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Come distinguere il bene dal male?

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<a href="http://www.shutterstock.com/pic-192230474" target="_blank" />confused man chooses road</a> © Falcona / Shutterstock

Padre Henry Vargas Holguín - Aleteia - pubblicato il 04/08/15

L'intenzione è importante, ma non è tutto

Sappiamo che i Dieci Comandamenti della legge morale naturale sono stati confermati dal Vangelo. Il Vangelo e gli altri testi del Nuovo Testamento dimostrano che Cristo insegnava morale.

E nel fare ciò, Cristo teneva conto sempre a mente le due dimensioni delle azioni umane: quella esteriore (gli atti esterni) e quella interiore (la rettitudine della coscienza umana e della volontà).

La morale deve tener conto di queste due dimensioni degli atti umani. Queste due dimensioni sono come un foglio di carta che ha un’altezza e una larghezza; se si spezza in una delle due parti smette di essere ciò che era.

Una semplice morale centrata solo sulle intenzioni e che non tenga conto delle opere in cui si plasmano gli atteggiamenti e le intenzioni sarebbe una morale falsa o incompleta.

Il Signore dava un’importanza fondamentale alla dimensione interiore, al cuore (in termini biblici).

Gesù ha insegnato che il male risiede nel cuore, ovvero nella coscienza e nella volontà: “Ciò che esce dalla bocca proviene dal cuore. Questo rende immondo l’uomo” (Mt 15,18).

Cristo lo sottolinea con ancora più forza quando parla dell’adulterio del cuore. Se si estirpa la radice cattiva, non ci sono frutti cattivi.

Gesù indica dove si trova la causa di queste opere, che in definitiva sono una manifestazione di ciò che c’è dentro.

Il fatto che la dimensione interiore dell’atto umano abbia un’importanza fondamentale non vuole dire che la dimensione esteriore, “l’azione”, non influisca sulla persona o non abbia rilevanza morale.

Qualsiasi cosa negativa, per quanto possa essere buona l’intenzione con cui si esegue, non smette di provocare il male, e l’atto umano che la realizza – composto dal soggettivo e dall’oggettivo – risulta negativo e danneggia la persona.

Non basta, quindi, avere l’intenzione di agire rettamente perché la nostra azione sia oggettivamente retta o conforme alla legge morale. Serve anche che ciò che si fa sia davvero buono.

Il problema è che al giorno d’oggi c’è molta confusione tra ciò che è moralmente positivo e ciò che non lo è, sia nel foro interno che in quello esterno.

Il peccato originale non è stato né il fatto che i nostri progenitori abbiano mangiato una mela né una semplice disobbedienza a Dio, ma, istigati dal maligno, far passare i nostri criteri di vita come norma suprema di condotta o norma divina, mettendo da parte Dio e i suoi comandamenti.

Ricordiamo, però, un testo molto prezioso che ci aiuta a pensare: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro” (Isaia 5, 20).

È normale, oggi e sempre, vedere le cose al contrario; è l’eterna tentazione del maligno: che l’uomo sia Dio e decida cos’è buono e cosa non lo è.

Il fatto che si sia caduti in questa tentazione si vede da espressioni come “Se qualcosa mi dà piacere (indipendentemente da cause e conseguenze) è positivo”, “Lo fanno tutti, quindi va bene”, “Non faccio del male a nessuno e ancor meno se non mi vedono”, “Non importa se è buono o cattivo, l’importante è che a me sembri che vada bene”, “A guardarlo bene non sembra tanto male come dicevano”…

A volte ciò che è positivo viene considerato negativo o strano, si invertono le cose, ad esempio la corretta identità sessuale e il conseguente comportamento sessuale iniziano ad essere ritenuti strani; il valore della famiglia è positivo e lo si vuole distruggere come se fosse negativo.

I comandamenti che Dio ci ha dato sono positivi, ma per molti sono negativi; che i bambini sappiano di Dio è a volte mal visto o addirittura ostacolato.

A volte, quanto più una cosa è proibita, più è desiderata. Il bene non soddisfa più l’uomo, e quindi si cerca il male e poi si giustifica. A volte si considera positivo commettere un crimine, o si confonde ciò che è legale con ciò che è morale… In questo modo non avanziamo, ma retrocediamo, perché si perde il nord (Dio) a causa della perdita della nozione di peccato.

Vivere è una cosa molto semplice, ma spesso la complichiamo. Né gli animali né gli altri esseri viventi della creazione si complicano la vita. Non si preoccupano del loro passato né si affannano per il domani. Solo noi esseri umani siamo capaci di trasformare, ad esempio, un “Sì, finché la morte non ci separi” in un “Voglio divorziare”, “Non ce la faccio più”, ecc. Succede lo stesso nei rapporti, negli affari, sul lavoro e in altri ambiti della vita.

Dio ci ha dato questa capacità di scegliere. La vita è una scelta costante, e la nostra scelta è quella che ci rende liberi o schiavi. Scegliere il bene è essere liberi, scegliere il male è la risposta passiva a una tentazione che ci schiavizza, ci toglie la libertà.

E senza libertà dimentichiamo la nostra vera identità di figli di Dio e ci perdiamo il meraviglioso destino della vita. Di tutta la creazione, l’uomo è l’unico essere al quale Dio ha dato la capacità di scegliere.

Nel libro della Genesi vediamo che Dio ha dato all’essere umano un mandato: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti” (Genesi 2, 16-17).

Sappiamo già come finisce la storia e sappiamo che oggi subiamo le conseguenze della scelta di Adamo ed Eva. La loro scelta ha portato morte, schiavitù, sofferenza e maledizione.

Non possiamo più cambiare il nostro passato, ma possiamo cambiare il nostro futuro a partire da oggi con due passi: chiedere il perdono a Dio nella confessione per i peccati passati e presenti e poi scegliere bene avendo gli stessi sentimenti di Cristo e senza escludere la croce.

Si tratta di scegliere il bene e di compierlo bene. Se scegliamo bene il bene, nella vita ci andrà bene. Scegliamo con Gesù Cristo. Egli è la via da scegliere per camminare nella verità e dirigersi al regno dei cieli, è la luce di questo cammino ed è la porta alla fine di questo. Ed è una porta stretta.

Gesù vuole essere Colui che indica la via da percorrere. Se cerchiamo davvero con sincerità la verità e la via del bene e della vera felicità, dobbiamo confidare in Lui. Con Lui impareremo ad essere sinceri, onesti, puri, umili, generosi, per avere sempre la gioia a fior di pelle ed essere forti per saper lottare contro chi ci seduce a percorrere un’altra via.

Nel mondo ci sono molte luci e molti buoni esempi di cui tener conto, come i santi. Viviamo bene, viviamo per l’eternità, e con la nostra luce presa dalla luce di Cristo illuminiamo il cammino di tanti altri che hanno bisogno del nostro aiuto, del nostro esempio e della nostra amicizia.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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