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Le famiglie pagano sempre più tasse. Nonostante i proclami

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JEAN-PIERRE MULLER

Città Nuova - pubblicato il 21/07/15

La pressione tributaria è destinata ad aumentare, mentre, tra il 2007 e il 2013, i consumi delle famiglie hanno subìto una riduzione media annua di 5 mila e 500 euro

La campagna per la dichiarazioni dei redditi sta volgendo al termine ed è quindi già possibile fare un bilancio, o comunque avere una idea chiara, di quanto è stato il peso dell’Irpef sulle nostre tasche. Purtroppo, malgrado i tanti proclami e “il fumo negli occhi” sparso dai nostri governanti, gli italiani hanno sostenuto un costo maggiore per tasse rispetto all’anno scorso.

Infatti, anche solo analizzando la dichiarazione dei redditi – senza toccare il dolente tasto dei rincari di Imu, Tasi e Tassa rifiuti – possiamo concludere che i contribuenti hanno dovuto tirare fuori più soldi rispetto all’anno scorso. Se entriamo nel merito, per esempio, partendo dalleaddizionali irpef regionali, in linea di massima abbiamo assistito a degli aumenti di aliquote e quindi a dei rincari: solo in 13 regioni la situazione è rimasta sostanzialmente identica a quella dell’anno precedente, in 3 c’è stato un leggero ritocco al rialzo, in altre 3 il ritocco è stato molto consistente soprattutto per i contribuenti che hanno redditi superiori ai 35mila euro l’anno e solo in 2 Regioni si registrano aliquote più basse rispetto al 2014.

Ancora più dura è stata la situazione per quanto riguarda i rincari delle addizionali irpef comunali. La città più colpita dall’aumento dell’addizionale Irpef è decisamente Venezia, dove i redditi da 30mila euro pagano 609 euro, mentre quelli da 50mila ne sborseranno 1.015 euro, con un incremento dal 2010 ad oggi del 125,6 per cento.

Il capoluogo veneto è seguito a ruota dalla città di Milano dove l’aumento si è attestato al 102,5 per cento: qui i redditi da 30mila euro pagano 664 euro di Irpef mentre quelli da 50mila euro dovranno sborsare 1.168 euro. Ma tra le città più tartassate d’Italia non poteva certo mancare Roma. Proprio nella capitale, gli aumenti dal 2010 ad oggi variano dal 37,7 per cento dei redditi più bassi che pagano 1.029 euro all’81,4 per cento dei redditi da 50mila euro che pagano 1.875 euro.

Tra le città che soffrono meno il binomio dei rincari Irpef comunali – regionali, troviamo Firenze, con un aumento in cinque anni pari al 20,1 per cento. Nonostante un aumento delle addizionali Irpef del 36,7 per cento Trento è la città in cui si paga un conto meno salato: 369 euro per i redditi da 30mila euro e 615 euro per i redditi da 50mila.

Anche per quanto riguarda le detrazioni abbiamo assistito a delle novità che alla fine hanno contribuito ad alleggerire ulteriormente le tasche degli italiani.

Infatti, quest’anno – a sorpresa – non è stato possibile dedurre il Contributo Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) dalla nostra dichiarazione fiscale del 2015 relativa ai redditi dell’anno di imposta 2014. Questo contributo, che fino allo scorso anno era possibile dedurre, è quell’importo pagato assieme alla polizza di responsabilità civile per le auto, che deve essere versato obbligatoriamente allo Stato a copertura delle spese mediche per i feriti e le vittime della strada.

Altra modifica rilevante riguardo le detrazioniè stata quella sui premi assicurativi vita ed infortuni.Infatti dalla dichiarazione dei redditi di quest’anno, il limite di spesa detraibile dei premi delle assicurazioni vita/infortuni si è abbassato ulteriormente a 530 euro, per i premi aventi per oggetto ilrischio di morte o di invalidità permanente non inferiore al 5 per cento e a 1.291 euro, per i premi per assicurazioni aventi ad oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana, al netto dei premi aventi per oggetto il rischio di morte o di invalidità permanente.  Tra l’altro, su tali limiti va poi applicata la detrazione del 19%, ottenendo così un importo massimo detraibile, cioè di risparmio effettivo – rispettivamente – di 100,70 euro e di 245,32 euro soltanto.

Si tratta di piccole modifiche sulle detrazioni ma che comunque hanno contribuito a far aumentare il carico fiscale per le famiglie.

Se diamo uno sguardo alle recenti rilevazioni dell’Istat, ci accorgiamo subito che confermano l’aumento continuo e costante della pressione fiscale sulle spalle degli italiani. Si prevede che la pressione fiscale supererà il 44 per cento nel triennio 2016-2018, mentre quest’anno il peso delle tasse rispetto al prodotto interno lordo arriverà addirittura al 43,5 per cento. Ma le cose andranno ancora peggio nel futuro. Infatti secondo analisi del Centro studi di Unimpresa, che ha preso in esame i dati dell’ultimo Documento di economia e finanza approvato dal consiglio dei ministri, la pressione fiscale aumenterà in conseguenza dell’incremento del gettito nelle casse dello Stato. Nel 2015 le entrate tributarie e previdenziali – dai 777,2 miliardi del 2014 – saliranno a quota 785,9 miliardi; nel 2016 cresceranno ancora a 818,6 miliardi per poi arrivare a 840,8 miliardi. In sintesi, ciò significa che la pressione fiscale dovrebbe salire ancora nei tre anni successivi.

Questa dura realtà contribuisce, oltre che a appesantire il peso fiscale sulle famiglie, anche a sfiduciarle. Senza poi considerare il fatto che, se pur la pressione aumenta, ogni giorno ci si accorge che la qualità e la quantità dei servizi peggiorano sempre più.

Con troppe tasse e meno soldi a disposizione, tra il 2007 e il 2013, i consumi delle famiglie al netto dell’inflazione hanno subìto una caduta verticale: – 13,4 per cento! E, in termini assoluti, ciò equivale ad una contrazione media della spesa per ciascuna famiglia italiana di quasi 5.500 euro. Un peso veramente insostenibile per le famiglie che lottano giornalmente per riuscire ad arrivare a fine mese. Non si riesce a comprendere che le famiglie devono essere tenute al riparo da significativi incrementi delle imposte, e fino a quando il governo non lavorerà per abbassare la pressione fiscale, qualsiasi ottimistica ipotesi di ripresa economica si limiterà ad essere effimera o congiunturale.

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