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Come Dio vede i tuoi limiti e i tuoi errori (forse ti sorprenderà…)

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padre Carlos Padilla - pubblicato il 09/07/15

Dio si stupisce di fronte alle mie opere goffe e si rallegra anche dei miei insuccessi e delle mie ferite

Dio ci ama con una tenerezza infinita. Questa è la cosa più importante, come diceva padre Josef Kentenich: “L’amore è sempre la chiave magica che apre il cuore dell’uomo”.

Ci spinge sulla via. Ci chiama sulle acque perché ci avviciniamo a lui confidando nella nostra forza, nella sua forza. Ci aspetta quando fuggiamo nella direzione sbagliata.

Il suo amore ha la chiave della nostra anima. Gesù ci conosce così bene che sta dietro l’angolo della strada in cui sa che passeremo. Perché conosce i nostri passi, perché ci ama fin dal seno materno.

Non si indigna per le nostre decisioni irresponsabili. Aspetta con infinita pazienza. E sa che possiamo sempre incontrarci di nuovo. Non scende dalla mia barca anche se io voglio rimanere da solo. Non si allontana dai miei passi anche se io già corro via.

Confida con un amore infinito nella bellezza che un giorno ha nascosto dietro i miei occhi, e si entusiasma come un bambino vedendo tutto ciò che ottengo con i doni che Egli stesso mi ha dato.

Mi abbraccia quando mi ribello. Mi consola quando dispero. Torna a credere in me quando io stesso non ci credo.

Oggi guardo la mia vita con pace, con cuore ferito. Confido perché Egli confida e credo perché Egli crede. Quali sono le mie forze? Quali sono le mie debolezze? Che direzione seguono i miei passi?

Guardiamo la nostra debolezza e non ci scoraggiamo. La forza è nella mia debolezza. Queste parole di San Paolo mi commuovono sempre: “Perché non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarmi, perché io non vada in superbia. A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie infermità, negli oltraggi, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: quando sono debole, è allora che sono forte” (2 Corinzi 12, 7-10).

Mi glorio, mi rallegro nella mia debolezza. Se sono debole sono forte. Se fallisco non mi turbo. Accettando la mia debolezza, lascio che la luce del mio ideale, la luce della forza che brilla dentro di me, mi rialzi e mi permetta di mettere di nuovo mano alle opere.

Quando mi mostro bisognoso davanti a Lui, Dio entra attraverso la fessura lasciata aperta dalla mia debolezza. Si alza al di sopra del muro che crolla nella mia accidia.

Mi costa pensare che Maria si rallegri solo quando le porto i miei piccoli successi. La cartella piena di buoni voti. Le gesta dei bambini quando consegnano ai genitori i loro scarabocchi.

Pensano che siano opere d’arte, e i loro genitori fanno vedere loro che sono i disegni più belli mai realizzati. Li esortano a continuare a fare scarabocchi. Sono gli scarabocchi che rallegrano di più.

Dio si stupisce di fronte alle mie opere goffe. Si rallegra anche dei miei insuccessi e delle mie ferite. Con le ginocchia insanguinate. Con i pantaloni rotti e sporchi dopo la battaglia della vita.

Per questo offro tutto a Maria lanciandolo in alto. Ella trasforma i miracoli di questa vita in grazie che offre a piene mani. E non le offre a me, come se questo fosse parte dello scambio, parte della giustizia. No, non funziona così. Ella le offre a chi crede ne abbia più bisogno.

Mi piace lo scambio. La mia debolezza in cambio di grazie per altri. Ciò che era sporco e povero, ciò che era vuoto e rotto, diventa fonte di vita per chi lo riceve. Adoro questa immagine. Dio dà senza che abbiamo fatto nulla per meritarlo.

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testimonianze di vita e di fede
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