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Cina comunista: il Governo ordina di ritirare le croci, ma i cristiani ne collocano ancora di più

AP Photo/Didi Tang

John Burger - Aleteia - pubblicato il 30/07/15

La polizia cinese non riesce più a combattere tante croci cristiane non autorizzate

La Lituania ha la sua Collina delle Croci. La Cina può avere ora una Città delle Croci!

Wenzhou ha 3 milioni di abitanti ed è situata nella provincia di Zhejiang, nella Cina orientale. È una città costiera che costituisce la base di una delle maggiori comunità cristiane cinesi, con circa 300.000 cattolici e un milione di protestanti, membri sia di Chiese autorizzate dal Governo che di “assemblee domestiche” clandestine, che hanno fatto guadagnare alla città l’appellativo di “Gerusalemme d’Oriente”.

Le autorità della zona insistono a rimuovere le croci “non autorizzate” che i cristiani collocano nelle chiese locali. La “campagna del male” per rimuovere le croci è coordinata dal Partito Comunista, dicono gli attivisti cristiani. A loro avviso, oltre 1.200 croci sono state ritirate dalle chiese della provincia di Zhejiang dalla fine del 2013, quando il Governo ha impartito quest’ordine. Nelle ultime settimane c’è stato un picco delle rimozioni.

Di fronte alla repressione, un vescovo 89enne, accompagnato da 20 sacerdoti, è andato a protestare personalmente davanti alla sede del Governo locale. L’immagine di monsignor Vincent Zhu Weifang, che cammina con un bastone e che ha guidato la protesta il 24 luglio, ha ispirato molti cattolici locali a resistere, in base a fonti consultate dal sito ucanews.com. Vari poliziotti sono apparsi sul posto durante la protesta, durata due ore, ma secondo dei testimoni oculari non sono state prese misure repressive in quel momento.

Di fronte a ciò, otto sacerdoti di Zhejiang hanno cercato l’aiuto della Chiesa di Pechino per spingere il Governo a interrompere la campagna di rimozione delle croci.

Nell’agosto scorso, monsignor Zhu ha diffuso una lettera aperta in cui invitava i cattolici a difendere i propri diritti e la propria dignità di fronte alla repressione. È stata la prima volta che la Chiesa cattolica ha portato la causa in strada. I protestanti avevano già manifestato in alcune occasioni precedenti.

Zhejiang ha una popolazione cattolica di 210.000 fedeli. La diocesi più grande della provincia è quella di Wenzhou, ridotto della comunità “non ufficiale” della Chiesa, composta da circa 120.000 membri. Anche la comunità cattolica non riconosciuta dal Governo nell’area di Yongqiang ha fatto appello a tutte le sue parrocchie per pregare e digiunare come forma di protesta non violenta in difesa del proprio diritto di celebrare la fede.

I predicatori protestanti stanno incentivando le proprie congregazioni a fare lo stesso, opponendosi pacificamente alle rimozioni e collocando croci di legno nelle proprie case e sulle proprie macchine, ha riferito The Guardian.

“Ogni volta che abbattono una croce ne collochiamo di nuove”, ha affermato un leader cristiano di Zhejiang al quotidiano britannico. “Stiamo perfino pensando a confezionare bandiere e vestiti con delle croci stampate. Faremo fiorire la croce in tutta la Cina!”

La polemica può richiamare l’attenzione internazionale, soprattutto perché Barack Obama si recherà a breve in Cina, e anche perché l’anno prossimo nel Paese asiatico si svolgeranno le elezioni presidenziali.

Secondo The Guardian, attivisti di tutto il mondo stanno già chiedendo che Obama sollevi la questione presso il Presidente Xi Jinping quando questi realizzerà la sua prima visita di Stato negli Stati Uniti, a settembre.

Marco Rubio, candidato repubblicano alla Presidenza degli Stati Uniti, ha affermato nell’ultima settimana che “la libertà religiosa è senza dubbio sotto attacco in Cina”.

Nel frattempo, ha aggiunto, la repressione “ha avuto la conseguenza non intenzionale di dare a molti fedeli una maggiore vivacità, come si evidenzia dalla crescita esplosiva del cristianesimo in Cina”.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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