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Ecologia: papa Francesco e New Age faccia a faccia

Patricia Á. Casal-cc

Luis Santamaría del Río - Aleteia - pubblicato il 03/07/15

Ribadisce poi che il mondo è stato “creato secondo il modello divino” (24) e invita a “maturare una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità” (240).

Meglio “creazione” che “natura”

Continuando con la riflessione precedente, che distingue il Creatore dalla creazione, ponendo fine a qualsiasi tentativo di divinizzazione dell’ambiente, il papa scrive che per noi “dire ‘creazione’ è più che dire natura, perché ha a che vedere con un progetto dell’amore di Dio, dove ogni creatura ha un valore e un significato”.

Per questo, “la creazione può essere compresa solo come un dono che scaturisce dalla mano aperta del Padre di tutti” (76).

Separando Dio dal resto di ciò che esiste non si sta sminuendo la realtà creata, ma le si concede la sua vera dignità.

Per questa ragione Francesco cita il patriarca di Constantinopoli, Bartolomeo, che afferma che “un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio” (8). L’origine divina – e non il carattere divino – di tutto ciò che esiste gli dà la sua consistenza e il suo valore: “il mondo proviene da una decisione, non dal caos o dalla casualità, e questo lo innalza ancora di più” (77).

Dall’altro lato, nelle poche occasioni in cui il vescovo di Roma si riferisce alla “madre terra”, lo fa con le lettere minuscole, nel senso che usava San Francesco d’Assisi, mescolando sempre quel termine con quello di “sorella”.

In un altro passo, il papa parla della terra come proprietà di Dio, il che ha come conseguenza il fatto che le persone non possano possederla in modo perpetuo (67), e si riferisce alla consapevolezza che aveva il popolo di Israele del “dono della terra con i suoi frutti” (71).

La valorizzazione della natura come qualcosa degno di un rispetto sacro, commenta, “non significa equiparare tutti gli esseri viventi e togliere all’essere umano quel valore peculiare che implica allo stesso tempo una tremenda responsabilità. E nemmeno comporta una divinizzazione della terra, che ci priverebbe della chiamata a collaborare con essa e a proteggere la sua fragilità.

Queste concezioni finirebbero per creare nuovi squilibri nel tentativo di fuggire dalla realtà che ci interpella. Si avverte a volte l’ossessione di negare alla persona umana qualsiasi preminenza, e si porta avanti una lotta per le altre specie che non mettiamo in atto per difendere la pari dignità tra gli esseri umani” (90).

Un aspetto molto importante è che la creazione è buona – come riporta il racconto della Genesi – ma non perfetta: Dio “ha voluto limitare sé stesso creando un mondo bisognoso di sviluppo, dove molte cose che noi consideriamo mali, pericoli o fonti di sofferenza, fanno parte in realtà dei dolori del parto, che ci stimolano a collaborare con il Creatore” (80).

Bisogna però fare attenzione alla tentazione costante della gnosi, basandoci sul fatto che Gesù “era distante dalle filosofie che disprezzavano il corpo, la materia e le realtà di questo mondo” (98).

In un altro passo, di fronte all’ideologia di genere e a tutti i tentativi di eliminare le differenze sessuali – un aspetto tipico del New Age –, segnala che “anche apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità è necessario per poter riconoscere sé stessi nell’incontro con l’altro diverso da sé” (155).

Il vero valore degli esseri viventi

Gli esseri creati da Dio hanno la loro importanza e dignità proprio per la distinzione che abbiamo effettuato in precedenza. La responsabilità dell’essere umano è quella della custodia e della protezione di qualcosa che è mediazione del Creatore per lui. Da ciò deriva la gravità della situazione attuale: “per causa nostra, migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio” (33).

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ecologia umanaenciclica laudato sinew age
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