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Cina: un’impresa impone alle sue impiegate un calendario di gravidanza

©Stefan Pasch
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“Il piano delle nascite dovrà essere stabilito in anticipo e sarà applicato rigorosamente pena sanzioni”, precisa una circolare dell’impresa

Un'impresa privata della provincia di Henan, in Cina, chiede al suo personale femminile di “creare un calendario delle gravidanze” per una migliore organizzazione del lavoro durante il congedo di maternità.

Le giovani vengono minacciate dicendo loro che in caso non rispettino il calendario possono perdere il lavoro, l'extra di fine anno e qualsiasi possibilità di carriera.

È tutto spiegato in una circolare di Credit Union, che chiede anche loro di aver lavorato un anno nell'impresa prima di poter chiedere l'autorizzazione ad avere un figlio.

In Cina le donne hanno in genere diritto a un permesso di maternità di 98 giorni. Si possono accordare 15 giorni supplementari in caso di parto difficile o di gravidanza multipla.

La politica di pianificazione familiare, instaurata alla fine degli anni Settanta, impone di avere solo un figlio, o al massimo due – dalla modifica della legge nel 2013 -, sotto pena di sanzioni finanziarie e di altro tipo.

L'ufficio per la pianificazione familiare locale ha criticato la politica dell'impresa e ha reagito affermando che la disposizione “viola i diritti riproduttivi delle impiegate” ed è “del tutto contraria alla legge”.

Reazioni e giustificazioni

“Abbiamo molte ragazze, e se restano incinte tutte insieme corriamo il rischio di non poter gestire l'impresa”, ha cercato di giustificare la disposizione uno dei dirigenti dell'impresa al mezzo di comunicazione locale Dahe Daily.

L'uomo, che non ha voluto rivelare il proprio nome, ha affermato che “questa consegna non è altro che una bozza, e dovrebbe essere rielaborata in caso di obiezione da parte delle impiegate”.

Queste ultime affermano dal canto loro di “non avere troppe opzioni perché trovare lavoro non è facile”, anche se “nessuna donna può garantire di rimanere incinta nelle date concordate in anticipo con i superiori dell'impresa”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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