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Curare i pedofili? La Germania ci prova

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Roberta Sciamplicotti - Aleteia - pubblicato il 16/07/15

Un programma mira a evitare gli abusi sessuali infantili curando chi si sente attirato dai bambini

In Germania è in vigore ormai da alcuni anni il Dunkelfeld Prevention Project, un programma per incentivare i pedofili a cercare una cura, volto a controllare o a invertire la loro attrazione sessuale nei confronti dei bambini. La proposta ha suscitato polemiche nel Paese perché include i pedofili che hanno già commesso abusi sessuali, ma ha alcuni aspetti positivi che meritano di essere sottolineati:
– Al centro c'è il concetto di cura del pedofilo e di prevenzione degli abusi anziché la punizione del pedofilo dopo che il crimine è già stato commesso.

– Si spinge il pedofilo che vuole curare il proprio disturbo a cercare un aiuto specializzato, superando la paura di essere denunciato alla polizia. Questo aspetto si applica in particolare alla Germania, dove i terapeuti non sono obbligati a denunciare gli abusi commessi dai loro pazienti in passato. Dove i terapeuti sono obbligati a denunciarli, è più difficile che i pedofili cerchino una cura, temendo la prigione e finendo spesso per commettere nuovi abusi.

– Questo approccio promuove anche la comprensione della differenza tra pedofilia e abuso sessuale: la pedofilia è una tendenza, è l'attrazione sessuale nei confronti dei bambini, della quale il pedofilo non ha colpa; la tendenza in sé non implica necessariamente che questa attrazione venga messa in pratica mediante l'abuso di bambini.

– Si chiarisce meglio che non tutti gli abusatori di bambini sono pedofili: spesso sono adulti eterosessuali che per un'ampia gamma di motivi hanno commesso o commettono abusi infantili, anche se si relazionano a livello sessuale con altri adulti.

– Ci sono pedofili che si astengono dalla pratica della pedofilia: provano un'attrazione per i bambini, ma conoscono la gravità del crimine di abuso infantile, non vogliono commetterlo e soffrono cercando di contenere la loro propensione. 

La cura offerta in Germania è una terapia cognitiva comportamentale: vengono analizzati i sentimenti sessuali del paziente e si elaborano strategie per evitare anche le situazioni potenziali di rischio di abuso.

Una campagna pubblicitaria informa i tedeschi dell'esistenza del trattamento. Uno degli annunci televisivi mostra un giovane mascherato che dice: “Nessuno è colpevole per le sue preferenze sessuali, ma tutti sono responsabili per le loro azioni”. Il giovane si toglie poi la maschera e dice: “Io non voglio diventare un criminale”. Un altro annuncio dice: “Ti piacciono i bambini più di quanto vorresti? Puoi cercare aiuto”.

Il Dunkelfeld Prevention Project è stato avviato nel 2005 e da allora più di 5.000 persone si sono messe in contatto per ricevere aiuto. Al momento circa 430 uomini hanno completato il programma, e secondo i responsabili la terapia sta funzionando. Ai partecipanti viene chiesto di compilare un questionario all’inizio e alla fine del programma, e le differenze tra le risposte vengono usate per valutare il successo del lavoro. Il progetto, avviato con fondi privati, rientra ora nelle prestazioni offerte dalla sanità pubblica del governo federale tedesco.

La testimonianza di un protagonista

Damien McGuinness ha raccontato la storia dei centri del progetto per la BBC (Il Post, 14 luglio) e ha parlato con un ragazzo di 30 anni che si è dato il nome fittizio di Max Weber e viene descritto come una persona normale – “potrebbe essere il tuo vicino, un tuo collega” – ma è anche un pedofilo.

Weber è attratto sessualmente da bambine di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, ma non ne ha mai molestata una ed è determinato a non farsi sopraffare dai suoi istinti. Per anni, ha spiegato, “quando vedevo una bambina cominciavo a spogliarla nella mia testa ed era disgustoso. Mi dicevo: 'Basta, fermati', ma non riuscivo a fermarmi”.

Le persone come Weber sono chiamate a volte “pedofili virtuosi” e, spiega McGuinness, sono una porzione di popolazione molto più grande di quello che si potrebbe immaginare: “Secondo recenti ricerche una percentuale tra il 3 e il 5 per cento degli uomini – di tutti i ceti sociali – potrebbero essere attratti da bambini. Alcuni sono attratti solo da bambine, altri solo da bambini, alcuni da entrambi. Alcuni sono attratti anche da adulti”.

“È stato molto doloroso entrare in contatto con un lato di me stesso che avevo nascosto per molto tempo e a cui non volevo pensare”, ha confessato Weber parlando del suo percorso di cura. “È doloroso ammettere che sei un pedofilo. È stato come mettersi di fronte a uno specchio e dire 'Guarda che razza di mostro sei', ma allo stesso tempo è stato anche utile e salutare dire “Va bene, sono un pedofilo, ma va bene così: non farò nulla di male”.

Nei centri del Dunkelfeld Prevention Project la terapia si basa sul lavoro di gruppo, in genere con un incontro di tre ore ogni settimana per un anno. Ci sono strategie di vita che possono aiutare a non incorrere in situazioni difficili, come cercare di non restare mai da solo con un bambino, ma anche convinzioni che bisogna raggiungere, ad esempio che un rapporto sessuale con un bambino non è mai consensuale.

Il parere di don Fortunato Di Noto

Don Fortunato Di Noto, fondatore della Onlus Meter, che si occupa principalmente di lotta alla pedofilia e di tutela dell'infanzia, ha sottolineato che l'iniziativa tedesca “non è nuova, ma speriamo funzioni”.

“Alcuni soggetti hanno tentato di fare un percorso di aiuto per i cosiddetti sex offender, ma alla sperimentazione solo il 10% ha chiesto un aiuto. 5 su 50. E questo purtroppo è il problema, devi volere un aiuto e sapere di avere un problema”, ha osservato.

La proposta presentata in Germania “certamente è una buona cosa se c'è qualcuno che vuole farsi aiutare a frenare certi istinti”. “Se riescono ad aiutarli a non cadere e a diventare molestatori io non posso che gioire”.

Don Fortunato ha anche ricordato una sperimentazione in carcere che poi produsse un volume, Il tarlo e la quercia. Strategie di cura del pedofilo.

Nel testo, le autrici Teresa Tringali  e Felicia Cataldi descrivono un'esperienza terapeutica di un gruppo di pedofili all'interno del carcere di Siracusa, raccontando le varie fasi del percorso terapeutico, che ha avviato un processo di cambiamento rendendoli consapevoli della loro devianza e del bisogno di aiuto.

Il messaggio di fondo del libro, spiegavano le autrici, è che “il cambiamento è possibile”. Si vuole “aiutare la gente comune a comprendere chi e che cosa sta dietro il 'mostro'. Ciò che si ignora è considerato lontano da sé ed invece sappiamo che la pedofilia è, purtroppo, un fenomeno assai diffuso, specie nella cerchia familiare”.

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