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Pakistan: “Ci sono altre 130 Asia Bibi”

© A MAJEED / AFP
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Intervista al direttore del Centro per la Pace di Lahore, il domenicano James Channan

Aiuto alla Chiesa che Soffre ha parlato con padre James Channan, domenicano di Lahore, circa la decisione della Corte Suprema del Pakistan di ascoltare l’appello di Asia Bibi, condannata per blasfemia.

Padre Channan è l’ex vicepresidente dell’Ordine Domenicano in Pakistan e direttore del Centro per la Pace di Lahore, un centro impegnato ad approfondire la conoscenza religiosa di laici e chierici, per costruire vincoli interreligiosi con la maggioranza musulmana del Pakistan, che rappresenta il 96% di una popolazione di 196 milioni di abitanti. I cristiani sono solo il 2%, includendo 2 milioni di cattolici.

Padre Channan è stato recentemente all’ONU per ricevere il Global Ambassador of Peace Award (Premio Ambasciatore Globale della Pace), dell’Istituto per lo Sviluppo Internazionale.

La vita di Asia Bibi sarà risparmiata?

Il Tribunale Supremo del Pakistan ha compiuto un grande gesto fermando la condanna alla pena di morte. Verrà rivisto l’intero dossier, inclusa la condanna alla pena capitale. Credo fermamente che si farà giustizia, che la sua innocenza verrà provata e che verrà liberata. La legge sulla blasfemia è stata utilizzata a fini personali. L’accusa è stata un atto di vendetta.

Se venisse liberata, la sua vita sarebbe in pericolo?

Sì, purtroppo sì. Ci sono fanatici decisi a uccidere una persona perché viene accusata, indipendentemente dal risultato legale. Asia Bibi non può restare in Pakistan e si vedrà costretta a trasferirsi all’estero. Questi casi si sono verificati molte volte in passato. I nostri uomini hanno bisogno di educazione e di imparare a rispettare le decisioni dei tribunali.

Quanti cristiani sono attualmente in prigione con l’accusa di blasfemia?

Calcolo che ci siano 130 cristiani di cui è in atto il processo, ma la gente si sorprenderà sapendo che ci sono circa 950 musulmani attualmente in mano alla giustizia. Le leggi si promulgano molto più contro i musulmani, e spesso sono gli strumenti per risolvere dispute di denaro o per sistemare questioni personali.

C’è però una grande differenza tra le accuse ai musulmani e quelle ai cristiani: quando un musulmano viene accusato, è solo un musulmano accusato, mentre nel caso di un cristiano accusato sarà tutta la sua comunità, tutto il suo quartiere ad essere incriminato. In molti casi, il villaggio o tutto il quartiere cristiano è stato dato alle fiamme e ridotto in cenere.

Pensa che un giorno in Pakistan verrà revocata la legge contro la blasfemia?

Non avverrà. È una questione molto delicata e sensibile. I gruppi estremisti sono molto forti. Si potrebbero però instaurare certe garanzie. Si dovrebbero impedire gli abusi di questa legge, ad esempio il suo utilizzo per scopi personali o economici. Chi avanza false accuse dovrebbe essere punito, e questa idea è condivisa da un numero crescente di musulmani, anche da leader di spicco.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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