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Sant’Alfonso, doctor zelantissimus

© papastronsaypictures.blogspot.it/
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Benedetto XVI: "un esempio di pastore zelante, che ha conquistato le anime predicando il Vangelo"

Chi non conosce almeno la prima strofa del celebre canto natalizio "Tu scendi dalle stelle"? Un autentico evergreen della tradizione musicale popolare. Non tutti sanno, però, che il suo autore è sant'Alfonso Maria de' Liguori, avvocato, teologo, vescovo e dottore della Chiesa, fondatore della Congregazione religiosa del Santissimo Redentore, autore di numerose pubblicazioni dogmatiche e morali e, appunto, compositore, la cui festa liturgica ricorre il 1° agosto.

 

Un vero concentrato di talenti per la maggior gloria di Dio, sant'Alfonso, che operò nella Napoli del Settecento. Nella città partenopea Alfonso era nato il 27 settembre 1696 e a soli 12 anni si era iscritto all'Università, dove nel 1713 consegue il dottorato in diritto civile e canonico, cominciando ad esercitare la professione di avvocato a 16 anni.

 

Si può capire come il padre Giuseppe Liguori, nobile e ufficiale superiore della marina militare, che, fin da piccolo, aveva curato in modo particolare la formazione del suo primogenito affidandolo a precettori illustri come il pittore Francesco Solimena, non vedesse di buon occhio la vocazione religiosa manifestata dal giovane Alfonso. Tra i due fu alla fine raggiunto un compromesso: no all'ingresso nella Congregazione dell'Oratorio di san Filippo Neri, sì all'ordinazione come sacerdote diocesano (nel 1726) con residenza nella casa paterna.

 

IL VANGELO PER I POVERI

 

Uomo di grande cultura, lo zelo di Alfonso si dirigeva soprattutto verso i più umili a cui spiegava il Vangelo con parole semplici, riunendoli davanti alla chiesa di Santa Teresa degli Scalzi. Allo stesso modo, quando in seguito al terremoto del 1731 che aveva colpito Foggia ebbe notizia che i fedeli si stavano allontanando dalla Chiesa, vi si recò a predicare. La tradizione vuole che proprio qui, mentre era atto a predicare nella chiesa di San Giovanni Battista, il futuro santo sarebbe stato avvolto in un fascio di luce e la folla radunata lo avrebbe visto levitare da terra. La stessa semplicità nell' evangelizzare connota la congregazione del Santissimo Redentore, fondata non senza difficoltà e contrasti da sant'Alfonso e approvata nel 1749 da papa Benedetto XIV.

 

"Il Paradiso di Dio – scriveva il santo nelle "Opere ascetiche" è il cuore dell'uomo. Dio vi ama? Amatelo. (…). Prendete il costume di parlargli da solo a solo, familiarmente, e con confidenza e amore, come a un vostro amico, il più caro che avete e che più v'ama" e ancora: "Il vostro Dio sta sempre appresso di voi, anzi dentro di voi. Non v'è portiere per chi desidera parlargli; anzi Dio gusta che voi trattiate confidenzialmente con lui. (…) Non aspetta se non che voi gli parliate, per dimostrarvi che vi sta vicino ed è pronto ad udirvi e consolarvi".

 

Il padre redentorista Augustin Berthe (1830-1907) nella vita del santo fondatore sottolinea la profonda vita di preghiera e di sacrificio di Alfonso: Passava il suo tempo libero ai piedi di Dio, in pie letture ed in sante orazioni. Dopo una preparazione, spesso assai lunga, celebrava la Messa con la pietà di un Angelo: il suo ringraziamento durava ore intere. Le sue visite al SS. Sacramento, che erano assai frequenti […]. Affine di rassomigliare a Gesù Crocifisso, non indietreggiava dinanzi a nessuna mortificazione […]”.

 

LO ZELO PER IL POPOLO

 

Il papa Clemente XIII lo nominò nel 1762 vescovo della diocesi di sant'Agata de' Goti. Quando il Regno di Napoli, due anni più tardi, fu colpito da una tremenda carestia, Alfonso non si limitò a confortare i fedeli ma si adoperò attivamente, insieme ai governatori locali e ai sacerdoti per il bene della popolazione adoperandosi, tra le altre cose, per calmierare il prezzo del pane. Una grave forma di artrite che gli deformò la spina dorsale lo costrinse a lasciare il ministero episcopale nel 1775.

 

Secondo i suoi agiografi, mentre era ancora vescovo, nel 1774, fu protagonista di un episodio di bilocazione: mentre i confratelli a Sant'Agata de' Goti lo videro per due giorni immobile su una poltrona, Alfonso sarebbe stato visto a Roma mentre confortava papa Clemente XIV in agonia e successivamente partecipava ai suoi funerali.

 

Sant'Alfonso morì il 1° agosto 1787 nella casa dei Redentoristi a Nocera dei Pagani dove si era ritirato e le sue spoglie riposano nell'omonima basilica di Pagani (in provincia di Salerno). Nel 1816 fu beatificato e nel 1839 seguì la canonizzazione.
 

 

UN PATRONO PER CONFESSORI E MORALISTI

 

Nel periodo successivo alla fondazione della congregazione, sant'Alfonso aveva completato la stesura di numerosi testi di ascesi, morale e dogmatiche destinati ad avere grande diffusione (fu uno degli autori più ristampati del Sette-Ottocento). Tra questi assumono particolare importanza la Theologia moralis (1753-1755) e La pratica del confessore (1755). Fu per queste sue opere e per tutta la sua predicazione che papa Pio IX lo proclamò dottore della Chiesa nel 1871 – tra i 36 dottori della Chiesa il più "veloce" nell'ottenere il titolo, a soli 84 anni dalla morte – mentre Pio XII nel 1950 gli conferì il titolo di "celeste patrono di tutti i confessori e moralisti".

 

Tra i dottori della Chiesa sant'Alfonso ha meritato il titolo di "Doctor zelantissimus" per indicare il suo costante impegno per un agire pastorale radicato nell'amore a Dio e al suo popolo. “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori – ha detto Papa Benedetto XVI in una catechesi – è un esempio di pastore zelante, che ha conquistato le anime predicando il Vangelo e amministrando i Sacramenti, unito ad un modo di agire improntato a una soave e mite bontà, che nasceva dall’intenso rapporto con Dio, che è la Bontà infinita. Ha avuto una visione realisticamente ottimista delle risorse di bene che il Signore dona ad ogni uomo e ha dato importanza agli affetti e ai sentimenti del cuore, oltre che alla mente, per poter amare Dio e il prossimo”.
 

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