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Come capire la posizione del papa sul capitalismo

© Antoine Mekary / Aleteia

padre Dwight Longenecker - pubblicato il 16/07/15

Il denaro è sempre lo “sterco del diavolo”?

Nel mondo si è diffusa la confusione quando la settimana scorsa sono apparse le fotografie di papa Francesco di fronte a un crocifisso con falce e martello. L’immagine controversa gli è stata offerta dal Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales.

Il papa è sembrato perplesso mentre guardava il dono, e gli osservatori hanno provato a discernere i suoi commenti in mezzo alla calca mediatica. Il papa ha detto “Questo non va bene”? Altri hanno tradotto i suoi commenti come “Non lo sapevo”.

Il pontefice ha poi chiarito di non essere rimasto offeso dal regalo, e ha spiegato che il crocifisso comunista era la replica di uno disegnato da un sacerdote gesuita, Luis Espinal, torturato e ucciso dagli squadroni paramilitari boliviani nel 1980. Il papa l’ha definito “arte di protesta” e ha detto che capiva il contesto in cui era stato realizzato.

Molti si sono chiesti se il papa abbia simpatie per le idee marxiste. Durante la sua visita in Sudamerica, ha parlato spesso contro le ingiustizie del sistema economico globale odierno, “strutturalmente perverso”, che mette il profitto davanti alle persone. Un crescente numero di cattolici ha messo in discussione i suoi attacchi ai combustibili fossili e all’economia di libero mercato, dicendo che sono ingenui, superficiali e irresponsabili e affermando che il capitalismo è la forza che ha guidato la crescita economica e ha fatto uscire molte persone dalla povertà, mentre il socialismo e il comunismo hanno solo fatto sprofondare milioni di persone in una povertà più profonda.

Non è sempre facile per gli americani comprendere la prospettiva di papa Francesco. Ho iniziato ad avere un’idea della mentalità dei cattolici latinoamericani quando ho visitato l’America Centrale in un viaggio di missione. Mi è stato spiegato che in vari Paesi dell’America Latina la maggior parte della ricchezza, del potere e della terra era nelle mani di una manciata di famiglie. I poveri erano spesso oppressi da un sistema quasi feudale sostenuto da una dittatura che negava loro le opportunità, abusava delle loro libertà e li calpestava. Era estremamente difficile mostrare un’“opzione preferenziale per i poveri” senza cercare di cambiare il sistema che li manteneva poveri. Il marxismo è sembrato molto allettante, e molti cattolici, come padre Espinal, sono stati attirati dalla teologia della liberazione marxista.

È da qui che viene papa Francesco. Pur se simpatetico verso la sofferenza dei poveri, e avendo senza dubbio ascoltato le argomentazioni dei teologi della liberazione, dall’altro lato ha sempre avuto la fama di evitare una teologia della liberazione esplicita.

Padre Robert Barron aiuta a spiegare come i pensieri, le parole e le azioni di papa Francesco si inseriscano nella tradizione più ampia dell’insegnamento sociale cattolico. Scrive il sacerdote: “Una delle costanti più significative in quella tradizione è un sospetto di socialismo, inteso come un sistema economico che nega la legittimità della proprietà privata, mina il libero mercato e promuove una lotta di classe tra i ricchi e i poveri. I papi moderni, da Leone XIII a Benedetto XVI, si sono espressi tutti in modo chiaro contro questi sistemi”.

Padre Barron prosegue spiegando che papa San Giovanni Paolo II aveva compreso che un sistema di libero mercato andava di pari passo con le libertà democratiche. Se i papi hanno ripudiato il socialismo come sistema, ad ogni modo, hanno anche criticato il tipo di capitalismo che glorifica l’avidità e tratta gli esseri umani e la natura come nient’altro che merci da sfruttare. La critica del papa nei confronti di “un’economia capace di uccidere” è la critica di un sistema economico che è fuori controllo. L’insegnamento sociale cattolico sottolinea che il libero mercato deve essere soggetto a limiti politici e morali.

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Tags:
capitalismopapa francescosocialismo

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