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Per combattere l’obesità, chiamiamo la gola per quello che è: una malattia dell’anima

Michael-Saechang-CC
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Qualcosa nel nostro rapporto con il cibo è assai sbagliato

Alcuni, però – e noi stessi quando siamo ammalati o addolorati -, semplicemente non si godono il cibo a questo livello, e se noi non ce lo godessimo tanto non troveremmo tanto piacere nella dinamica di costruire e poi di saziare il nostro appetito.

Ormai ogni volta che mi accingo a mangiare qualcosa mi chiedo se lo mangerei se non mi divertissi a mangiare. Se lo sforzo di mangiare superasse il piacere, perché mangerei più di quanto è legittimamente richiesto? Queste domande ci possono far entrare nella mente di una persona che non ama mangiare.

La dinamica del vizio

Senza godimento, il cibo perde il suo valore di fuga. Cosa c’è di così sbagliato nella nostra vita da farci contare così tanto sui piaceri del palato? Non è affatto una questione di biasimo o vergogna, quanto di consapevolezza di un problema fisico e spirituale pervasivo.

La gola, insomma, comporta sia una fuga da una realtà monotona o spiacevole che un godimento del cibo. I due aspetti sono collegati, e non possiamo aspettarci di assoggettare i nostri appetiti senza affrontare entrambi gli aspetti del problema: l’avversione dalla quale fuggiamo e il falso comfort verso il quale siamo attirati.

Come qualsiasi altro vizio, la gola promette di liberarci dai problemi, anche quelli di lieve entità come la noia e la tendenza a procrastinare, ma la caratteristica dei vizi è tale che non possono offrire vera libertà o vero sollievo – spostano solo il problema, magnificandolo e abbellendolo nel processo. Quanti di noi sono afflitti da abitudini legate alla gola possono pensare che la vita senza mangiare con indulgenza sarà noiosa e infelice, ma mangiare di più non cambierà la sostanza della nostra vita, e rifugiarsi nei piaceri del cibo non fa altro che distrarci dalla vera sfida della vita stessa. Se la vita senza autoindulgenza sembra deludente o pesante, allora la nostra tendenza a fuggire grazie al cibo ostacola un vero cambiamento significativo.

A livello sociale, il nostro fascino per il cibo, inclusa la crescente commercializzazione del “gourmet” attraverso iterazioni infinite di chef famosi e reality show, avvicina il livello dell’indulgenza alla gola culturalmente sanzionata ed economicamente incoraggiata. Come un macrocosmo della lotta dell’individuo con appetiti di fuga, la gola a livello sociale implica una cultura priva di obiettivi più elevati e di beni più potenti. Suggerisce un malessere spirituale più ampio in cui si dedicano tanto tempo, energia e attenzione all’apprezzamento del cibo, con corrispondenti malattie fisiche come l’epidemia di obesità, il diabete e i disturbi cardiaci.

Biasimare gli interessi corporativi è sicuramente un passo necessario per correggere lo scivolamento della società verso l’obesità, ma a livello individuale nulla potrebbe essere più significativo di un pieno apprezzamento di vizi e virtù nella lotta per trovare significato e felicità nella nostra vita.

Zac Alstin è editore associato di MercatorNet, dov’è apparso questo articolo. Il suo blog è zacalstin.com

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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