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Credere ai miracoli? Roba da scienziati!

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Francesco Agnoli - La Croce - Quotidiano - pubblicato il 24/06/15

Da Galilei e Pascal in poi fisici, astronomi e matematici favorevoli all'esistenza del soprannaturale

La Resurrezione dai morti è un miracolo quasi inaudito. Gli uomini antichi credevano più di noi ai prodigi, alle cose mirabili. Terremoti, eclissi, segni nei cieli, erano visibili e, talora, non comprensibili alla lue delle conoscenze…Ma ad un uomo che risorge dalla morte fisica non era facile credere neppure un tempo. Chi lo ha mai visto? Chi ha mai osservato qualcosa di vagamente simile? Dai Vangeli sappiamo che anche tanti ebrei, che credevano in Dio, nel Dio onnipotente, e che lo pregavano tutti i giorni, non credettero. Del resto ebrei, greci e romani non erano così creduloni come oggi potremmo pensare.

Eppure alla Resurrezione di Cristo, uomo-Dio sconfitto, ucciso in croce come gli schiavi, in tanti credettero, sino a dare la vita per Lui. Alcuni, come racconta il Vangelo, perché avevano visto. Altri tempi, potrebbe dire qualcuno. Oggi siamo nell'età della scienza. Come può un uomo colto di oggi credere ancora alle favole? Come può vedere ciò che non si può vedere?

LA FEDE DEGLI SCIENZIATI

Sembrerà strano, ma alla Resurrezione, nei tempi moderni, hanno creduto di più gli scienziati (sino al Settecento chiamati “filosofi naturali”), che i filosofi (secondo l'accezione più comune). Sono stati questi ultimi, infatti, da Spinoza a Hume, non i grandi della scienza, i primi a sostenere l'impossibilità dei miracoli.

Nel Medioevo la convinzione che Dio possa risorgere è scontata: se Dio ha creato il mondo, ed è onnipotente, ovviamente può anche risorgere. Se la natura non è la totalità della realtà, ma dipende da un Creatore, non può essere “inviolabile”, immutabile, impenetrabile al suo stesso Autore.

I miracoli, nel Medioevo, non sono all'ordine del giorno, ma eccezioni, manifestazioni dell'onnipotenza di Dio, e dell'esistenza del soprannaturale. Lo sono non perché si creda, di norma, alle eccezioni, ma perché si crede alla regola. In altre parole, per i medievali la regola prevede l'eccezione, possibile soltanto per opera di chi da quella regola non è vincolato. E l'eccezione conferma la regola.

I miracoli, insomma, possono esistere soltanto se sono eccezioni volute da Colui che è autore delle regole. Scriveva già sant'Agostino, nel IV secolo: “il corso ordinario della natura presa nel suo insieme ha le sue determinate leggi naturali” (La Genesi alla lettera, IX, 17, 32); mentre un teologo dell'XI secolo, Guillaume de Conches, della scuola di Chartres, aggiungerà che “Dio (di norma) rispetta le proprie leggi”. Vedere miracoli dovunque, non è dunque fede, ma superstizione.

La storia della filosofia e della scienza ci insegna che fu proprio la regolarità della natura, la sua bellezza, la sua intelligibilità, ad essere interpretata dai padri della scienza sperimentale come dimostrazione dell'esistenza di un Creatore. Se vi sono ordine, armonia, leggi che permettono all'universo di “funzionare”, deve esistere anche un Ordinatore, un “Artefice supremo”, un Dio Legislatore.

Il celebre matematico e filosofo ateo e anticlericale Bertrand Russell ricorda proprio che “la maggior parte degli uomini di scienza” delle origini era “modelli di pietà religiosa” (B. Russell, Storia della filosofia occidentale, Tea, Milano, 1991, p. 521, si veda anche Paolo Rossi, La nascita della scienza in Europa, Laterza, Roma-Bari, 2011, p. 203-214). E lo erano proprio perché nella natura non vedevano il caos, o, come i pagani, continui prodigi (che altrimenti avrebbero attribuito, come nel mondo antico, a divinità molteplici e immanenti), ma le leggi. E nelle leggi della natura vedevano il Legislatore, il “divino Artefice” (Copernico), il “Pantocrator e Reggitore universale” (Isaac Newton), il “sommo Musico” (Keplero)…

E' la comprensibilità dell'universo, che richiede una intelligenza che lo origini, è l'ordine che richiede un Ordinatore; è la bellezza e l'armonia dell'universo che esigono una spiegazione razionale, e non il caso. E' l'intelligenza che pervade la materia non intelligente e che caratterizza l'uomo, a richiedere un Dio Logos, Ragione, Intelligenza suprema.

Ma se Dio esiste, allora i miracoli sono possibili.

IL MONDO COME OROLOGIO

Quale fu l'immagine che i padri della scienza utilizzarono per descrivere il mondo che stavano imparando a conoscere?

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