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La Giornata Internazionale dello Yoga: semplicemente yoga o qualcosa di più?

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Jean Henrique Wichinoski-cc

Luis Santamaría del Río - Aleteia - pubblicato il 23/06/15

Il 21 giugno si è celebrata per la prima volta in tutto il mondo la Giornata Internazionale dello Yoga, proposta dall'ONU qualche mese fa

Una nuova commemorazione

La lista delle giornate mondiali create dall’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) si è vista arricchita di recente dalla Giornata Internazionale dello Yoga, proclamata da una risoluzione dell’Assemblea Generale approvata l’11 dicembre 2014. Nel documento si segnala che “lo yoga offre un approccio olistico alla salute e al benessere” e che “diffondere maggiormente le informazioni relative ai vantaggi che comporta il fatto di praticare lo yoga sarebbe un beneficio per la salute della popolazione mondiale”.

Per questo, l’ONU ha deciso di proclamare il 21 giugno “Giornata Internazionale dello Yoga”, invitando tutti (Stati membri e osservatori, organizzazioni internazionali e regionali, società civile, ONG e privati cittadini) “a osservare la Giornata Internazionale in modo appropriato e conformemente alle priorità nazionali, per promuovere la consapevolezza sui benefici che comporta il fatto di praticare lo yoga”, sottolineando anche che “il costo di tutte le attività che possano derivare dall’applicazione della presente risoluzione dovrà essere coperto mediante contributi volontari”.

Passando dalla carta alla realtà, le notizie diffuse dai mezzi di comunicazione mostrano che il sostegno istituzionale è stato del più alto livello, a cominciare dallo stesso Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, che in un messaggio pubblicato sulla web delle Nazioni Unite aveva già affermato che “lo yoga offre un metodo semplice, accessibile e inclusivo per promuovere la salute e il benessere fisici e spirituali. Promuove il rispetto per gli altri esseri umani e il pianeta che condividiamo. E lo yoga non discrimina; in vari gradi tutti possono praticarlo”. Il 21 giugno è stato a Times Square (New York) con migliaia di persone con i materassini praticando asanas (posture).

Salutare (o adorare) il sole

Senza alcun dubbio, il Paese in cui è stata più importanza a questa Giornata è stata l’India, dove il Primo Ministro, Narendra Modi, ha presieduto gli atti commemorativi a Nuova Delhi, dove secondo i media si sono radunate circa 37.000 persone. Nel discorso inaugurale, Modi ha detto che si trattava di un evento molto importante, “l’inizio di una nuova era che ispirerà l’umanità nella sua ricerca di pace e armonia”.

Sono stati 192 i Paesi a organizzare eventi collegati allo yoga il 21 giugno, data scelta perché si trattava del solstizio d’estate, il giorno più lungo dell’anno. Non a caso, l’atto principale della maggior parte degli incontri programmati era il sūria namaskār o “saluto al sole”, una delle posture dello yoga (il cui nome deriva dal sanscrito: Sūria è il dio del sole, e namaskāra significa “realizzare reverenze prostrate”… in fondo, adorare il sole). Il Primo Ministro indiano ha iniziato il 21 giugno scrivendo sul suo account Twitter che “in alcune parti del mondo i primi raggi del sole sono già stati accolti da gente che praticava yoga. Questo continuerà in tutto il mondo”.

Laicità negativa… e contraddittoria

Mentre in molti luoghi si reprimono le manifestazioni pubbliche delle confessioni religiose, affermando che devono rimanere all’interno delle proprie strutture e nella coscienza dei credenti – praticandosi in questo modo una laicità negativa o laicismo –, le stesse istituzioni laiciste promuovono la Giornata Internazionale dello Yoga. Quest’ultimo si presenta come una tecnica religiosamente asettica, valida per tutti, come abbiamo già visto nelle dichiarazioni ufficiali dell’ONU, che sottolinea “la sua compatibilità inerente ai principi e ai valori delle Nazioni Unite” e i suoi “benefici olistici”. Questo ha sottolineato Miguel Pastorino, membro della Rete Latinoamericana di Studio delle Sette (Red Iberoamericana de Estudio de las Sectas, RIES), analizzando la presenza dello yoga nell’Università della Repubblica dell’Uruguay (UDELAR), la stessa istituzione che ha organizzato una Settimana dello Yoga dal 15 al 21 giugno. L’esperto manifesta la propria perplessità quando si domanda: “In che contesto di laicità dell’educazione si può includere lo yoga? È scientifico? Che impressione avremmo se tra le proposte dell’Università trovassimo meditazione buddista zen, meditazione cristiana, mistica sufi, cabala ebraica o iniziazione all’essere medium spiritista?”

Pastorino riconosce che è positivo integrare nell’ambito accademico “proposte educative complementari tratte dalle religioni e dalle tradizioni spirituali”, ma segnala che questo avrebbe senso in un contesto di laicità positiva, quando si assumono come normali le convinzioni religiose e si permette la loro presenza pubblica. Per questo, ha aggiunto, “non è onesto farle passare per ‘scienza’ o come una proposta formativa non religiosa. Non c’è chiarezza sulla questione”, visto che commenta una notizia in cui si parla di “yoga scientifico” all’UDELAR, quando alla fin fine non è altro che “una proposta spirituale evidentemente proselitistica”.

Pastorino distingue chiaramente le cose: “Se all’UDELAR ci presentano studi di campo sui benefici dello yoga, lodo l’iniziativa ed è estremamente interessante, ma se mi fanno catechesi induiste sul risveglio della coscienza, il fiorire dell’anima e la ragione per cui siamo al mondo, allora mi stanno indottrinando in una cosmovisione religiosa” – cosa che si può constatare in molte delle iniziative che si sono svolte in tutto il mondo nella Giornata Internazionale dello Yoga. Per verificarlo, basta dare un’occhiata ai mezzi di comunicazione.

Uno spazio di propaganda e captazione

La Giornata Internazionale dello Yoga è anche servita a far sì che molte sette di origine orientale (in genere induiste, ma anche quelle di stampo buddista) e anche gruppi del New Age – che includono tra le loro attività la pratica dello yoga nel suo esercizio abituale di amalgama e sincretismo – approfittassero dell’occasione per convocare e presiedere gli eventi organizzati intorno a questa Giornata. Si sono quindi visti in strade, piazze e centri movimenti controversi come la cosiddetta “Università Spirituale Mondiale Brahma Kumaris” o il gruppo Sahaja Yoga, oltre a un’innumerevole varietà di gruppi e centri seguaci di questa o quella scuola di yoga, o di questo o quel guru: Bikram Yoga, Yoga Iyengar, Sivananda Yoga… perfino un presunto yoga esseno!

Per capire e discernere il problema, bisogna tener conto di vari punti: 

– Né l’induismo né il buddismo sono religioni formalmente strutturate come tali in un raggruppamento sociale omogeneo, visto che sono formate da una grande diversità di scuole e correnti.

– La maggior parte delle sette di origine induista e buddista in Occidente ha tra le proprie attività ordinarie la pratica dello yoga. Di fatto, insieme alla reincarnazione e alla meditazione, è l’aspetto dell’orientalismo più noto e diffuso. Lo yoga è stato divulgato fuori dall’Oriente soprattutto dalla teosofia, scuola esoterica fondata alla fine del XIX secolo, e come ricorda Miguel Pastorino “anche se ci sono molti tipi di yoga, diverse scuole, correnti e stili di praticarlo, ha una visione antropologica e religiosa del mondo. Qualsiasi tipo di yoga cercherà di unire l’anima alla totalità (Brahman) o all’universo, inteso come divino”.

– L’esperienza comune ci porta a diffidare, in generale, dell’“ufficialità” di questi eventi quando sono organizzati dalle amministrazioni pubbliche (municipi e altri organi di governo regionale o locale), visto che lasciano l’organizzazione di questi atti in mano ai centri o movimenti di ogni luogo, senza discernere il carattere.

Per tutto questo, è importante essere cauti al momento di partecipare a queste attività, per quanto l’ONU possa voler dare loro un bell’aspetto. Bisogna conoscere bene quello che si fa, chi lo organizza e qual è la finalità.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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