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Spezza lo schema che hai di Dio!

Leland Francisco-cc

padre Carlos Padilla - pubblicato il 15/07/15

Gli sarà costato. È una piccola ferita. Non vogliono conoscerlo. Non vogliono aprirsi a Lui. Si chiedono “Non è forse il figlio del falegname?” Sì. È un titolo che riempiva Gesù di orgoglio. Ma visto che non controllano ciò che fa, ciò che è, lo rifiutano.

Compie miracoli. Parla con saggezza. Osa parlare nella sinagoga davanti a coloro che lo hanno visto crescere. Da dove trae tutto questo? Questa domanda comporta una verità molto profonda. Da dove esce Gesù? Qual è la sua fonte? Dio è la sua fonte.

Ma non vedono al di là di questo. Non sono aperti. Vogliono andare avanti con la loro vita di sempre, in cui Gesù è solo un altro vicino. E tutto continua nello stesso modo. La novità, ciò che va al di là di quello che è conosciuto, che è logico, di ciò che è misurabile e controllabile, dà loro insicurezza.

Li comprendo. Gesù vive fuori, fa cose diverse da quelle che ci si aspetta, non fa il lavoro che tutti si aspettavano facesse. Non si è sposato e non ha avviato una vita familiare. Si è allontanato dai suoi.

A Nazareth la famiglia era tutto: luogo di nascita, scuola di vita e garanzia di lavoro. Fuori dalla famiglia, l’individuo resta senza protezione e senza sicurezza. Solo nella famiglia trova la sua vera identità.

Non sanno vedere chi è, non sanno vedere tutto ciò che c’è nel suo cuore. Gesù si è sentito impotente. Non può compiere alcun miracolo. Per il miracolo serve l’apertura del cuore. Gesù non se lo aspettava. La loro mancanza di fede lo ha sorpreso.

Si è stupito perché aveva fiducia in loro, perché pensava di poter regalare quella missione che aveva scoperto nella sua anima parlando con suo Padre. E sa chi è. Sa quale sia la sua missione.

È vero che quando scopriamo la nostra identità, il sogno di Dio per la nostra vita, abbiamo bisogno di tornare nei luoghi che amiamo, alla nostra casa familiare.

Questo ci aiuta a comprenderci, a vedere la nostra vita con profondità, vedendo come la mano di Dio ci ha condotti sempre. Ci aiuta a comprenderci nella nostra storia, nelle nostre radici. Ci aiuta a sapere a dove apparteniamo. Alle persone che abbiamo conosciuto da bambini ci legano ricordi dei nostri genitori o dei nostri nonni, esperienze profonde che ci aiutano a fare nostro un luogo.Credo che succeda a tutti noi.

Gesù amava Nazareth. Oggi Gesù, il pellegrino, torna, ha una terra. Appartiene a un luogo. Non è un nomade senza radici. È lo stesso che se ne è andato, ma con un ardore nuovo. E non lo vogliono per com’è. Gli chiedono di inserirsi nel loro schema e di non disturbare.

Quante volte Dio rompe il mio piccolo schema! E non lo vedo, non lo ascolto, perché non fa ciò che penso debba fare, perché non si adatta alle mie idee su di Lui.

Magari fossi capace di aprirmi a Dio e di imparare, di ricominciare. Magari non incasellassi mai, non rompessi mai con qualcuno perché non è più quello che era, quello che pensavo dovesse essere. Nulla guarisce di più dell’amore incondizionato di qualcuno al nostro fianco. Che mi ama per come sono, con la mia verità, con la mia missione, con il mio sogno.

Così ci ama Dio. Come siamo e nel momento in cui viviamo. Ci accetta e ci accoglie. Mi ama con i miei cambiamenti.

Qual è il mio schema di Dio, quello schema che fa sì che a volte Dio mi deluda? Oggi lo spezzo. Oggi accetto la vita in tutta la sua profondità. Oggi accolgo Gesù che ha bisogno che apra il mio cuore per poter compiere miracoli. È meglio di tutte le mie immagini su di Lui.

Magari altri potessero sorprendersi vedendo ciò che Dio fa in noi. Egli compie meraviglie con la nostra povertà. Magari potessimo stupirci così!

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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Tags:
spiritualità
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