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Che cos’è la parresia?

Pope Francis general audience St Peter’s square © Giulio Napolitano / Shutterstock.com – it

© Giulio Napolitano / Shutterstock.com

Aggiornamenti Sociali - pubblicato il 09/07/15

Inoltre, essendo legata al rischio cui si espone chi parla con franchezza, la parresia, prima ancora di essere una caratteristica del discorso, è una qualità della persona, che ne manifesta la statura morale. Nata come diritto-dovere dell’uomo libero, col tempo diventa sempre più una virtù, in particolare del consigliere del re, del filosofo e del testimone in genere, come i martiri cristiani (cfr FOUCAULT M., Il governo di sé e degli altri, Feltrinelli, Milano 2009, 48-65, ed. or. 1983). Come tale può essere acquisita mediante l’esercizio e l’ascesi, ma richiede un’opzione di fondo: la verità esiste e si rivela a chi è disponibile a cercarla e riceverla in tutte le sue conseguenze. La parresia, infatti, può nascere solo dopo l’incontro personale con una realtà innegabile, alla quale si decide di aderire comunicandola apertamente, accettandone i rischi conseguenti perché si è già accettato di lasciarsi mettere in discussione dalla verità, esponendosi a essa disarmati. Così, quando la virtù della parresia si manifesta nel discorso, rende evidente il rapporto personale intrattenuto da chi parla con il vero e può esercitare su chi ascolta un effetto di sorpresa disarmante e condurre al riconoscimento della verità. 

Per questo la parresia non ha nulla a che vedere con l’espressione senza filtri di ciò che si pensa, spesso volgare e provocatoria fino all’offesa aperta. Negli ultimi decenni la ricerca del consenso per mezzo della denigrazione dell’avversario e una sopravvalutazione ideologica della spontaneità hanno fatto passare per credibili le opinioni di chi impiega il turpiloquio o l’aggressività, soprattutto tra i politici, che invece andrebbero interpretate come indice di distanza dalla verità o per lo meno della sua distorsione in funzione di interessi personali. 

La spontaneità della parresia, invece, è frutto di esercizio, è una virtù acquisita assoggettandosi alla disciplina della verità, si fa carico del rischio dell’impopolarità e rende credibile ciò che viene detto perché credibile è diventato chi lo dice. In questo senso, quindi, la parresia non coincide con la verità, ma è una via etica verso il suo riconoscimento e la sua comunicazione, giocata su due livelli: quello interiore (la sincerità verso se stessi, l’onestà intellettuale e la rettitudine morale) e quello esteriore (la parola aperta e franca). 

Parresia e dibattito 
In più occasioni papa Francesco ci ha sorpreso con il suo linguaggio semplice e diretto, che ad alcuni è apparso provocatorio e inappropriato. Ma la provocazione – ammesso che di questo si tratti – non è certo nell’intenzione comunicativa del Papa, quanto piuttosto in un modo di esprimersi con franchezza che chiama direttamente in causa chi ascolta e al quale non ci si può sottrarre ricorrendo al politically correct

La parresia è una virtù di chi desidera incidere sulla realtà, trasformarla nei suoi aspetti lontani dalla verità e dalla giustizia, come nel processo avviato da Nelson Mandela per la riconciliazione in Sudafrica. Papa Francesco ne ha fatto un elemento qualificante del suo papato e ha sollecitato anche i vescovi a praticarla, per procedere verso quella maggiore collegialità nel governo della Chiesa voluta dal Concilio (cfr Evangelii gaudium, n. 32). La parresia, infatti, unisce in sé l’atteggiamento religioso e quello politico della ricerca e della comunicazione della verità e perciò può essere risolutiva in tutti i processi di riforma, dentro e fuori la Chiesa. 

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