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La Grecia dice “no” all’austerità. E ora?

© Public Domain
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Cosa dice la dottrina sociale della Chiesa sull'impegno dei governanti e i bisogni del popolo?

La Grecia ieri ha detto "oxi" cioè "no", e lo ha fatto in modo inquivocabile. I risultati definitivi diffusi dal ministero dell’Interno di Atene: i no sono stati il 61,31%, i sì al 38,69%. Hanno partecipato al voto 6.161.140 cittadini, pari al 62,5% degli aventi diritto. Alexis Tsipras può a buon diritto dirsi soddisfatto, e sebbene abbia spiazzato tutti l’uscita dal Governo di Atene del ministro delle finanze Varufakis, si può dire che la partita tra la Grecia e la UE si riapre in queste ore con un po’ più di fiato per i cugini dell’Egeo.

La vittoria, che assegna un mandato molto forte a Tsipras, però non risolve nulla dell’enorme questione del debito pubblico greco, formatosi in anni e anni di esecutivi di Nea Dimokratia (conservatori) e Pasok (socialisti), dalla fine della giunta dei colonnelli. Anzi. E le borse questa mattina assieme al famigerato spread (termometro dell’affidabilità vera o presunta di un paese) sono tornate a ballare. Ma il problema resta: la Grecia – per ammissione dello stesso FMI – non è in grado di pagare il suo debito senza contrarne di nuovi, non con le numerose scadenze che si susseguono in questi mesi. Cosa succederà lì e cosa succederà in Italia non è facile capirlo, ma soprattutto cosa va fatto per il bene dei cittadini greci e dei creditori di Atene? E cosa dice la Dottrina sociale della Chiesa in questo ambito?

Aleteia lo ha chiesto a due persone con profili differenti per avere una risposta la più ampia possibile: Flavio Felice, ordinario presso la Pontificia Università Lateranense di “Dottrine Economiche e Politiche” e membro del centro studi Tocqueville, e Gianni Bottalico, presidente delle Acli nazionali.

Professor Felice, che cosa accade oggi a valle del cosiddetto “Greferendum”, quali sono le conseguenze per la Grecia e per la UE?
Felice: Cosa succede ora è difficile dirlo, così, a caldo, dopo il referendum. Immagino che le cancellerie europee siano in fermento e credo fermamente che questo voto non voglia dire né un salvacondotto per il debito greco né una sua uscita dall’Euro: non ci sono automatismi, la politica è l’arte di scoprire soluzioni possibili. Le condizioni del debito però restano quelle prima del Referendum. Non è pensabile che i creditori (tra cui c’è anche l’Italia per circa 36 miliardi di Euro, NdA) vengano lasciati senza delle garanzie. La Grecia non è nelle condizioni di poter restituire i soldi senza fare cambiamenti, certamente le istituzioni europee devono trovare il modo di far restituire i soldi alla Grecia senza che venga penalizzato il popolo greco, che è la cosa più importante; da oggi le istituzioni europee dovrebbero prendersi cura del popolo greco, mettere in atto politiche di aiuti e di sostegno. Siamo di fronte ad un drammatico caso umanitario, per di più di un popolo – quello greco – tradito e abbandonato dal suo stesso governo. Le istituzioni europee, adesso, adottino il popolo greco, ma nessuno sconto ai suoi governanti.

Cosa ci dice la Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) circa la situazione greca, quali sono i suoi capisaldi?
Felice: La DSC parla di solidarietà, di sussidiarietà, di libertà e di bene comune. La DSC non può diventare la foglia di fico dei governanti corrotti che hanno generato l’enorme debito greco, truccato i bilanci e ingannato il loro popolo, oltre che le istituzioni europee. Questo non vuol dire che la DSC non possa contribuire ad offrire soluzioni istituzionali (Papa Benedetto XVI ci ha lasciato la nozione di “via istituzionale della carità”) per evitare il disastro umanitario e promuovere “l’inclusione sociale” (Papa Francesco). La solidarietà è centrale, ma bisogna chiedersi se le istituzioni greche, così come sono state implementate, siano adatte a restare nell’area euro-monetaria. Non nell’Europa, ma nell’Euro. Se non fosse così e se fosse reiterata l’indisponibilità da parte del governo greco ad implementare le loro istituzioni in modo conforme ad un mercato libero, dinamico e inclusivo, promotore di sviluppo, contro le derive statalistiche e corporative che generano corruzione e spreco di denaro pubblico, il rischio è che la constatazione del fallimento sarà inevitabile (e sarebbe davvero un disastro per tutti, a cominciare dal popolo greco); non per una congiura dei poteri forti, ma per conclamata irresponsabilità ed inadeguatezza delle classi dirigenti di quel Paese. La DSC mette in chiaro che la responsabilità di ciascuno è fondamentale, dunque anche Tsipras non è assolto – in quanto governante – dalle sue responsabilità di leader di un popolo.

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