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Rivoluzione nel segno della collegialità con l’enciclica “Laudato si’”

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FILIPPO MONTEFORTE - AFP

Gian Franco Svidercoschi - Aleteia - pubblicato il 01/07/15

Una Chiesa che si sposta verso il sud del mondo

La prima citazione è già a pagina 13, nella introduzione della “Laudato si’”. Francesco lancia il suo appello per unire l’intera famiglia umana, al fine di proteggere la “casa comune”, nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale. E qui c’è ilrichiamo a un documento di una Conferenza episcopale, quella dell’Africa del Sud, e che risale al 5 settembre del 1999. “Abbiamo bisogno – scrive il Papa – di nuova solidarietà universale. Come hanno detto i vescovi del Sudafrica, ‘i talenti e il coinvolgimento di tutti sono necessari per riparare il danno causato dagli umani sulla creazione di Dio’”.

E’ la prima, si notava, di oltre una ventina di citazioni chel’enciclica dedica a interventi di episcopati sulla questione ecologica. E sono episcopati di nazioni del Nord ma soprattutto di Paesi (e anche di grandi regioni) dell’emisfero meridionale: dalle Filippine alla Bolivia, dalla Patagonia al Giappone, dal Paraguay al Brasile, alla Repubblica Dominicana, alla Nuova Zelanda, all’Argentina, al Messico, al Portogallo; e poi le Conferenze dei vescovi dell’Asia, dell’Australia, e naturalmente quella dell’America Latina, tenutasi ad Aparecida nel giugno del 2007, e della quale l’allora arcivescovo Bergoglio aveva curato la redazione del documento finale.

Per quanto si ricordi, è la prima volta che ciò avviene. L’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”, proponendo la visione di Chiesa che Francesco ha maturato sulla base della sua esperienza latino-americana, aveva ovviamente moltissimi richiami al documento di Aparecida; ma si fermava lì. Stavolta, invece, è la Chiesa intera – attraverso la voce dei vescovi – non solo a dare più forza e credibilità alle denunce pontificie circa lo spaventoso sfruttamento del creato; ma anche a “riempire” di contenuti la riflessione di Francesco, il suo invito a promuovere una “ecologia integrale” che tenga strettamente uniti rispetto della natura e rispetto dell’uomo.

Ebbene, per certi aspetti, si potrebbe considerare la “Laudato si’” come la prima realizzazione di quella collegialità episcopale ch’era stata uno dei tre punti fondamentali della costituzione-cardine del Vaticano II, la “Lumen gentium”; ma che poi, al pari delle altre due grandi intuizioni del Concilio, la Chiesa mistero e il popolo di Dio, era rimasta sostanzialmente sulla carta, senza una reale traduzione nella vita ecclesiale. Quindi, nessuna sintesi tra primato del Papa e Collegio dei vescovi. Nessuna vera decentralizzazione. Nessun riconoscimento concreto della specificità delle Chiese locali, e, perciò, del principio di sussidiarietà.

Ma perché era successo? Al fondo di tutto, c’era stata la crescente ostilità di vasti settori della gerarchia ecclesiastica al modello di Chiesa che la “Lumen gentium” aveva plasmato. In più, all’inizio, non pochi vescovi avevano interpretato la collegialità episcopale a senso unico, come uno strumento per strappare alla Santa Sede spazi sempre più ampi di autonomia. Poi, erano arrivate le Conferenze episcopali, trasformatesi ben presto in organismi burocratici ed elefantiaci, a frenare la crescita delle singole diocesi. E infine, il nuovo Codice di diritto canonico aveva accentuato sia le prerogative della Chiesa universale sia l’autorità della Curia romana: a scapito delleChiese locali, ma anche, paradossalmente, dello stesso ministero pontificio. E lo sperimentarono, proprio a causa dello strapotere curiale, tanto Giovanni Paolo II quanto Benedetto XVI.

Ed ecco, il 13 marzo di due anni fa, l’elezione di un Papa che veniva “quasi dalla fine del mondo”. Era una svolta epocale, perché dava un senso compiuto, e cioè, reale, concreto, alla cattolicità, all’universalità della Chiesa. L’elezione di Wojtyla aveva sanzionato, dopo quasi mezzo millennio, il tramonto del “monopolio” italiano sul papato. E adesso, la scelta di un latino-americano metteva fine al “predominio” che l’Europa per secoli aveva esercitato sulla Chiesa – a livello di dottrina, di spiritualità, di pensiero teologico, di missione evangelizzatrice, di progetti pastorali – riducendo così il ruolo degli altri continenti alla stregua di ramificazioni, se non di appendici pure e semplici.

Da lì, perciò, è partito Francesco per dare una nuova “architettura” alla comunione ecclesiale. Ha avviato la riforma della Curia, ha conferito una diversa impostazione al Sinodo dei Vescovi, ha ridato rappresentatività universale al Collegio cardinalizio. Poi, con l’”Evangelii gaudium”, ha parlato di una “conversione pastorale” dello stesso papato, già visibile per altro dal suo modo molto innovativo di “fare” il Papa; ha annunciato uno statuto per le Conferenze episcopali, includendovi anche qualche “autentica autorità dottrinale”. E ha scritto: “Non è opportuno che il Papa sostituisca gli episcopati locali nel discernimento di tutte le problematiche che si prospettano nei loro territori. In questo senso, avverto la necessità di procedere in una salutare decentralizzazione”.

Ed è appunto quel che è avvenuto con la “Laudato si’”. Leesperienze degli episcopati, in merito alla crisi ecologica nei rispettivi Paesi, sono entrate nella enciclica pontificia, contribuendo a darle un valore e una risonanza mondiale. Dunque, come si diceva, è stata una prima significativa realizzazione della collegialità episcopale. E che dovrebbe preludere a un secondo grande cambiamento: lo sbocciare di unaChiesa caratterizzata dalla pluralità, dalla molteplicità, e anche dalla diversità; ma, proprio a motivo di questa multiforme ricchezza, capace di manifestare una più forte unità.

Così, dopo un primo millennio che aveva visto come protagoniste le Chiese orientali, e nel secondo quelle occidentali, adesso s’è aperto un millennio nel quale – seguendo del resto lo spostamento del baricentro verso il Sud del mondo, dove vivono circa il 70 per cento dei cattolici – verranno in primo piano l’originalità e la vitalità delle giovani comunità dell’America Latina, dell’Africa, dell’Asia e dell’Australia. Insomma, potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione.

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