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La fede del matematico cattolico che ha anticipato “A beautiful mind”

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Religión en Libertad - pubblicato il 26/06/15

Ennio De Giorgi, primo autore del teorema De Giorgi-Nash: "La Resurrezione è fondamentale nel mio lavoro"

Nel maggio 2015 è morto, con grande attenzione mediatica, il matematico nordamericano John Forbes Nash, famoso per aver ispirato il film A beautiful minde per le sue grandi scoperte matematiche, che gli hanno fruttato anche il Premio Nobel per l'Economia nel 1994.

Nel mondo matematico molti lo ammirano per il teorema De Giorgi-Nash, che si chiama così perché il matematico italiano 29enne Ennio de Giorgi lo sviluppò e lo pubblicò un anno prima dell'americano su una piccola rivista scientifica locale, nel 1956. Era la risoluzione del famoso problema XIX di Hilbert. Nash non lo sapeva, sviluppò una propria soluzione e rimase deluso quando gli dissero che un tale professor De Giorgi lo aveva già risolto.

Probabilmente De Giorgi non avrà mai un film a lui dedicato, perché la sua vita è stata più semplice di quella di Nash, ma da un punto di vista spirituale è stata molto interessante.

Immaginazione, matematica, mente aperta

Il padre morì quando lui aveva due anni, venne allevato dalla madre e all'università scoprì le sue capacità matematiche. Il suo maestro principale, Mauro Picone, gli insegnò ad avere una mente aperta, a presentare obiezioni, fare domande e usare l'immaginazione. “Di fronte alla scienza siamo tutti uguali”, gli diceva perché non si intimidisse di fronte alle autorità accademiche.

Ennio de Giorgi (1928-1996) non si è mai sposato e non ha mai avuto figli, e ha vissuto sempre in grande austerità, insegnando ed effettuando ricerche dal 1959 alla Scuola Normale Superiore di Pisa. A livello matematico, è stato senz'altro il più grande italiano della sua epoca.

Ha riflettuto molto su Dio, sulla morte, sull'amicizia e sulla pace tra gli uomini. Era un cattolico convinto, e negli anni Settanta è stato anche militante di Amnesty International, lavorando per la liberazione di matematici come il russo Leonid Plyushch e l'uruguayano José Luis Massera.

All'epoca Amnesty International, fondata da Peter Benenson, un inglese di famiglia ebrea russa che si era convertito al cattolicesimo, si dedicava a salvare la vita delle persone da entrambe le parti della Cortina di Ferro in piena Guerra Fredda.

Tolleranza sentimentale? No: amicizia reale

In un'intervista concessa a Michele Emmer pubblicata nel 1996, anno della sua morte, De Giorgi esprimeva la propria visione di come la scienza progredisca anche per fattori umani e personali, inclusa la fraternità tra gli scienziati.

“La comprensione e la tolleranza sono due nozioni che spesso si dimenticano quando parliamo di tolleranza. La tolleranza pura e sentimentale è insufficiente. Solo se è unita a comprensione e amicizia permette all'attività umana di progredire. Le scienze in particolare non possono progredire senza intesa e amicizia tra tutti gli scienziati”, spiegava.

La Resurrezione… per fare ricerca!

Applicava poi la questione al dialogo tra le religioni. “L'intesa tra gruppi religiosi presuppone anche che ciascuno spieghi con grande semplicità e naturalezza le proprie idee, i principi religiosi in cui crede davvero. A me, ad esempio, ciò che interessa particolarmente è la proposta della Resurrezione”.

“L'idea della Resurrezione, che la nostra vita non finisca nel breve arco di anni che abbiamo qui, che anche i nostri cari che sono morti vivano ancora in qualche modo, è uno degli elementi fondamentali della mia vita e anche della mia attività di ricerca”, confessava.

“Io sono capace di continuare a studiare, di immaginare cose nuove anche a un'età in cui uno direbbe che è la fine della mia carriera accademica, perché lo vedo come un viaggio in cui, fino alla fine, si deve amare completamente la conoscenza, sperando che questo amore continui in un'altra forma anche dopo la morte”.

La libertà di pensare e di immaginare

De Giorgi, l'uomo che fin da giovane si sentiva libero di fare domande e che da adulto si sforzava di liberare matematici prigionieri, insisteva sul fatto che la matematica era una scienza particolarmente libera e dedita all'immaginazione. Per questo, forse, pensare alla resurrezione e alla vita dopo la morta ampliava la sua prospettiva e la sua voglia di conoscenza.

“Questa combinazione di immaginazione che vola libera nei confini di ciò che studi, con lo scambio di altri voli, di altri scienziati, pensatori, di altre discipline – filosofia, arti, lettere –, è la forza delle matematiche”, affermava.

“Questo è alla base di una delle manifestazioni più forti dell'amore per la conoscenza dal quale nascono la scienza e la capacità umana derivante di comprendere parzialmente il mondo, senza dimenticare la famosa frase di Shakespeare, pronunciata da Amleto a Orazio: Ci sono più cose nel cielo e sulla terra di quelle che sogna la tua filosofia. Questo spiega anche perché in matematica non c'è conflitto tra innovazione e tradizione, le due fonti di tutto ciò che è realmente grande e bello che i matematici hanno fatto. In matematica c'è armonia”.

In varie occasioni affermò che “all'inizio e alla fine abbiamo il Mistero. Potremmo dire che abbiamo il disegno di Dio. A questo mistero la matematica si avvicina senza penetrarlo”.

Cercare la Sapienza

Per De Giorgi, cercare la conoscenza con amore era una conseguenza dell'insegnamento biblico. “Nel libro dei Proverbi, uno dei più antichi della Bibbia, a un certo punto si dice che la sapienza – che è più ampia della matematica – era con Dio quando Egli ha creato il mondo e che questa sapienza deve essere trovata dagli uomini che lo cercano e lo adorano. Le matematiche sono una manifestazione significativa di questo amore per la sapienza”, spiegava.

Il suo discorso all'Accademia Pontaniana di Napoli del 1992 apparve sul quotidiano Avvenire del 29 ottobre 1996, pochi giorni dopo la sua morte, e rappresenta un vero testamento spirituale del grande matematico, ricapitolando le sue inquietudini: l'immaginazione, la creatività, la letteratura, la libertà – anche delle nuove teorie matematiche – e la fiducia nella Resurrezione.

Matematiche e fede, di Ennio De Giorgi, 1992

Sicuramente neanche le più grandi scoperte di questo secolo, le più audaci teorie fisico-matematiche, la relatività general, il Big-Bang, il principio di indeterminazione, gli spazi in infinite dimensioni di Hilbert e Benach, i teoremi di Goedel danno una risposta alle domande fondamentali riferite al mondo, a Dio e all'uomo.

Queste scoperte e teorie, però, hanno avuto un gran merito: hanno liberato lo spirito umano da una concezione angusta della realtà, dalle paure di tutto ciò che appare inaspettato e paradossale, hanno confermato in ampissima misura le parole di Amleto (…).

Volendo spiegare con un esempio, forse inadeguato e semplicistico, il senso di libertà che le nuove teorie hanno apportato alla nostra cultura, direi che se oggi nascesse un poeta dotato del genio di Dante Alighieri non sarebbe costretto a riunire angeli e demoni, santi e condannati, Inferno, Purgatorio e Paradiso nei limiti di uno spazio euclideo tridimensionale, non avrebbe a disposizione come possibili “immagini matematiche” dell'Eternità solo la retta e la circonferenza.

Certamente lo scienziato, come ogni altro uomo, può usare in molteplici modi la sua libertà, può aprire il suo cuore alla speranza o chiuderlo nello scetticismo.

Da parte mia, non ho il genio di Dante o del Beato Angelico ma posso dire che la mia vita perderebbe gran parte del suo significato se rinunciassi alla speranza di ritrovare in qualche modo le persone che mi sono state più care, se non credessi alle parole del Credo «Expecto resurrectionem mortuorum e vitam venturi saeculi» [Aspetto la resurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà].

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
fede e scienza
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