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Sinodo famiglia. Pubblicato Instrumentum laboris: comunicare la speranza

© Sabrina Fusco / ALETEIA

Radio Vaticana - pubblicato il 23/06/15

Dignità per anziani e disabili. Pastorale specifica per famiglie migranti
Per questo, l’Instrumentum mette in risalto l’importanza della famiglia come strumento di inclusione, soprattutto di categorie fragili come i vedovi, gli anziani a cui va data “dignità e speranza”, i disabili che vanno accompagnati per contrastare “le forme impietose di stigma e pregiudizi”. A tal proposito, il documento sinodale affronta anche la cosiddetta sfida del “dopo di noi”, ovvero di disabili che rimangono soli alla morte dei genitori. Per loro si richiede di “garantire, difendere e valorizzare la qualità possibile di ogni vita”. Una pastorale specifica viene poi auspicata per le famiglie migranti, “dilaniate” e “tragicamente ferite”, perché soprattutto in quei Paesi di destinazione dove non c’è una “autentica accoglienza e accettazione, nel rispetto dei diritti di tutti”, si possono alimentare “fenomeni di fondamentalismo e di rigetto violento della cultura ospitante”. E il dramma cresce quando la migrazione è illegale, sostenuta da “circuiti internazionali della tratta di esseri umani”.

Valorizzare ruolo della donna nella Chiesa. I “lontani” non sono “esclusi”
L’Instrumentum, quindi, si sofferma sul ruolo delle donne: ne ricorda le pagine amare – sfruttamento, violenza, aborti e sterilizzazioni forzati, utero in affitto, mercato dei gameti, il desiderio di figli ad ogni costo – ma ne auspica anche una “maggiore valorizzazione nella Chiesa”, nei suoi “processi decisionali”, nella “partecipazione al governo di alcune istituzioni”. Altro punto cruciale riguarda la “novità assoluta” della “rivoluzione biotecnologica” che permette di “manipolare l’atto generativo” svincolandolo dalla relazione sessuale tra uomo e donna e rendendo, così, la vita umana e la genitorialità “realtà soggette al desiderio di coppie non necessariamente eterosessuali e regolarmente coniugate”. La prima parte si conclude, quindi, con una sottolineatura importante: i “lontani” dalla Chiesa non sono “esclusi”, ma persone comunque amate da Dio a cui la Chiesa deve “guardare con comprensione”.

Sacramento del matrimonio è indissolubile
La seconda parte dell’Instrumentum evidenzia, in primo luogo, la “pienezza sacramentale” del matrimonio, riaffermandone l’indissolubilità, in quanto “dono” e non “giogo imposto agli uomini”. Per questo, in un’epoca in cui è difficile “mantenere gli impegni per sempre”, si chiede di “dare un annuncio di speranza, che non schiacci” perché “ogni famiglia sappia che la Chiesa non l’abbandona mai”. Si sottolinea, inoltre, che il carattere “unitivo” del matrimonio è complementare a quello “procreativo”, nell’ottica di una “procreazione responsabile”.

Famiglia sia soggetto di evangelizzazione. La Chiesa accompagni sofferenze coniugali 
Centrale, poi, l’urgenza di promuovere la famiglia come “soggetto” di evangelizzazione, affinché testimoni il Vangelo “senza nascondere ciò in cui crede”, in solidarietà con i poveri e i diversi, custodendo il creato e promuovendo il bene comune. Di qui, il richiamo a rinnovare i percorsi catechistici per la famiglia, affinché la comunità cristiana non sia una mera “agenzia di servizi”, bensì un luogo di “crescita”, nel cammino della fede. Chiesa e famiglia sono ciascuna un bene per l’altra, sottolinea l’Instrumentum, richiamando la responsabilità della comunità cristiana di aiutare le coppie in difficoltà, mostrandosi “accogliente” nei loro confronti. Anche perché, nel disegno di Dio, “la famiglia non è un dovere, ma un dono” ed oggi, la scelta del sacramento non va data per scontata, bensì vista come “un passo da maturare, una meta da raggiungere”. Per questo, la Chiesa deve “accompagnare” i momenti di sofferenza coniugale, per evitare “rovinose contrapposizioni tra i coniugi” con conseguenti ricadute sui figli.

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sinodo famiglia
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