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Come si fa a dire addio alle persone care?

Hopelessness-woman crying-dark wall-violence © g-stockstudio / Shutterstock

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Dimensione Speranza - pubblicato il 26/06/15

Si prova cordoglio per una varietà di perdite, quali: la propria terra (es. i profughi o gli emigrati), la salute (la malattia fisica, psichica, sociale e spirituale), la propria immagine (es. il disonore proprio o della famiglia, il turbamento per il processo di invecchiamento…), legami importanti ( es. il divorzio o la separazione), l’autonomia economica (es. la perdita del lavoro, una rapina…), i beni interiori (es. la pace, la libertà, la speranza…). Questo mosaico di perdite richiama la precarietà dell’esistenza e la provvisorietà di ogni bene; il cordoglio che le accompagna anticipa e prepara ad affrontare l’ultima perdita, che è la morte.

Il termine lutto, dal latino lugere = piangere, si riferisce al cordoglio specifico provato dinanzi alla morte di una persona; le sue manifestazioni abbracciano la sfera sociale, psicologica, mentale e religiosa. Il lutto è accompagnato da un insieme di “rituali” sociali (annunzi funebri, espressioni di condoglianze, vestiti scuri…) e religiosi (veglie funebri, celebrazioni delle esequie, messe di anniversario…) che informano sulla morte, favoriscono l’espressione della solidarietà verso i familiari, confortano attraverso le promesse della fede.

Diverse variabili influiscono sul modo di rispondere alla perdita di una persona cara. Innanzitutto incidono aspetti concreti, quali: l’età, il sesso, i ruoli interpretati dal defunto e dai superstiti.

In secondo luogo, riveste importanza il tipo di rapporto instauratosi tra il superstite e il defunto (intimo o distante, di mutuo supporto o di indifferenza, di stima reciproca o di costante conflittualità…), e l’atteggiamento assunto dinanzi alla sua morte (di accettazione o ribellione, di apertura ad altri o di chiusura nel proprio dolore, di gratitudine per quanto avuto o di disperazione per quanto perduto).

In terzo luogo, molto dipende dal tipo di supporto esterno su cui può contare chi è in lutto, rappresentato dalla famiglia, dagli amici, dall’appartenenza a una comunità religiosa, dal lavoro o dall’esercizio di una professione.

Infine, la variabile più significativa riguarda la mobilitazione del medico interiore rappresentato dal ventaglio di risorse psicologiche, mentali, emotive e spirituali che aiutano la persona a integrare la perdita e a reimmergersi nella vita.

IL PROCESSO DI GUARIGIONE
Il lavoro di una sana elaborazione del lutto è di natura olistica e comporta tre compiti fondamentali:

L’accettazione cognitiva della perdita
Un primo orizzonte di guarigione consiste nel sanare la mente. La morte di un proprio caro può scombussolare la persona, alterarne il sonno, impedirne la concentrazione, bloccarne le capacità decisionali, indebolirne la motivazione.

Una perdita, specie se grave, ha il potere di destrutturare l’edificio delle proprie certezze, sollevare interrogativi circa il senso delle tragedie, mettere in crisi la propria fede. Il superamento del lutto richiede la capacità di contemplare quanto accaduto con uno sguardo realistico e speranzoso.

Il processo di guarigione della mente si manifesta nel modo di pensare della persona e negli atteggiamenti assunti. Vi è chi da un distacco esce più maturo e chi più insicuro, chi più sensibile al valore delle relazioni e chi più indurito nel cuore, chi più attento a ciò che è essenziale e chi più assorbito da ciò che è effimero. Un criterio generale per misurare l’adattamento a una perdita riguarda la capacità del superstite di rivedere le proprie abitudini, scelte e comportamenti in base al nuovo quadro della situazione.

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