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In difesa di Marta, che non sta con le mani in mano

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Syda Productions

don Antonio Rizzolo - Credere - pubblicato il 07/07/15

L'episodio evangelico di Marta e Maria è un invito ad accogliere Gesù nella nostra vita

Carissimo direttore, Marta è sempre definita come distratta, poco attenta alla parola di Gesù, tutta intenta alle cose terrene. Spesso c'è su di lei un giudizio negativo. Una suora con cui ho lavorato per anni in ambiente ospedaliero, splendida persona, entusiasta per il nome Chiara dato alla mia primogenita, ebbe una reazione molto rabbiosa, quando seppe che Marta sarebbe stato il nome della mia seconda figlia. Marta è una donna forte, “tosta”, una che non sta con le mani in mano. Io immagino così l'episodio: a Betania arriva Gesù, è un evento, e tutti, compresa Marta, attendono con ansia di sentire la sua parola. Ma con Gesù ci sono diverse persone, il pranzo è un vero banchetto e non si può fare brutta figura. Gesù inizia a predicare e Maria si ferma ad ascoltarlo: lo vorrebbe anche Marta, ma i preparativi fervono e qualcuno deve pur darsi da fare. Marta sa che alla fine si sarà persa il meglio, mentre, se sua sorella le desse una mano, tutti potrebbero sedersi con calma ad ascoltare il Messia…
Federico S.

Caro Federico, Marta è un bellissimo nome, e la stessa Marta di Betania è venerata come santa il 29 luglio. Marta significa “signora”, nel senso di padrona di casa. E in effetti, leggiamo nel Vangelo di Luca (10,38-42), fu proprio lei ad accogliere Gesù nella propria casa. E', però, lo stesso evangelista Luca a sottolineare come Marta, invece di ascoltare Gesù, fosse “distolta per i molti servizi”. Ed è Gesù, dopo aver subìto il rimprovero di Marta, a farle notare che “di una cosa solo c'è bisogno”. Maria, aggiunge, “ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta”.

A partire dai padri della Chiesa le due sorelle sono state viste come il simbolo della vita attiva e contemplativa, sottolineando la superiorità della seconda sulla prima. In realtà il Vangelo ha un altro significato. Prima di tutto va notato come soltanto Gesù entri nel villaggio, non i suoi discepoli: non c'erano dunque tanti servizi da fare. Il punto fondamentale, però, è che Gesù indica nell'atteggiamento di Maria la vera accoglienza nei suoi confronti. E invita Marta a fare come la sorella, con un appello che è come una chiamata, una vocazione: “Marta, Marta”. Allo stesso modo Dio aveva chiamato Mosè (Esodo 3,4) e il figlio di Anna: “Samuele, Samuele” (1Samuele 3,10). Marta siamo tutti noi, che vogliamo accogliere il Signore nella nostra casa, e pensiamo che il modo migliore sia fare tante cose, rispettare tutte le regole, osservare tutte le prescrizioni.

Mentre Gesù ci vuole liberi, desidera solo essere ascoltato, come fa il discepolo con il maestro, ci invita semplicemente ad accogliere il suo amore, ci chiede di lasciarci amare da lui. L'atteggiamento di Maria, infatti, è quello del discepolo, che ascolta il maestro, sedendosi ai suoi piedi. Solo i maschi, al tempo di Gesù potevano essere discepoli, istruiti sulla legge divina. Le donne dovevano stare nascoste in cucina a servire. Proprio quello che fa Marta, che non sopporta questa trasgressione della sorella Maria e chiede a Gesù di farla tornare al suo posto.

La parte migliore è lo stesso Signore, nostra eredità, nostro sposo. Ogni servizio è buono, ma non per affermare il nostro io o per accumulare meriti da far valere presso il Signore, bensì come conseguenza dell'ascolto della parola di Dio, dell'accoglienza del suo amore.  

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