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Ecologia: papa Francesco e New Age faccia a faccia

Patricia Á. Casal-cc

Luis Santamaría del Río - Aleteia - pubblicato il 03/07/15

È quindi chiaro che le creature lodano Dio per il semplice fatto di esistere e non lodano se stesse. Questo non toglie la loro dignità, al contrario: “poiché tutte le creature sono connesse tra loro, di ognuna dev’essere riconosciuto il valore con affetto e ammirazione, e tutti noi esseri creati abbiamo bisogno gli uni degli altri” (42).

L’esistenza degli altri esseri viventi deve essere riconosciuta dai cristiani come un riferimento al Creatore, al quale rendono gloria semplicemente esistendo (cosa che appare chiaramente nel Catechismo della Chiesa Cattolica).

Per questo “oggi la Chiesa non dice in maniera semplicistica che le altre creature sono completamente subordinate al bene dell’essere umano, come se non avessero un valore in sé stesse e noi potessimo disporne a piacimento” (69).

Come spiega Francesco, “tutto l’universo materiale è un linguaggio dell’amore di Dio, del suo affetto smisurato per noi” (84).

Per questo abbonda in questo continuo riferimento della creazione al suo Creatore: la “contemplazione del creato ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare” (85).

Dio si rivela nella natura (o, in senso più stretto, si manifesta, in base all’espressione impiegata da Giovanni Paolo II). Il processo logico ci fa passare dalla contemplazione all’adorazione, alla scoperta del “riflesso di Dio in tutto ciò che esiste” (87).

Difesa dell’antropocentrismo

L’essere umano ha un ruolo e un valore speciali e non può essere equiparato al resto della realtà esistente, neanche al resto degli organismi viventi, perché ha una “speciale dignità” (43).

Già nei primi numeri del testo, il papa parla dell’“ambiente umano” (5) riferendosi alla natura, mettendo l’uomo al centro, visto che ha la capacità di trasformare la realtà.

Allude anche al “senso umano dell’ecologia” (16). Visto che è stato “creato per amare” (58), Francesco si riferisce ai successi dell’uomo e ai suoi gesti di cura: non tutto è una valutazione negativa dell’azione umana sulla natura.

Per questo, considera un estremo l’atteggiamento che afferma che l’uomo non fa altro che danneggiare l’ambiente e che per questo “conviene ridurre la sua presenza sul pianeta” (60).

Nella sua esposizione dottrinale del secondo capitolo, sottolinea il carattere speciale della creazione dell’umanità all’interno del processo della creazione dell’universo da parte di Dio, e parla di una “immensa dignità” (65). Ricorda anche che, come segnalava Benedetto XVI, “ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio” (65).

I racconti dell’inizio della Genesi ci indicano le tre relazioni fondamentali sulle quali si basa l’esistenza umana: “la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra” (66).

In questo modo, il peccato appare come una rottura: “l’armonia tra il Creatore, l’umanità e tutto il creato è stata distrutta per avere noi preteso di prendere il posto di Dio, rifiutando di riconoscerci come creature limitate” (66).

Il papa sottolinea sempre la peculiarità dell’uomo: “ognuno di noi dispone in sé di un’identità personale in grado di entrare in dialogo con gli altri e con Dio stesso” (81).

Oltre a questo, “la novità qualitativa implicata dal sorgere di un essere personale all’interno dell’universo materiale presuppone un’azione diretta di Dio, una peculiare chiamata alla vita e alla relazione di un Tu a un altro tu” (81).

Questa difesa dell’antropocentrismo (ovvero del fatto che l’essere umano è al centro) non è tuttavia assoluta, visto che Dio e la realtà creata hanno il proprio posto, e in questo modo collocano l’uomo al suo giusto posto: “non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data” (67).

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ecologia umanaenciclica laudato sinew age
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