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«Il Vangelo di Marco non è stato scritto per convertire i romani»

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 15/07/15

Il teologo Sebastiano Pinto frena la rilettura di Sandro Veronesi

Un Vangelo scritto "ad arte" per convertire Roma e i romani? Così a più riprese è stata presentata la rilettura del Vangelo di Marco ad opera dello scrittore Sandro Veronesi. Un volume, "Non dirlo", che sta facendo discutere per la presunta portata rivoluzionaria delle sue tesi. Ma effettivamente si può considerare una "macchina di conversione" uno dei testi biblici del Nuovo Testamento più noti e più letti?

EROE ADATTO AL POPOLO ROMANO
La Stampa (30 maggio), scrive così: il Gesù di Marco che tanto affascina Veronesi e che «se mi fosse stato raccontato così forse avrebbe reso più problematico l’allontanamento», un Cristo combattente, con una forza attiva che lo pone agli antipodi dell’immagine pacificata e consolatoria degli altri vangeli. Il più spoglio e il più compatto, solo gli insegnamenti e solo gli atti, «ne esce un eroe ellenistico adatto al popolo romano, duro da convertire».

VANGELO D'AZIONE
Lo stesso autore all'Ansa (18 maggio) si esprime in questo modo: «Non si tratta ovviamente di commentare il fatto, se quello che racconta il vangelo di Marco corrisponda scientificamente a verità – spiega Veronesi – ma di indagare la forza che lo sottende. Marco lo scrisse per convertire i romani di allora, gente rozza che mandava la gente nelle arene a farsi sbranare dai leoni per vincere la noia. E per farlo, scrisse un vangelo diverso da tutti gli altri, pieno di azione. Racconta quello che successe nei tre o quattro anni dopo la morte di Gesù. Cercò ogni modo per convincere i romani che quell'uomo arrivato dalla lontana Giudea era il figlio di Dio. E' da lui che comincia il racconto del cristianesimo».

RISONANZE TEOLOGICHE
Aleteia ha chiesto un parere ad un autorevole teologo come Don Sebastiano Pinto, docente di esegesi biblica alla Facoltà Teologica pugliese e alla Pontificia Università Gregoriana. «Gli studi esegetici – sottolinea il teologo – da oltre trent’anni si concentrano sulla narratologia (per Veronesi gli esegeti ignorano ciò). In particolare su Marco, proprio la sua struttura narrativa è carica di risonanze teologiche (quindi la narrazione ha un senso di fede esplicitamente voluto dall’autore). Mc 1,1 presenta il piano narrativo-teologico: ‘Inizio del vangelo di Gesù Cristo figlio di Dio’».

L'ERRORE DEI VERONESI
Tutto il Vangelo «tende a spiegare che il Vangelo è proprio Gesù, il Messia, che è Figlio di Dio. E ciò divide in due il racconto: prima parte 1,2-8,29, la confessione di Pietro e il primo annuncio della passione (tanti miracoli con la domanda Cristologica: Chi è Costui?); seconda parte (8,30 fino alla fine) in cui si offre un contenuto concreto al messianismo: questo Gesù non è solo il taumaturgo ma è colui che va a Gerusalemme per morire e risorgere». Quindi, prosegue Pinto, «diciamo che Veronesi sbaglia perché proprio l’analisi narrativa (che lui crede di scoprire) sconfessa la tesi della ‘macchina da conversione’. Lo scopo del vangelo di Marco è mostrare l’identità di Gesù».

GESU' E' IL REGNO
Ovviamente, sempre secondo l’analisi narrativa, «le prime parole del personaggio principali sono determinanti e ne caratterizzano l’azione nell’opera. Gesù dice: in 1,5: ‘Il Regno di Dio è compiuto, convertitevi e credete al Vangelo’. Il senso del vangelo consiste nel fatto che Gesù è il Regno (è lui che si avvicina…appunto si vuole far conoscere), e che la risposta dell’uomo a tale presenza è la fede e la conversione».

LA "DESTINAZIONE" DEL VANGELO
Quanto alla destinazione ‘particolare’ del vangelo (cioè alla Chiesa di Roma), Pinto sottolinea che le lettere e i vangeli «hanno sempre delle comunità o dei singoli (filemone) come destinatari». La loro universalità «è data dalla lettura liturgica ed ecclesiale dello scritto che è ricollegato all’autorità apostolica e, quindi, ritenuto ispirato. Tanti altri scritti molto belli e interessanti (Didaché, Pastore di Erma, le Lettere di S. Ignazio di Antiochia, ecc.) sono coevi dei testi del Nuovo Testamento ma non hanno subito lo stesso trattamento da parte delle Chiese particolari dei primi secoli». Quindi, «l’azione dello Spirito ha fatto ritenere alla Chiesa gli scritti nei quali è custodita la Verità salvifica».

LETTURA POSSIBILE A PATTO CHE…
E’ chiaro, conclude il teologo, «che Veronesi fa una lettura teatrale di Marco (estremizzando il dato della conversione: forse ci sta pensando lo stesso Veronesi?!): io direi che finché non scantona, può essere ‘una’ lettura possibile».  

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