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Cosa ho visto a Medjugorje

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Uno scettico arriva a credere ai miracoli

Ero un curato anglicano quando ho visto il sole roteare. È andata così. Uno degli adolescenti della parrocchia era andato a Medjugorje e improvvisamente si era appassionato alla Beata Vergine Maria. Si è unito a un gruppo di preghiera di Medjugorje e mi ha chiesto di accompagnarli in una visita nella città bosniaca in cui la Vergine Maria sarebbe apparsa a dei giovani locali. Ho resistito, adducendo come scusa la povertà. Poi qualcuno del gruppo di pellegrini ha fatto saltare la mia scusa offrendosi di pagarmi il viaggio.

Da ex evangelico, sono salito sull’aereo con una folla mista di anglicani e cattolici alla volta della Bosnia. C’era uno straordinario senso di gioia nel nostro gruppo di pellegrini, e alla fine ho ceduto e ho iniziato a divertirmi. All’arrivo ci siamo sistemati nell’ostello e siamo andati a perlustrare il paese per trovare i punti di riferimento principali. La grande chiesa del paese era usata costantemente. Le masse seguivano la Messa in una grande varietà di lingue durante tutta la giornata. Poi, alle sei di pomeriggio, tutti si fermavano per iniziare a recitare il Rosario. Alle 18.40, dopo aver recitato i primi due misteri del Rosario, i veggenti si sono inginocchiati e hanno ricevuto la visita quotidiana della Madonna. Poi tutti hanno terminato il Rosario recitando i misteri gloriosi.

Il secondo giorno in cui ero lì ero seduto sul balcone dell’ostello con Esther, un’anglicana di mezza età della mia parrocchia. Erano le sei, il momento per iniziare il Rosario in unione virtuale con chiunque altro nel paese. Il sole era alto nel cielo davanti a noi. Ho notato che la chiazza di luce che era il sole si rifletteva sul cofano della macchina sotto di noi. Abbiamo recitato il Rosario insieme. Poi, alle 18.40, Esther mi ha dato una gomitata nelle costole. Ho aperto gli occhi e ho guardato in alto. Il sole, che prima era stato una macchia di luce impossibile da fissare, era ora impastato nel cielo, e poi ha iniziato come a roteare avanti e indietro. Ho pensato che i miei occhi mi stessero giocando uno scherzo, ma lo vedeva anche Esther. Poi ho guardato il cofano della macchina e ho visto il disco rotante riflesso così bene che non poteva trattarsi solo della mia immaginazione. Ho assistito allo stesso fenomeno altre due volte quella settimana. Molte persone con cui ho parlato in paese hanno visto il sole roteare nello stesso momento quei giorni.

All’epoca il mio viaggio di fede mi aveva portato dal fondamentalismo in cui ero stato allevato a una sorta di anglicanesimo scettico. Di fronte al fenomeno di Medjugorje avevo qualche domanda. Cosa succedeva lì? Non era solo il roteare del sole ad essere strano. Le persone dicevano che i loro rosari diventavano d’oro quando tornavano da Medjugorje, passavano fotografie “miracolose” con immagini di Maria che compariva in una rosa, riferivano di guarigioni, conversioni drammatiche, parlare in lingue diverse. Io ero scettico, ma anche felice.

Forse ero felice per il motivo sbagliato. Non lo ero perché il miracoloso stava dando improvvisamente una svolta amplificata alla mia fede, ma perché gli strani eventi sconvolgevano lo status quo. In mezzo alla religione compassata, rispettabile e razionale, la questione era chiaramente scandalosa. Avevo inoltre l’impressione che buona parte della religione razionale anglicana fosse più una questione di gusto che di vero razionalismo. “Dopo tutto”, riuscivo quasi a sentir sogghignare alla brigata della berretta, “sarebbe così comune accettare qualcosa di tanto volgare come i miracoli!” Mi piacciono gli evangelizzatori televisivi, i guaritori, le Madonne che piangono e la Sindone di Torino per la stessa ragione, perché queste cose irritano tutti coloro che adorano l’altare del buon gusto. Annoiano i razionalisti che insistono sul fatto che ci debba essere una spiegazione razionale per tutto. Il mio amico Trevor tende ad essere un cattolico di questo tipo. Trevor è educato e raffinato. Ride delle storie sull’odore di santità, sui corpi incorrotti dei santi, su chi ha le stigmate. Ma l’altro giorno l’ho sfidato. Perché esclude tutto questo? Solo perché sono cose populiste o di cattivo gusto o perché non riesce davvero a credere ai miracoli?

“Preferisco vedere l’aspetto miracoloso nella vita quotidiana”, ha detto.

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