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15 insegnamenti dei santi sull’amicizia

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Felipe Aquino - Aleteia - pubblicato il 04/08/15

Chi trova un amico trova un tesoro!

Può essere che molti di noi siano ricchi e ancora non se ne rendano conto. La Parola di Dio ci insegnava già dall'Antico Testamento che “un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele, non c'è prezzo, non c'è peso per il suo valore. Un amico fedele è un balsamo di vita, lo troveranno quanti temono il Signore” (Siracide 6, 14-16).

Se Gesù, che è Dio, ha voluto aver bisogno di amici per proseguire il suo percorso in questo mondo, immaginatevi noi! L'essere umano non può vivere come un'isola. San Giovanni Bosco ha affermato che “il Signore ci ha messo al mondo per gli altri”. È una grande verità! Potremmo perfino dire che a partire da Cristo l'amicizia ha acquisito un senso nuovo. L'amico è colui che ha scoperto il valore e la dignità del fratello, alla luce del Vangelo.

Questa amicizia sincera, nel vero senso umano e cristiano, si è diffusa tra i primi cristiani rifugiati nelle catacombe. La storia della Chiesa è caratterizzata da esempi di profonda amicizia tra i santi padri, come San Basilio e San Gregorio, tra i grandi santi, come San Francesco d'Assisi e Santa Chiara, Sant'Ambrogio e Santa Monica, e molti altri.

In uno dei suoi splendidi scritti, San Gregorio Nazianzeno, uno dei padri della Chiesa, ha scritto sul suo amico San Basilio e ci ha spiegato un po' come vivevano profondamente l'amicizia:

“Ci siamo incontrati ad Atene. Come il corso di un fiume, che partendo dall'unica fonte si divide in molti bracci, Basilio ed io ci eravamo separati per cercare la saggezza in diverse regioni, ma ci siamo riuniti come se ci fossimo messi d'accordo, senz'altro perché Dio ha voluto così.

In questa occasione, non solo ammiravo il mio grande amico Basilio constatando la serietà dei costumi e la maturità e la prudenza delle sue parole, ma cercavo di persuadere altri che non lo conoscevano tanto bene a fare lo stesso. Poi ha iniziato ad essere tenuto in considerazione da molti che già conoscevano la sua reputazione.

Cos'è accaduto allora? Egli è stato quasi l'unico tra tutti quelli che andavano a studiare ad Atene ad essere dispensato dalla legge comune, e sembrava aver raggiunto più stima di quella che comportava la sua condizione di novizio. Questo è stato il preludio della nostra amicizia, la scintilla che ha fatto nascere la nostra intimità; così siamo stati toccati dall'amore reciproco.

Con il passare del tempo, abbiamo confessato l'uno all'altro lo stesso desiderio: la filosofia era quello a cui aspiravamo. Da allora eravamo tutto l'uno per l'altro; abitavamo insieme, consumavamo i pasti alla stessa tavola, eravamo sempre d'accordo aspirando agli stessi ideali e coltivando ogni giorno la nostra amicizia in modo più stretto e saldo.

Ci muoveva lo stesso desiderio di ottenere ciò che c'è di più desiderabile: la scienza; non avevamo invidia, ma valorizzavamo l'emulazione. Entrambi lottavamo, non per vedere chi raggiungeva il primo posto, ma per cederlo all'altro. Ciascuno considerava la gloria dell'altro come propria.

Sembrava che avessimo un'unica anima in due corpi, e anche se non si deve dare credito a coloro che dicono che tutto si trova in tutte le cose, nel nostro caso si poteva affermare che di fatto ciascuno si trovava nell'altro e con l'altro.

L'unico compito e obiettivo di entrambi era raggiungere la virtù e vivere per le speranze future, di modo che, anche prima di partire da questa vita, fossimo emigrati da questa. In tale prospettiva, abbiamo organizzato tutta la nostra vita e il nostro modo di agire. Ci siamo lasciati guidare dai comandamenti divini stimolandoci a vicenda nella pratica della virtù. E se non sembra presunzione da parte mia dirlo, eravamo l'uno per l'altro la regola e il modello per discernere ciò che era giusto e ciò che era sbagliato.

Come ogni persona ha un soprannome ricevuto dai suoi genitori o acquisito da sé, ovvero a causa dell'attività o dell'orientamento della sua vita, per noi la maggiore attività e il maggior nome era essere realmente cristiani e riconosciuti come tali” (Dall'Officio delle Letture).

La vera amicizia, oltre ad essere un rapporto tra persone, è aiuto reciproco e cammino spirituale. Possiamo percepirlo chiaramente nella vita dei santi. In una delle sue catechesi, papa Benedetto XVI ha sottolineato:

“È questa una caratteristica dei santi: coltivano l’amicizia, perché essa è una delle manifestazioni più nobili del cuore umano e ha in sé qualche cosa di divino, come Tommaso stesso ha spiegato in alcune quaestiones della Summa Theologiae, in cui scrive: 'La carità è l’amicizia dell’uomo con Dio principalmente, e con gli esseri che a Lui appartengono'”.

Ecco 15 insegnamenti che ci hanno lasciato i santi sull'amicizia:

1- “Non sempre chi è indulgente con noi è nostro amico, né colui che ci castiga nostro nemico. Meglio sono le ferite dell'amico, che non i fraudolenti baci del nemico. È meglio amare con severità che ingannare con dolcezza” – Sant'Agostino

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amicizia
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