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Comunione ai divorziati risposati? Solo se non fanno sesso

Eucharistic Congress in the Diocese of Trenton – communion – © Jeffrey Bruno / Aleteia – it

© Jeffrey Bruno / Aleteia

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 10/07/15

La proposta del cardinale Antonelli entra nel dibattito verso il Sinodo. E potrebbe incrociarsi con chi ha già parlato di «percorsi graduali»

Comunione ai divorziati risposati se casti. Intervenendo nel dibattito ecclesiale in vista del Sinodo di ottobre sulla famiglia, il cardinale Ennio Antonelli definisce «perfettibile» la prassi vigente che ora nega la comunione a chi è unito in seconde nozze (Il Giornale, 9 luglio). Una posizione che si innesta sulle idee di chi sinora ha parlato di riammissione possibile ma graduale, senza tuttavia fare cenno al "vincolo del sesso".

PERFETTA CONTINENZA SESSUALE
Nel libro «Crisi del matrimonio ed eucarestia» (Edizioni Ares, con prefazione del cardinale Elio Sgreccia), Antonelli, ex presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia ed ex arcivescovo di Firenze, sostiene che la concessione dell’eucarestia ai divorziati risposati si può anche prendere in considerazione, ma solo in situazioni particolari e a una condizione specifica: «la perfetta continenza sessuale», o almeno l’impegno «a vivere come fratello e sorella».

LEGGE DELLA GRADUALITA'
È possibile che i conviventi soggettivamente non siano pienamente responsabili, sottolinea il porporato, «a motivo dei condizionamenti esistenziali e culturali, psichici e sociali». È possibile perfino «che siano in grazia di Dio e abbiano le disposizioni interiori necessarie per ricevere l’Eucaristia». Tutto questo però «non si può presumere; deve essere verificato con un attento discernimento secondo la legge della gradualità» (La Stampa.it, 9 luglio). 

NO A PASSI FALSI
Insomma, «bisogna discernere se i conviventi sono davvero decisi a salire verso la vetta della montagna, che per essi è la perfetta continenza sessuale». E «solo se c’è questo impegno sincero di conversione, eventuali passi falsi, eventuali ricadute nei rapporti sessuali possono comportare una responsabilità attenuata».

L'ULTIMA APERTURA DI KASPER
Recentemente in un convegno il cardinale Walter Kasper è tornato a proporre l'accesso dei divorziati risposati all'eucaristia dopo «un percorso penitenziale» fatto di preghiera, meditazione, confronto spirituale col proprio confessore, voglia di riprendere il cammino interrotto nella fede cristiana a causa del fallimento della precedente unione familiare (La Repubblica, 30 giugno)

LA LINEA DELL'INSTRUMENTUM LABORIS
Un messaggio in linea con l'Instrumentum Laboris redatto in vista del Sinodo, secondo il quale l’eventuale riammissione all’Eucaristia dovrà necessariamente essere preceduta da un cammino penitenziale, affidato ad un sacerdote sotto la diretta responsabilità del vescovo diocesano cui spetterà la parola finale in ordine alla riammissione ai sacramenti (La Stampa, 23 giugno)

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