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“Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”

© ServizioFotograficoOR/CPP
January 12,2013: Pope Francis leads a special Baptism ceremony at the Sistine Chapel in the Vatican.
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L'invito di Papa Francesco a riscoprire il valore di questo sacramento

Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

Francesco lo dice adesso, da Papa. Ma lo diceva già quand’era arcivescovo di Buenos Aires. Lo diceva, e lo metteva in pratica. Era convinto che la Chiesa dovesse uscire da una concezione “proprietaria” dei sacramenti. Perché, ripeteva, “i sacramenti sono per la vita degli uomini e delle donne così come sono”. E infatti, quando gli si rivolse quella povera donna, sola, che aveva avuto sette figli da due uomini diversi, e che voleva battezzarli ma non aveva i soldi per la cerimonia e non riusciva a trovare così tanti padrini, Bergoglio accettò subito. Li battezzò tutt’e sette nella cappella dell’arcivescovado, con due soli padrini. E alla fine ci fu anche un piccolo rinfresco.

E così, maturò quell’idea. La Chiesa bonaerense pubblicò unvademecum, nel 2009, invitando tutti a far battezzare i propri figli e a farsi battezzare. Ma Bergoglio andò su tutte le furie quando scoprì che alcuni parroci negavano il battesimo ai bambini, perché figli di ragazze madri o di genitori non sposati in chiesa. Non riusciva assolutamente a capire la mancanza di misericordia di quei ministri di Dio. Era come serrare le chiese, e far entrare solamente chi avesse il “patentino” di cattolico ufficiale. “Ma poi – tuonava il cardinale – che c’entrano i bambini, di fronte a Dio, con le mancanze dei loro genitori?!”.

Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

E’ solo l’ultimo dei richiami, sempre più insistenti, che Francesco ha fatto su questo argomento dall’inizio del pontificato. Ha cominciato sostenendo l’importanza di battezzare presto i bambini. Poi se ne é uscito con quell’affermazione molto perentoria: “Un bambino battezzato o un bambino non battezzato nonè lo stesso!”. Quindi, un giorno, ha prospettato il problema tra il paradossale e il divertente: “Se domani venissero i marziani. Verdi, con quel naso lungo e le orecchie grandi, come vengono dipinti dai bambini. E uno dicesse: ‘Voglio il battesimo!’ Cosa accadrebbe?”.
La riflessione sul battesimo si intreccia con quella sulla misericordia divina. La Chiesa è sempre chiamata a essere la “casa aperta” del Padre: non è una “dogana”, perciò non si dovrebbero mai chiudere le porte dei sacramenti. E assieme alle parole, parole così nuove, così “pesanti”, ci sono i gesti che Francesco compie. Gesti forti, gesti che diventano strumenti per creare una nuova mentalità. Gesti che aveva già fatto in Argentina, ma che ora, ripetuti da Papa, acquistano tutto un altro significato; diventano un “precedente”, un esempio da seguire. Nella cappella Sistina, all’inizio del 2014, conferisce il battesimo a un gruppo di bambini: e, tra di loro, ce ne è una, Giulia, figlia di una coppia sposata solo civilmente.

Non rifiutate mai il battesimo a chi lo chiede”.

Per comprendere in profondità il discorso di Francesco sul battesimo, bisogna fare un minimo di storia su questo sacramento, su come è stato celebrato nel tempo, in un alternarsi di “ondate” contrapposte. Da una parte – com’era nella Chiesa primitiva, e come sosteneva con forza Tertulliano – quanti sostengono che il battesimo andrebbe conferito ad adulti che lo chiedano personalmente e consapevolmente, preparandosi attraverso il catecumenato. Dall’altra parte – e qui ha avuto un grande peso la “minaccia” del Limbo, invece del Paradiso, in caso di morte prematura – quanti invece sono per il conferimento immediato ai bambini appena nati.

Ed è questa seconda prassi – fondata sulla purificazione dalpeccato originale e quindi sulla preoccupazione di battezzare tutti i neonati – a dominare a lungo nella comunità cattolica. Con il risultato, oltre a una dilagante quanto ambigua sacramentalizzazione, che

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