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Come si fa a dire addio alle persone care?

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Dimensione Speranza - pubblicato il 26/06/15

L’accettazione emotiva della perdita
La salute della mente transita per la via del cuore. È li che si annidano le emozioni suscitate dalla perdita.
Due approcci diametralmente opposti ed egualmente inefficaci nel gestire i sentimenti riguardano, da una parte, la tendenza all’impulsività che si manifesta nello straripamento delle emozioni e, dall’altra, la tendenza all’eccessivo controllo o repressione di chi assume un contegno distaccato, mascherando il vulcano di stati d’animo che lo abitano.

I sentimenti invocano accoglienza e cittadinanza, per non essere relegati nel dimenticatoio. Le emozioni represse o ignorate non spariscono ma, come bambini frustrati, ritornano al centro della scena reclamando attenzione attraverso malesseri psicomatici.

Sentimenti frequenti in circostanze luttuose sono la tristezza, l’amarezza, la paura, il rammarico. Due sentimenti particolarmente significativi riguardano la collera, suscitata dall’impatto con una vita cambiata e dalla percezione di ingiustizia per quanto accaduto, e il senso di colpa, per tutto ciò che rimane incompiuto, per i limiti del proprio rapporto e intervento, per non aver strappato la persona alla morte.

La guarigione del cuore ferito passa attraverso l’accoglienza dei sentimenti. Talvolta, sono intensi e impetuosi, in altre circostanze più tenui e passeggeri; in alcune occasioni si sprigionano all’improvviso, nel contatto con persone o ricordi, in altre si consolidano nel tempo, all’ombra di lunghe e pesanti solitudini. Nella misura in cui gli stati d’animo trovano piste di drenaggio attraverso la condivisione con qualcuno, la comunicazione scritta, la preghiera rivolta a Dio, il coinvolgimento in attività benefiche, si attenua l’intensità emotiva e il cuore si va sanando.

L’accettazione comportamentale della perdita
Il risultato di un cambio nel “modo di pensare” si riflette nel “modo di sentire” e questo, a sua volta, influisce sul “modo di fare” e di comportarsi della persona. Ogni perdita significativa produce un cambio d’identità tra il sé del passato e quello attuale, un cambio che investe l’orizzonte interno ed esterno della persona, il suo mondo intrapsichico e interpersonale.

L’itinerario di graduale guarigione prevede che dopo la fase iniziale di smarrimento e di shock e una volta superati i sentimenti e le reazioni più intense, la persona sia in grado di assumersi le proprie responsabilità familiari, sociali e professionali, e sia capace di recuperare gli interessi, sviluppare nuove abitudini, dare vita a nuovi progetti.

Per alcuni questo adattamento richiede tempi molto lunghi, per altri è più rapido. Ci sono perdite che si odiano per l’infinità di inconvenienti e di problemi che procurano, altre cui si ­rivolge un debito di gratitudine per ­l’opera di umanizzazione e trasformazione cui contribuiscono. Un doloroso distacco può rendere la persona più sensibile al prossimo o peggiorarne i tratti accrescendone la scontrosità, il vittimismo, l’insoddisfazione.

Alcuni criteri indicativi di un positivo recupero da un lutto, includono: una condizione di benessere fisico generale, il ritorno dell’energia e della motivazione, la capacità di prendere cura di sé e di trovare spazi di gratificazione, il desiderio di progettare il futuro.

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