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Come inserire la fede nel lavoro e nella vita familiare

Joshua-Gardner-CC

Randy Hain - pubblicato il 15/07/15

Suggerimenti pratici per la vita quotidiana

Come integriamo la nostra fede nel nostro lavoro? Se ci pensate, molti di noi trascorrono la maggior parte della propria vita adulta (da svegli) sul posto di lavoro. Una tipica giornata lavorativa di otto ore è un terzo della giornata, con gli altri due terzi dedicati a sonno, famiglia, amici, fede e così via. Nella pratica della nostra fede, consideriamo il luogo di lavoro un’opportunità per essere aperti circa le nostre convinzioni cattoliche o ignoriamo questo momento fondamentale e pensiamo ad essere cattolici solo nelle restanti 16 ore della giornata?

Sospetto che molti di noi concorderanno sul fatto che il luogo di lavoro viene oggi percepito come un ambiente in cui non è facile essere aperti circa le nostre convinzioni cristiane. La correttezza politica e rigide politiche imprenditoriali hanno portato molti di noi a dividere in compartimenti la propria fede in modo insano e innaturale. Sento spesso dire “Quando arrivo al lavoro lascio la mia fede alla porta”, ma come si può separare il nostro essere spirituale da quello fisico?

Nella Gaudium et Spes, il Concilio Vaticano II ha affermato che “la dissociazione, che si costata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo… Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna. Gioiscano piuttosto i cristiani, seguendo l’esempio di Cristo che fu un artigiano, di poter esplicare tutte le loro attività terrene unificando gli sforzi umani, domestici, professionali, scientifici e tecnici in una sola sintesi vitale insieme con i beni religiosi, sotto la cui altissima direzione tutto viene coordinato a gloria di Dio” (n. 43).

Come possiamo superare gli ostacoli secolari alla nostra fede e abbracciare pienamente Cristo in ogni aspetto della nostra giornata, soprattutto il lavoro?

Essere cattolici a lavoro è per molti un’idea scoraggiante, e il pensiero di agire, pensare e vivere attraverso la lente della nostra fede è un concetto estraneo. Nella mia professione, incontro moltissimi uomini e donne d’affari che percepiscono erroneamente la “fede al lavoro” come condurre studi biblici nella sala relax dopo pranzo o evangelizzare ad alta voce i colleghi. Ci succede raramente di pensare che i nostri percorsi di fede, l’esempio che diamo agli altri e la gioia ispirata da Cristo che dovremmo irradiare siano i modi più efficaci per condividere la nostra fede. Permettere agli altri di vedere Gesù Cristo all’opera in noi è una forma potente di testimonianza che attirerà altri che vogliono ciò che abbiamo noi nella vita.

Pensiamo alle parole di papa San Giovanni Paolo II nella sua esortazione apostolica Christifideles laici: “La formazione dei fedeli laici ha come obiettivo fondamentale la scoperta sempre più chiara della propria vocazione e la disponibilità sempre più grande a viverla nel compimento della propria missione” (n. 58). “I fedeli laici ‘sono da Dio chiamati a contribuire, quasi dall’interno a modo di fermento, alla santificazione del mondo mediante l’esercizio della loro funzione propria e sotto la guida dello spirito evangelico, e in questo modo a rendere visibile Cristo agli altri, principalmente con la testimonianza della loro vita e con il fulgore della fede, della speranza e della carità’” (n. 15).

La missione dei fedeli laici ci costringe a considerare il luogo di lavoro come terreno fertile in cui possiamo svolgere l’opera di Dio. Come sappiamo da numerosi passi delle Scritture e dall’insegnamento della Chiesa, siamo tutti chiamati a condurre una vita di santità e ad essere testimoni di Cristo. Le nostre azioni sul luogo di lavoro diventano quindi necessariamente una componente fondamentale della risposta a quella chiamata.

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Tags:
testimonianze di vita e di fede
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