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Perché i giovani non vogliono abbandonare le comodità?

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Desde la fe - pubblicato il 22/07/15

Il sacrificio è una forza positiva

Vivere una vita comoda. Attualmente è questo l’ideale di molti giovani in società come la nostra, in cui la cultura del consumismo e dell’immediatezza, così come dello svilimento del sacrificio, ha fatto perdere a questo settore della società la visione del futuro. Circa questo fenomeno, che ha come complice la carente educazione in famiglia, ha parlato per Desde la fe l’esperta in Scienze della Famiglia Alejandra Diener.

La Diener ha segnalato che attualmente molti giovani pretendono di raggiungere le proprie mete percorrendo vie comode, con la convinzione che sia questo il modo di farlo, perché avendo a portata le soluzioni alle proprie necessità immediate manca una visione responsabile per affrontare le future avversità della vita, per cui esiste il pericolo che non si sviluppino le capacità richieste per raggiungere gli aneliti o gli obiettivi personali, men che meno quelli che hanno a che vedere con il bene comune.

“Il mondo attuale ci vende l’idea che non dobbiamo frustrarci in nessuna tappa della nostra vita, e ha relegato la parola ‘sacrificio’ a un tema scomodo di carattere religioso; è una parola che proviene dai termini ‘sacro’ e ‘facere’ (sacro e fare), ovvero fare qualcosa di sacro, il che richiede di cambiare qualcosa che rappresenta il piacere con qualcosa che implica uno sforzo. Ma alla fine si vede cosa vale di più”.

L’esperta ha anche indicato che i giovani devono stare attenti a non cadere nelle grinfie dell’immediatezza, e devono togliersi dalla mente l’idea che tutto debba essere rapido e a portata di mano. “Molta gente attribuisce questo atteggiamento alla tecnologia, e in particolare a Internet, che facilita le informazioni facendo sì che la gioventù abbia perso in parte l’abitudine di ricercare nelle biblioteche, e ora si consegnino i compiti come se fossero propri quando invece sono un ‘copia e incolla’ di qualche pagina o blog, che magari non contengono nemmeno informazioni affidabili. I progressi tecnologici, tuttavia, non sono il problema; la questione si basa sull’atteggiamento familiare, perché molti genitori non insegnano ai figli a usare la tecnologia e permettono che sia la tecnologia a usarli. Se la famiglia ha questa disattenzione nei confronti dei figli, però, è perché la famiglia stessa è diventata comoda”.

La Diener commenta che numerosi giovani hanno ben chiara la meta di fare molti soldi, convinti che il fattore economico garantisca la felicità in futuro; quando l’unico obiettivo è raggiungere quel fine, però, il denaro si trasforma nello “sterco del diavolo”, come ha detto papa Francesco all’inizio del suo pontificato. “È importante sottolineare che se i giovani stanno studiando con il proposito di diventare ricchi stanno sbagliando cammino, tanto per iniziare perché l’università non è fatta per questo ma per formare persone che con le loro conoscenze possano apportare qualcosa al bene comune; il denaro che un professionista riceve per i suoi servizi lo ottiene come aggiunta, il che è anche giusto, perché tutti abbiamo bisogno dei mezzi per vivere”.

Alejandra Diener assicura che una parte importante nello sviluppo integrale della persona è l’aspetto spirituale, perché chi vive pienamente la sua religione cerca la virtù e mette da parte i piaceri banali.

“Purtroppo ci sono atteggiamenti che si oppongono a questo, come la cosiddetta ideologia di genere, la cultura della morte o la cultura dello scarto, che vogliono far credere che la religione sottometta. I padri di famiglia diventano complici di questo inganno nella misura in cui non educano i propri figli all’amore di Dio, a vivere una vita austera e di preghiera; non insegnano loro che l’Eucaristia è Cristo vivo, di modo che quando un sacerdote, una suora o qualsiasi persona della Chiesa commette un errore per la sua condizione di essere umano, i giovani si disincantano. Quando sono invece consapevoli che nell’Eucaristia il centro è Cristo, nulla impedirà loro di continuare a vivere la propria fede”.

L’esperta ha infine segnalato che il sacrificio è una forza positiva, visto che se un bambino sta imparando ad allacciarsi le scarpe da solo la cosa più probabile è che si frustri, pianga e batta i piedi, ma in un nuovo tentativo forse riuscirà a farlo impiegando uno sforzo maggiore, e allora si renderà conto che può raggiungere le cose quando se lo propone.

“Così noi come esseri umani, e soprattutto come genitori, dobbiamo sperimentare la frustrazione e andare avanti a base di sforzi, di sacrifici; perché questo atteggiamento si ripercuoterà sicuramente sui nostri figli”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
sacrificio
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