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Papa: gioventù America Latina, lezione per la vecchia Europa

© JUAN MABROMATA / AFP

PARAGUAY-POPE-YOUNG PEOPLE Pope Francis leaves after attending a meeting with young people at the "Costanera" in Asuncion on July 12, 2015. Pope Francis visited a Paraguay slum on Sunday, the final day of his South America tour, in a show of support for one of the nation's poorest communities where residents are struggling for land rights. AFP PHOTO / JUAN MABROMATA

Aleteia - pubblicato il 13/07/15

Sintesi del colloquio del Papa con i giornalisti sul volo di ritorno

di Alessandro De Carolis

Le rughe del Vecchio continente, che ha smarrito il valore della giovinezza, si specchiano nella freschezza balsamica dell’America Latina: è questo l’aiuto giovane di popolo e di Chiesa che l’“altra parte del mondo” da cui il Papa proviene può offrire a terre che hanno smesso di fare figli e futuro.

Impariamo dalle terre giovani
Francesco scosta il sipario che cala sui lunghi, densissimi giorni di viaggio tra Ecuador, Bolivia e Paraguay per far trapelare – dal megafono che gli offrono i media internazionali schierati sul volo papale – la sua chiave di lettura dell’esperienza appena conclusa. È l’ultima risposta, dopo un’ora di conversazione, quella in cui il Papa tira le fila del nono viaggio apostolico: “La Chiesa latinoamericana ha una grande ricchezza: è una Chiesa giovane, e questo è importante. Una Chiesa giovane con una certa freschezza, anche con alcune informalità, non tanto formale. Anche, ha una teologia ricca, di ricerca. Io ho voluto dare animo a questa Chiesa giovane e credo che questa Chiesa può dare tanto a noi (…) E’ un popolo – e anche la Chiesa è così – che è una lezione per noi, per l’Europa, dove il calo delle nascite spaventa un po’, e anche le politiche per aiutare le famiglie numerose sono poche (…) La ricchezza di questo popolo e di questa Chiesa è che si tratta di una Chiesa viva. E’ una ricchezza, una Chiesa di vita. Questo è importante. Credo che noi dobbiamo imparare da questo e correggere, perché al contrario, se non vengono i figli (…) Non avere paura per questa gioventù e questa freschezza della Chiesa”.

Il merito è loro
Le sensazioni dell’appena vissuto sono tutte da decantare, ma è irresistibile da un punto di vista giornalistico lanciare un ponte verso il viaggio di settembre, al ritorno di Francesco in America, direzione Cuba e Stati Uniti. Intanto, per capire se la mano mediatrice del Papa sia stata decisiva per il loro riavvicinamento: “Non è stato mediazione, è stata la buona volontà dei due Paesi: il merito è loro, sono loro che hanno fatto questo. Noi non abbiamo fatto quasi nulla, soltanto piccole cose, e a metà dicembre è stato annunziato. Questa è la storia, davvero, non c’è di più. A me preoccupa in questo momento che non si fermi il processo di pace in Colombia. Questo devo dirlo e io mi auguro che questo processo vada avanti e in questo senso noi siamo sempre disposti ad aiutare, in tanti modi di aiuto. Ma sarebbe una cosa brutta che non possa andare avanti”.

Rispetto la scelta della Bolivia
Il tema della diplomazia vaticana a servizio della pace viene sollevato anche dal giornalista boliviano. Il suo Paese è da tempo impegnato in un antico contenzioso con Cile per ottenere uno sbocco sul mare e il cronista sonda Francesco per capire se possa intervenire a sbrogliare la vicenda. La risposta, in spagnolo, del Papa è chiara:

“Siempre hay otras figuras diplomáticas que ayudan…
Ci sono sempre altre figure diplomatiche che aiutano in questo caso, che sono facilitatori… In questo momento, io devo essere molto rispettoso di tutto questo, perché la Bolivia ha fatto ricorso a un tribunale internazionale. Quindi, se io in questo momento faccio un commento, essendo io un capo di uno Stato potrebbe essere interpretato come un immischiami, un fare pressione o altro… Dunque, sono molto rispettoso della decisione che ha preso il popolo boliviano, che ha fatto questo ricorso”.

Usa-Cuba, il guadagno è la pace
Francesco chiude il cerchio con un giornalista statunitense su cosa Cuba abbia da guadagnare e cosa da perdere dopo la fine della guerra fredda con Washington. “L’incontro, l’amicizia, la collaborazione: questo è il guadagno”, replica il Papa, indicando che a guadagnarci saranno entrambi. E la questione del rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa, aggiunge, non riguarda solo Cuba ma molti Stati del mondo, Europa compresa.

Crisi Grecia, serve controllo
E a proposito d’Europa, i giornalisti ricordano al loro interlocutore le sue parole sull’idolatria del denaro che rende schiava l’economia e gli domandano se non volesse riferirsi anche alla crisi greca: “I governanti greci che hanno portato avanti questa situazione di debito internazionale, hanno anche una responsabilità. Col nuovo governo greco si è andati verso una revisione un po’ giusta. Io mi auguro (…) che trovino una strada per risolvere il problema greco e anche una strada di sorveglianza per non ricadere in altri Paesi nello stesso problema, e che questo ci aiuti ad andare avanti, perché quella strada del prestito e dei debiti alla fine non finisce mai”.

Non è stata un’offesa
Una delle domande accende il faro sul controverso dono fatto a Francesco dal presidente boliviano, Evo Morales, la statuetta del Cristo che sormonta la falce e il martello, i simboli della lotta comunista, realizzata da padre Espinal, il gesuita assassinato 35 anni fa.

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papa francesco
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