presentiamo a Dio per il suo grande amore per noi. Non è un altro sacrificio, non è una ripetizione. È lo stesso sacrificio di Gesù che si rende presente. È una ri-presentazione del Calvario, memoriale, applicazione dei meriti di Cristo.

Ha due parti: la liturgia della parola (dopo essersi ben preparati attraverso la richiesta di perdono dei peccati) e la liturgia eucaristica, che è l’offerta al Padre da parte di Gesù e da parte nostra, perché anche noi siamo figli di Dio.

Per sapersi avvalere dei grandi frutti spirituali che ci vengono dati attraverso la celebrazione eucaristica bisogna conoscerla, comprendere i suoi gesti e i suoi simboli e parteciparvi con reverenza. Ecco la prima parte di una spiegazione che ti può aiutare a partecipare meglio a questo sacrificio.

1. Riti iniziali:

Canto di ingresso:

Ci prepariamo a iniziare la Messa con il canto di ingresso. È un canto che unisce tutti, perché alla Messa partecipano persone di diversi luoghi, culture ed età, e tutti cantiamo a una sola voce, come un corpo unico intorno a Cristo, per celebrare uno dei doni più grandi che Gesù ci ha lasciato: l’Eucaristia.

Segno della Croce:

La Messa inizia propriamente con il segno della croce, e finisce allo stesso modo, quando riceviamo la benedizione finale. Farsi il segno della croce ci ricorda che apparteniamo a Cristo. Nel linguaggio biblico, il nome rappresenta la persona stessa. Iniziare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo non è solo menzionare il nome di Dio, ma metterci alla sua presenza.

Atto penitenziale:


Posti alla presenza di Dio, la Chiesa ci invita a riconoscere con umiltà che siamo peccatori, perché come dice San Paolo “Non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto” (Rm 7, 15). Una cosa del genere succede a tutti noi. Per questo, all’inizio dell’Eucaristia riconosciamo umilmente, di fronte a tutti i nostri fratelli, che siamo peccatori.

E per chiedere perdono a Dio usiamo le parole del cieco che ha sentito che Gesù stava passando lì vicino, e visto che sapeva di non poter curare se stesso ma di aver bisogno dell’aiuto di Dio si è messo a gridare in mezzo alla folla: “Signore, abbi pietà di me”. Così, con fiducia nella misericordia di Dio, diciamo anche noi “Signore, pietà”.

Gloria:

La domenica e nelle solennità si recita questo inno, che riassume il senso massimo della vita cristiana: dare gloria a Dio. Lodare Dio, non solo perché è buono, o perché ci aiuta, o per le cose che ci dà. Rendergli gloria per chi è Lui, perché è Dio. Ci aiuta ad essere ben orientati, ad affermare che il senso massimo della nostra vita è Lui.

Preghiera colletta:


Non è il momento in cui si passa per raccogliere l’elemosina, questo viene dopo. Si tratta della preghiera colletta. È il momento in cui il sacerdote invita tutta la comunità a pregare chiedendo. Per questo, iniziando la preghiera il sacerdote dice a tutti: “Preghiamo”, e stende le mani in segno di supplica. È il momento di raccoglierci tutti in silenzio e chiedere al Signore per le nostre necessità. Al termine della preghiera colletta, tutti ci uniamo a quello che ha chiesto il sacerdote, dicendo insieme Amen. Si chiama colletta perché è la preghiera che raccoglie le richieste di tutti, perché come dice il Signore nel Vangelo “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà” (Mt 18, 19-20). Ed è una preghiera che ci unisce a tutta la Chiesa, visto che in qualsiasi angolo del mondo in cui si celebra la Messa quel giorno si pregherà per le stesse cose.

2. Liturgia della Parola:

Il Signore Gesù, prima di nutrirci con il suo Corpo e il suo Sangue alla tavola del sacrificio, ci nutre prima alla tavola della Parola. Attraverso le letture, ascoltiamo direttamente Dio che parla a noi, che siamo il suo popolo.

Letture:


La prima lettura è tratta da uno dei libri dell’Antico Testamento. È importante meditare su questi brani perché attraverso queste parole Dio ha preparato il suo Popolo alla venuta di Cristo, e preparano anche noi ad ascoltare Gesù, visto che la prima lettura è direttamente collegata al Vangelo che si leggerà.

Dopo la prima lettura si legge ilsalmo.

I salmi sono sempre stati una preghiera molto importante nella storia della Chiesa, perché quando preghiamo con i salmi preghiamo con le stesse parole di Dio, parole che Egli pone sulla nostra bocca perché sappiamo come chiedere, come esprimerci. Con i salmi impariamo a pregare, impariamo a parlare con Dio, usando le sue stesse parole, che si sono trasformate in preghiera.

La seconda lettura è tratta dal Nuovo Testamento: dalle lettere di San Paolo, dalle epistole cattoliche, dal libro degli Ebrei o dall’Apocalisse. Sono quindi gli scritti degli apostoli, ascoltiamo la predicazione dei primi uomini ai quali Gesù ha detto: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni… insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20).

Vangelo:


Nella prima lettura, Dio ci ha parlato attraverso i suoi profeti, nella seconda attraverso i suoi apostoli, nel Vangelo ci parla direttamente attraverso suo Figlio Gesù Cristo. È il momento più importante della liturgia della Parola, ascoltiamo direttamente Gesù che parla, che insegna, che cura. La parola Vangelo significa “buona novella”, e questa buona novella non è solo un messaggio, è Gesù stesso! La migliore notizia mai esistita! È un momento molto importante, per questo ci mettiamo in piedi, cantiamo con gioia l’alleluia e il Vangelo viene proclamato dal sacerdote. Lo ascoltiamo in piedi in segno di attenzione e della prontezza che vogliamo avere a seguirlo. E all’inizio ci facciamo il segno della croce sulla fronte, sulla bocca e sul petto, come a dire che riceviamo la Parola di Dio nella mente, la confessiamo con la bocca e la custodiamo nel cuore.

E infine… l’omelia:

Non basta ascoltare la Parola di Dio. C’è anche bisogno che ci venga spiegata in modo adeguato. Il termine “omelia” deriva da una parola greca che significa “dialogo”, “conversazione”. È il momento in cui il sacerdote spiega i passi proclamati per poterli approfondire. Se nel Vangelo Dio ci parla attraverso suo Figlio Gesù Cristo, nell’omelia ci parla attraverso la sua Chiesa.

Ecco la prima parte di questa spiegazione sulla Messa. Diteci se vi sembra che possa essere una risorsa utile per il vostro apostolato!

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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