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Bambini e cellulari: i nuovi “tossici” del XXI secolo?

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Salvador Aragonés - Aleteia - pubblicato il 04/08/15

Come risolvere i gravi problemi degli iPhone e delle reti sociali nei figli

di Salvador Aragonés

Quello che dirò è un po' forte, ma non è altro che uno dei tanti casi di cyberbullismo. Il padre di un adolescente mi ha detto un giorno parlando del figlio:Mio figlio si collega a Facebook sul computer e lo lascia aperto senza chiudere la sessione, e a volte lo fa dal cellulare della madre. La questione è che sua madre vede tutto ciò che riceve sul computer. Una volta mia moglie ha iniziato a leggere un dialogo del figlio con un compagno di scuola di un anno più grande. Lo ha spinto a confessare di essere dell'altra sponda, ovvero omosessuale, cosa totalmente falsa”. Il ragazzino ha dovuto cambiare città. È uscito da Facebook.

Le reti sociali comportano il pericolo che le persone non sappiano parlare faccia a faccia. Meglio la chat (pensiamo). Ci sono adolescenti che hanno 800 “amici” su Facebook. Li conoscono? Neanche per sogno. Non sanno chi siano. Comunicano con estranei e questi estranei comunicano con loro.

Parlando di problemi, c'è anche quello dei Phonbies. Tutti possiamo diventare un Phonbi, a causa del Phubbing, termine apparso nel 2007 accanto agli smartphones. Si definiscono così quelle persone che ignorano ciò che le circonda e interrompono una conversazione perché “devono” rispondere alla chat. L'altra persona deve aspettare che finisca la chat per continuare a parlare. “Di cosa stavamo parlando?” Si ricomincia la conversazione e dopo tre minuti l'altro “deve” rispondere nuovamente alla chat e così via, e la conversazione si perde.

E quando suona il cellulare a Messa? Le persone non possono aspettare ed escono dalla chiesa, e tornano al Padre Nostro. Non hanno assistito alla Messa! La chiamata poteva attendere? Nella maggior parte dei casi sì.

Ho chiesto a una ragazza di 15 anni, molto corretta, con la testa sulle spalle, se aveva un iPhone e se lo usava molto. “Poco”, mi ha risposto, “perché mia madre non me lo lascia nelle ore di lavoro e di studio; la mattina fino all'ora di pranzo, e il pomeriggio non lo uso dalle cinque alle otto”. Ma questo è proibire. “I miei genitori dicono che anche loro hanno molti divieti, cose che non possono fare e ottenere nella loro vita”. Risposta valida.

Un'altra madre, che vedeva la figlia perdere troppo tempo a chattare, le ha tolto l'apparecchio, e ha verificato – terrorizzata – che in due ore e mezza aveva ricevuto 500 messaggi di whatsapp. Come ci si può concentrare in questo modo?

Molti genitori dicono che non possono farci nulla, e si arrendono di fronte all'esigenza dei figli. A volte sarà duro dover usare l'autorità genitoriale, ma educare i figli con responsabilità è il loro dovere più importante.

I figli dispongono di una vetrina mondiale in cui c'è di tutto com'è Internet in età in cui non hanno difese a livello di volontà né nella loro conoscenza di fronte agli input che provengono da fuori. Bisogna mettere dei paletti, non si può guardare dall'altra parte.

È come se tua figlia o tuo figlio, bambino o adolescente, andasse in una farmacia e comprasse senza essere consigliato pasticche per il mal di testa, l'acidità di stomaco, il ciclo mestruale, la colite ecc., senza chiedere consiglio neanche al farmacista. Quale sarebbe il risultato? Non ha conoscenza né esperienza, diremmo!

Consigli

Per concludere, lascio qualche consiglio:

– Essere prudenti ed educare alla prudenza, insegnando ai figli ciò che può accadere loro. Bisogna tener conto del fatto che anche per gli adulti Internet comporta cose positive e negative. Dall'altro lato, non è consigliabile che le bambine e i bambini abbiano per uso personale un iPhone e un computer fino ai 15-16 anni, in base alla maturità.

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dipendenzanuove tecnologie
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