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Chi lo ha detto prima, i “guru” o il Magistero?

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Nel Magistero della Chiesa abbiamo una riflessione più profonda, integrale e ampia di quella che proviene dal mondo secolare

Human Resource Management del 2002 che “un’impresa etica deve agire come un cittadino responsabile delle comunità nelle quali opera, anche a costo dei suoi guadagni o di altri obiettivi”. Quando ho letto questa frase a un caro amico, ha creduto che fosse di San Giovanni Paolo II o del Magistero, e non era molto lontano, perché la Quadragesimo Anno di Pio XI del 1931 menziona come dottrina economica e sociale della Chiesa il fatto che le imprese cerchino il bene comune. Allo stesso modo, un principio estremamente importante della DSC è proprio il bene comune.

Per quanto riguarda la giusta remunerazione degli impiegati, Charles Handy, esperto di comportamento e gestione organizzativa e autore del libro The Hungry Spirit, diceva nel 1999 che “gli unici beneficiari dell’impresa non devono essere gli azionisti, visto che sono gli impiegati che apportano il proprio tempo, la professione, le idee, la vita”. Non è molto diverso da quanto affermato da papa Leone XIII nel 1891 nella Rerum Novarum, in cui si legge che “il frutto del lavoro deve appartenere a chi lavora” (n. 8).

Credo che sia anche positivo valorizzare le varie iniziative della nostra epoca e riconoscere in esse grandi doni e anche esempi da seguire, ma allo stesso tempo come cattolici dobbiamo essere convinti del fatto che nel Magistero della Chiesa abbiamo una riflessione più profonda, integrale e ampia di quella proveniente dal mondo secolare. Una riflessione che ha come centro la persona, il cui mistero è illuminato da Cristo stesso.

Tutti i cattolici, e i laici in particolare, per la loro vocazione a occuparsi delle realtà temporali e ordinarle secondo Dio devono avere l’iniziativa di scoprire e ideare i mezzi con cui le esigenze della dottrina e della vita cristiana imbevano la realtà. In primo luogo, devono conoscere ciò che dice il Magistero, e partendo da uno sguardo più acuto della realtà essere i protagonisti al momento di applicarle nelle proprie realtà concrete e quotidiane.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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