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Come difendersi dalle calunnie?

© igor.stevanovic / SHUTTERSTOCK

don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 04/08/15

“Le parole possono uccidere”. Ha detto papa Francesco. Come reagire?

Se una persona viene calunniata come fa a difendersi? Nel caso di una minaccia fisica c'è la legittima difesa, ma di fronte a un linciaggio morale? In genere il calunniato viene a sapere le cose quando è troppo tardi per applicare la correzione fraterna. Eppure mi sembra che soffrire e lasciar correre sia un cattivo servizio per lo stesso calunniatore.
Ezia D., Brescia

La calunnia è terribile, più di una violenza fisica, perché ci si sente impotenti, deboli, indifesi. Spesso avviene alle nostre spalle e non c'è modo di difendersi. “Anche le parole possono uccidere!”, ha detto papa Francesco all'Angelus di domenica 16 febbraio 2014.

Il Catechismo, tra i peccati contro l'ottavo comandamento che danneggiano la reputazione altrui, fa alcune distinzioni: il giudizio temerario si ha quando, anche solo tacitamente, si ammette come vera, senza sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo; la maldicenza avviene quando, senza un motivo oggettivamente valido, si rivelano i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano; la calunnia vera e propria è commessa da chi, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli altri e dà occasione a giudizi erronei su di loro (cfr. n. 2477).

Come ci si può difendere? Prima di tutto non cadendo nello stesso peccato, evitando noi per primi calunnie, maldicenze e mormorazioni. Dobbiamo far nostre le esortazioni di Paolo: “Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un'opportuna edificazione. […] Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Efesini 4,29-32).

E' giusto poi difendere la nostra buona fede e il nostro comportamento retto replicando a chi ci accusa o a chi ci riporta le maldicenze nei nostri confronti. In qualche caso, ci sono calunnie passibili di querela in sede civile. Va anche ricordato a chi ci ha offeso, quando è possibile, il dovere della riparazione. Come ricorda il Catechismo, “ogni colpa commessa contro la giustizia e la verità impone il dovere di riparazione, anche se il colpevole è perdonato. Quando è impossibile riparare un torto pubblicamente, bisogna farlo in privato; a colui che ha subìto un danno, qualora non possa essere risarcito direttamente, va data soddisfazione moralmente, in nome della carità”.

San Filippo Neri, a una donna molto “chiacchierona”, diede come penitenza di spennare una gallina e di spargere le piume per tutta Roma; e in seguito le impose di raccogliere tutto quello che aveva sparso. Ovviamente era impossibile. Così avviene per le chiacchiere e le calunnie. In fondo, l'unico vero rimedio al male subìto è il bene. Anche la correzione fraterna deve essere guidata dall'amore.

Lo spiegava bene sant'Agostino: “Ti viene imposto un breve precetto: ama e fa' ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli; parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene”.

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